carenza di farmacisti
21 Ottobre 2025Un’indagine dell’Università di Torino fotografa il malessere crescente tra studenti e professionisti: retribuzioni inadeguate, orari estenuanti e scarse opportunità di crescita spingono molti giovani lontano dalla farmacia, nonostante l’alto valore sociale riconosciuto al ruolo

Retribuzioni lontane dalle aspettative, carichi di lavoro elevati e scarse prospettive di carriera stanno progressivamente allontanando i giovani studenti dalla professione del farmacista. La percezione del valore sociale e relazionale del lavoro in farmacia è alta ma molti studenti sono orientati verso altri sbocchi professionali, la farmacia la sceglierebbe il 27% (ma la quota sale dopo il tirocinio). Possibili soluzioni? Aumento di stipendio per la maggioranza di studenti e collaboratori (circa il 95%) ma anche per una buona quota di titolari e direttori (75,2%). Sono alcuni dei dati che emergono da un’indagine condotta in Piemonte tra ottobre 2024 e marzo 2025 da Sara Tiziano, Paola Brusa e Francesca Baratta ricercatori dell’Università degli Studi di Torino, dipartimento di Scienza e tecnologia del farmaco, che hanno firmato un articolo pubblicato su Puntoeffe di settembre di cui riportiamo alcuni passaggi e gli spunti di riflessione proposti.
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, ricordano gli autori, entro il 2030 mancheranno all’appello circa 18 milioni di operatori sanitari, con una quota significativa rappresentata dai farmacisti. In Italia, i dati più recenti indicano una costante flessione delle immatricolazioni ai corsi di laurea in Farmacia e Ctf, accompagnata da una progressiva riduzione dei nuovi iscritti all’Albo professionale e da un incremento dei pensionamenti. L’obiettivo della ricerca, spiegano gli autori è stato “esplorare in profondità le cause della carenza di farmacisti, le percezioni sul lavoro in farmacia, le aspettative economiche e le proposte di rilancio della professione”.
Sono stati coinvolti 458 partecipanti, suddivisi tra titolari e direttori di farmacia, farmacisti collaboratori e studenti del quarto e quinto anno del corso di laurea in Farmacia dell’Università degli Studi di Torino.
La raccolta dei dati è avvenuta attraverso la somministrazione online di tre questionari distinti, calibrati sulle diverse categorie professionali con nove quesiti. Questa impostazione ha permesso di raccogliere informazioni sia quantitative, utili per misurare le tendenze generali, sia qualitative, volte a cogliere le motivazioni, le aspettative e le criticità percepite dai partecipanti.
La presenza di professionisti già inseriti nel mercato del lavoro e di studenti prossimi alla laurea ha offerto un quadro completo della situazione attuale e delle prospettive future della professione, evidenziando i principali fattori di attrazione e disaffezione, con particolare attenzione agli aspetti retributivi, formativi e organizzativi.
L’analisi dei dati raccolti ha messo in evidenza una percezione trasversalmente condivida tra i gruppi del valore sociale e relazionale della professione. “Contatto diretto con i pazienti, possibilità di contribuire attivamente alla loro salute e riconoscimento del ruolo all’interno della comunità sono aspetti considerati altamente gratificanti”.
Anche le criticità emerse sono numerose e trasversali: scarse opportunità di carriera (51,0% collaboratori, 42,9% studenti, 38,5% titolari/direttori), retribuzioni inadeguate rispetto alle responsabilità (85,1% collaboratori, 74,1% studenti, 61,5% titolari/direttori), orari di lavoro estesi e poco conciliabili con la vita privata (77,3% collaboratori, 41,5% studenti, 84,6% titolari/direttori).
Tra le cause della carenza di farmacisti percepite emergono, da un lato, la progressiva riduzione del numero di laureati, attribuita in parte alla complessità del percorso accademico e alla percezione di un limitato ritorno economico, dall’altro la crescente tendenza dei laureati a orientarsi verso altri ambiti professionali, ritenuti più attrattivi.
Un dato messo in evidenza dai ricercatori riguarda gli studenti: “Solo il 27% attribuisce il massimo grado di preferenza per il lavoro in farmacia. Tuttavia, tale percentuale mostra un incremento significativo (63%) al termine dell’esperienza di tirocinio, suggerendo – commentano - quanto l’esperienza diretta sia determinante nel fornire una rappresentazione più autentica della professione e quanto potrebbe essere utile anticipare questi momenti di contatto già nei primi anni di corso”.
Di fatto il lavoro in azienda e in farmacia sono gli sbocchi professionali con le quote più elevate dei livelli di preferenza medio-alti (dal grado 3 in su)
Tra le carriere meno interessanti (grado 0) per la maggioranza degli studenti c’è la carriera universitaria (60,5%), l’insegnante (61,2%), l’informatore farmaceutico (44,2%) l’erboristeria (71,4%).
Per tutti gli intervistati è necessario aggiornare l’offerta didattica nella formazione universitaria.
“Tra le aree da potenziare figurano l’interpretazione degli esami clinici, la gestione delle patologie minori e pediatriche. Questi elementi, se potenziati, - commentano gli autori - potrebbero rendere il percorso più aderente alla realtà della farmacia e contribuire a ridurre il divario tra formazione e professione”.
Le domande sugli aspetti retributivi hanno evidenziato uno “scollamento tra aspettative e realtà”. La fascia di compenso ritenuta adeguata a un neolaureato si colloca tra i 1.500 e i 1.900 euro netti mensili, ma dopo 10 anni di carriera le aspettative salgono collocandosi in una fascia compresa tra i 2.000 e i 2.500 euro. “Una parte degli studenti indica soglie anche superiori, sintomo di una visione idealizzata della professione, destinata a scontrarsi con i vincoli economici del settore”.
Quando infine si vanno a esplorare le strategie per contrastare la disaffezione verso la professione la leva principale indicata dal 75,2% dei titolari/direttori, dal 94,8% degli studenti e dal 97,4% dei collaboratori, è l’aumento dello stipendio.
Ma commentano i ricercatori, “come spesso emerge dai tavoli di contrattazione nazionale, stabilire un importo che sia realmente equo e sostenibile su tutto il territorio è estremamente complesso. Le marcate differenze tra le realtà locali e tra le singole farmacie rendono difficile individuare una cifra che possa soddisfare tutte le parti coinvolte e adattarsi alle diverse condizioni economiche”.
Altre strade percorribili per mitigare la carenza di personale potrebbero essere per il 28,6% degli studenti nuove figure professionali come l’assistente di farmacia, i contratti part time, interessanti per i titolari/direttori (40,2%) e per i collaboratori (44,8%), chiudere le farmacie nel weekend come indicato dal 30,9% dei collaboratori e dal 23,9% dei titolari.
I ricercatori concludono che “la crisi della professione non risiede tanto nel contenuto del lavoro, quanto nelle condizioni in cui viene svolto. Il farmacista di comunità continua a essere percepito come una figura chiave per la salute pubblica, riconosciuta e valorizzata dal punto di vista sociale. Tuttavia, per rendere la professione nuovamente attrattiva e sostenibile, è necessario intervenire sulle criticità sistemiche”. E suggeriscono un “approccio condiviso e sinergico tra istituzioni, università, rappresentanze professionali e realtà territoriali sarà possibile rafforzare, valorizzare e rilanciare una professione che oggi, più che mai, si conferma centrale per la tutela della salute pubblica”.
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