contratto di lavoro farmacisti
29 Ottobre 2025Per Federfarma lo sciopero dei farmacisti del 6 novembre indetto dai sindacati Filcams, Fisascat e Uiltucs e la “costante rigidità” delle tre sigle stanno solo rallentando le trattative e il miglioramento delle condizioni dei dipendenti di farmacia

Lo sciopero dei farmacisti proclamato per il 6 novembre e la “costante rigidità” dei sindacati di categoria sono elementi che rallentano la trattativa sul rinnovo del contratto dei dipendenti di farmacia privata e quindi il “miglioramento delle condizioni” di lavoro, inoltre, la richiesta economica avanzata sull’aumento di salario è irrealistica ma sul tavolo della trattativa ci sono anche benefit e welfare. Sono alcuni dei punti su cui arriva la replica di Federfarma all’iniziativa di mobilitazione promossa dai sindacati Filcams, Fisascat e Uiltucs che ha portato alla proclamazione di una giornata di astensione dal lavoro dei dipendenti delle farmacie. Nella giornata del 6 novembre, afferma Federfarma "i cittadini troveranno comunque le farmacie aperte”.
Lo sciopero si inserisce in un contesto di trattativa interrotta dopo la rottura, all'inizio ottobre, del tavolo negoziale sul rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale, scaduto a fine agosto 2024, e segue l’esito negativo della procedura di raffreddamento e conciliazione svoltasi il 20 ottobre. Le sigle sindacali dei dipendenti rivendicano adeguamenti retributivi, 360 euro lordi è la richiesta, in linea con l’inflazione secondo le loro stime, migliore conciliazione vita-lavoro; riconoscimento della professionalità, anche in relazione alla farmacia dei servizi; percorsi formativi volti a valorizzare le competenze del personale, sostenendo che le condizioni attuali non rispondano più all’evoluzione del ruolo e dei carichi di lavoro nelle farmacie.
Secondo l’associazione dei titolari, però, “uno sciopero e una costante rigidità stanno solo rallentando le trattative e il miglioramento delle condizioni dei dipendenti di farmacia. Pur rientrando nell'esercizio dei diritti costituzionali dei lavoratori questa ulteriore iniziativa pone nuovi ostacoli al rinnovo del contratto, rallentando le trattative che erano state riavviate e rimandando l'applicazione di nuove condizioni volte a migliorare gli aspetti economici e il livello della qualità della vita dei dipendenti di farmacia”.
Sugli aspetti economici, la nota di Federfarma ribadisce che è “irrealistica la richiesta di aumento da parte dei sindacati” e ricorda che è stata formulata una prima proposta di incremento salariale pari a 120 euro mensili, successivamente incrementata a 180 euro, “coerente con le possibilità del settore”, “per andare incontro alle richieste dei sindacati”.
Ma sul tavolo della trattativa sono state portate altre proposte e Federfarma si è dimostrata “disposta a riconoscere anche una serie di ulteriori benefit, sia in termini di servizi di welfare, sia prevedendo percorsi formativi mirati in orario di lavoro e garanzie aggiuntive in materia di maternità e infortunio”.
I sindacati, però, aggiunge Federfarma, “sono rimasti rigidamente ancorati alla richiesta di un aumento di 360 euro mensili. Una richiesta irrealistica perché insostenibile per migliaia di farmacie che garantiscono il servizio nei piccoli centri e in aree depresse”.
Ma per Federfarma è “essenziale che le condizioni economiche e normative stabilite dal Ccnl siano sostenibili per tutte le farmacie, che sono diverse tra loro, grandi e piccole, rurali e urbane, in modo da garantire la capillarità e l'efficienza della rete territoriale".
E sulla giornata di sciopero l’associazione conclude: “Occorre anche ricordare che le farmacie sono un servizio pubblico essenziale, che deve essere in ogni caso garantito. Pertanto, il 6 novembre i cittadini troveranno comunque le farmacie aperte”.
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