contratto di lavoro farmacisti
30 Gennaio 2026Intervista a Benedetta Mariani (Filcams Cgil) per un punto sui nodi ancora aperti del tavolo negoziale per il rinnovo del Ccnl dei farmacisti: salari adeguati, diritti e prospettive di carriera sono le leve per valorizzare i farmacisti collaboratori e motivarli a sostenere l’evoluzione della farmacia dei servizi

Riconoscimenti concreti sul piano dello stipendio, dei diritti e delle prospettive di carriera sono la leva decisiva per motivare i farmacisti a partecipare all’evoluzione storica della farmacia. In un contesto in cui la farmacia diventa sempre più complessa e orientata ai servizi, “il suo funzionamento continua a poggiare in larga parte sulla figura chiave dei farmacisti collaboratori”, a cui secondo i sindacati “prioritariamente spetterebbero da tempo riconoscimenti concreti”. Questi i temi toccati nell’intervista di farmacista33 a Benedetta Mariani, responsabile del Progetto Farmacie della Filcams Cgil, che fa il punto sul rinnovo del Ccnl delle farmacie private e sui nodi ancora aperti della trattativa, in vista dell’incontro del 4 febbraio fissato dopo la riapertura al confronto da parte di Federfarma.
Dopo lo sciopero del 6 novembre abbiamo parlato tanto coi lavoratori, anche del successivo lungo silenzio di Federfarma. Il 13 gennaio abbiamo riunito il Coordinamento Unitario dei delegati, per testarne gli umori e condividere i passi successivi del percorso verso il rinnovo del Ccnl.
Le aspettative sono alte, è decisamente troppo tempo che chi lavora in farmacia, (una parte sono quegli eroi del momento pandemico, ricordate?) attende riconoscimento economico e nuovi diritti per essere motivato a partecipare all’evoluzione storica della farmacia in questo momento. Se il riconoscimento non arriva, molti farmacisti cercheranno altre strade, come molti altri hanno già fatto. Le distanze con Federfarma che ci avevano portato alla rottura della trattativa erano essenzialmente sull’incremento di stipendio e sul riconoscimento dei servizi a chi li realizza.
Sull’incremento dello stipendio base noi chiediamo solo di recuperare la percentuale di potere di acquisto persa con l‘inflazione del triennio 2021/24. Questa è la richiesta che i tre sindacati confederali fanno in tutti i tavoli di trattativa, e nel lavoro privato è stata ottenuta più o meno in tutti i rinnovi di Ccnl che sono stati firmati nell’ultimo biennio.
Le cifre sono molto diverse da quelle degli anni dell’inflazione piatta seguiti alla crisi del 2008; sugli importi assoluti bisogna anche considerare il livello di riferimento di ciascun contratto, comunque per fare degli esempi la cassiera di un supermercato ha avuto un rinnovo da 240 euro nel triennio, un farmacista di parafarmacia più di 300 euro, un impiegato di banca 315 euro, la signora che pulisce la farmacia in appalto 220 euro.
Solo nei contratti del pubblico impiego, i cui rinnovi sono vincolati ai fondi stanziati dal Governo, il rinnovo 22/24 che è stato firmato già scaduto non ha recuperato l’inflazione, ma comunque stanno iniziando già ora la trattativa per il triennio 2025 /27.
Federfarma dovrebbe ricordarsi che invece in questo settore i rinnovi saltati negli ultimi 15 anni sono parecchi, per un incremento complessivo di 187 euro dal 2011 ad oggi.
La contrattazione integrativa offre strumenti anche interessanti e agevolazioni fiscali, ma per l’appunto questi strumenti possono “integrare” il potere d’acquisto che i contratti nazionali devono garantire. Comunque, la dinamica di complessità che Federfarma lamenta esserci all’interno del settore riguardo agli equilibri economici, con le diverse marginalità e i bassi fatturati di una parte delle rurali (non tutte, e non certo 6.000), si riproporrebbe invariato a ciascun tavolo con le Federfarma regionali, e anche per questo la centralità che la controparte dà a questo tema come strumento risolutivo ci lascia perplessi.
Il gruppo di lavoro sulla professionalità lo abbiamo appena fatto con Assofarm, tre incontri nel corso del mese di gennaio per provare a sciogliere i nodi negoziali sui servizi in farmacia. Federfarma invece sugli inquadramenti ha presentato alla discussione una sua proposta che prevedrebbe diverse figure di supporto al titolare/direttore. Non vorremmo ripetere l’esperienza fatta dal 2021 con l’introduzione nello scorso rinnovo del livello Q2, che avrebbe dovuto riconoscere la “carriera interna” del collaboratore, ma che poi non è stato riconosciuto a tutti quelli a cui sarebbe spettato. La farmacia diventa sempre più complessa, questo è vero, ma il suo funzionamento storico e la sua evoluzione in direzione dei servizi sono comunque fondate in larga parte sulla figura chiave dei farmacisti collaboratori, ed è quella, secondo noi, la figura a cui prioritariamente spetterebbero da tempo riconoscimenti concreti.
Come accennavo prima, dopo lo sciopero storico di novembre 2025 con 10mila camici in piazza, i collaboratori sono ancora più determinati ad andare avanti fino ad ottenere un rinnovo che finalmente li gratifichi. Tutti auspichiamo una soluzione più rapida possibile, ma è la qualità dei contenuti il primo aspetto su cui si valuta un rinnovo contrattuale. La sostenibilità delle farmacie private non si può fondare sugli stipendi più bassi che un farmacista possa avere, ormai perfino un corner parafarmacia paga stipendi sostanziosamente più alti.
La Convenzione tra farmacie e SSN è stata rinnovata a marzo 2025 e gli accordi regionali sui servizi sono in divenire, ma se questo settore non riesce ad ottenere da lì la sostenibilità per poter valorizzare il lavoro le Facoltà di Farmacia rimarranno sempre più vuote, e le farmacie avranno sempre più difficoltà a garantirsi organici di personale laureato sufficienti a sostenerne le funzioni sempre più complesse.
Il 4 febbraio andremo al tavolo per verificare unitariamente gli spazi di riavvio del confronto dopo la mobilitazione, senza interrompere comunque le iniziative a sostegno. Per noi è importante che i lavoratori e i delegati sindacali si sentano partecipi di tutto il percorso della trattativa, e a seguito dell’incontro convocheremo a breve un’assemblea nazionale unitaria per confrontarci apertamente sulla direzione da prendere, in base a quelle che saranno le disponibilità espresse da Federfarma nell’incontro del 4 febbraio. Il ragionamento sui tempi si fa sempre più pressante per tutti, ma sono i contenuti il primo elemento da valutare, te lo ribadisco.
L’Ordine rappresenta istituzionalmente la professione intera, e, come dichiara, è per legge al di fuori della contrattazione sindacale tra le parti.
Raccogliamo certo positivamente l’auspicio di Fofi di una valorizzazione dei farmacisti collaboratori. Tuttavia, il ragionamento sulla valorizzazione tramite il passaggio di comparto del contratto da “commercio” a “sanità” è un’affermazione di principio che in realtà non avrebbe nessuna conseguenza materiale, non ci è chiaro cosa cambierebbe secondo Fofi.
L’attuale contratto non è una “parte speciale del commercio” come dicono, ma è il contratto solo delle farmacie private, firmato dalla Federfarma che è l’associazione datoriale solo delle farmacie private, non ha nessun collegamento con il contratto del commercio.
Idem sarebbe se fosse classificato come “sanitario”: non sarebbe applicabile nelle farmacie alcun contratto sanitario esistente, ma sarebbe da scrivere ex novo con Federfarma, sarebbero da trattare con loro tutti gli elementi organizzativi ed economici, cioè, orari, diritti e stipendi, esattamente come adesso. Rimarrebbe un contratto di lavoro privato di una struttura che eroga servizi sanitari e in cui lavora personale sanitario, come il contratto degli Studi Professionali applicato dagli istituti d’analisi. Non avrebbe comunque alcuna attinenza con la “sanità” classicamente intesa dal punto di vista contrattuale, cioè ospedali pubblici e cliniche private.
L’ “indennità di funzione sanitaria” invece, anch’essa presente nella presa di posizione del Consiglio di Fofi, è un elemento presente nel Ccnl delle sanità pubblica, diversificato per ogni professione. Secondo noi eventualmente potrebbe essere un elemento valutabile in termini di indennità aggiuntiva all’incremento dello stipendio tabellare, magari legandola al ragionamento sul riconoscimento dei servizi, che è uno dei temi negoziali prioritari in questo rinnovo su cui il confronto con Federfarma non ha finora trovato esito.
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