farmacisti
12 Marzo 2026Nel 2025 segnalate 17.956 aggressioni contro operatori sanitari. Gli infermieri sono la categoria più colpita. Anche i farmacisti coinvolti: uno su tre ha subito almeno un episodio, per lo più verbale e da parte di pazienti. I dati diffusi in occasione della Giornata nazionale contro la violenza sugli operatori sanitari

Nel 2025 in Italia sono state segnalate 17.956 aggressioni ai danni degli operatori sanitari e sociosanitari, che hanno coinvolto oltre 23 mila professionisti. A risultare più colpiti sono soprattutto gli infermieri (55% dei casi), seguiti da medici (16%). Il fenomeno interessa anche i farmacisti: uno su tre dichiara di aver subito almeno un’aggressione nell’ultimo anno, nella maggior parte dei casi verbale e perpetrata da un paziente, e quasi sempre in farmacia. I dai sono stati diffusi dall’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie, in occasione della Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitarie, che si celebra il 12 marzo.
L’Osservatorio registra che nel 2025 gli episodi di violenza hanno coinvolto 23.367 operatori, dato superiore a quello del 2024 nonostante il lieve calo delle aggressioni segnalate. Il personale maggiormente colpito resta quello infermieristico (55%), seguito da medici (16%) e operatori sociosanitari (11%), mentre circa il 12% delle segnalazioni riguarda altre figure professionali, tra cui personale amministrativo e di front office (3%) e altre categorie come vigilanti o soccorritori (9%). Le aggressioni colpiscono in prevalenza donne, che rappresentano oltre il 60% degli operatori aggrediti, e interessano soprattutto la fascia d’età tra i 30 e i 49 anni.
Dal punto di vista territoriale il fenomeno si concentra soprattutto nelle regioni più popolose, con Lombardia, Campania, Lazio, Sicilia ed Emilia-Romagna tra quelle con il maggior numero di segnalazioni, anche se il report sottolinea che il confronto tra territori va interpretato con cautela perché i sistemi di rilevazione non sono ancora omogenei tra le Regioni.
Il documento sottolinea che la segnalazione delle aggressioni avviene su base volontaria, “il che implica che un numero più elevato di segnalazioni non corrisponde necessariamente a una maggiore incidenza del fenomeno in quella specifica area, ma piuttosto a una più attenta attività di monitoraggio. Per questo motivo, i confronti tra le diverse Regioni devono essere interpretati considerando tale aspetto”.
Nel complesso, il 97% delle segnalazioni riguarda strutture pubbliche, mentre solo il 3% proviene dal privato accreditato con il Servizio sanitario nazionale, una quota in calo rispetto al 5% dell’anno precedente, “probabilmente anche per una minore sensibilizzazione degli operatori” alla segnalazione.
Quanto alla tipologia degli episodi, le aggressioni verbali rappresentano la grande maggioranza dei casi (69%), rispetto a quelle fisiche (25%) e contro la proprietà (6%). Il report evidenzia inoltre che uno stesso episodio può coinvolgere più operatori, contribuendo ad aumentare il numero complessivo di professionisti colpiti rispetto agli eventi registrati.
Per quanto riguarda i farmacisti, i dati emergono dalla survey nazionale promossa dalla Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (Fofi) rivolta agli iscritti agli Ordini provinciali
Su 1.021 farmacisti che hanno risposto al questionario, 339 (33%) dichiarano di aver subito almeno un’aggressione negli ultimi 12 mesi, spesso anche più volte. Tra i professionisti aggrediti il 70% è rappresentato da donne e l’87% degli episodi riguarda farmacisti che lavorano sul territorio. In termini assoluti, 301 aggressioni sono avvenute in farmacia o parafarmacia e 15 in farmacia ospedaliera.
Anche per questa professione la tipologia più frequente è quella della aggressione verbale (circa l’83%), mentre risultano molto meno comuni le aggressioni fisiche (23 casi) o gli atti contro la proprietà (42). Nella maggior parte delle situazioni gli aggressori sono utenti o pazienti (282 casi), seguiti da estranei (18) e da parenti o caregiver (9).
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