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16 Marzo 2026Dalla flessibilità contributiva nelle prime fasi della carriera al rafforzamento degli strumenti di welfare per sostenere genitorialità e conciliazione lavoro-vita privata. Nell’intervista a Farmacista33 Maurizio Pace illustra le linee di rinnovamento previste per l'Enpaf

La “stagione di rinnovamento” della previdenza dei farmacisti passa dalla costruzione di un sistema capace di accompagnare i professionisti nelle diverse fasi della vita professionale, con maggiore flessibilità contributiva nelle prime fasi della carriera e un rafforzamento degli strumenti di welfare, dal sostegno alla genitorialità e alla conciliazione lavoro-vita privata alle coperture sanitarie integrative e alle misure dedicate ai giovani. L’obiettivo è rendere l’Enpaf più attrattivo per i giovani farmacisti e rafforzare il patto di fiducia tra generazioni.
Sono alcuni dei temi affrontati da Maurizio Pace, presidente dell’Enpaf, in un’intervista a Farmacista33, nella quale illustra le linee di intervento su cui l’Ente sta lavorando per rendere il sistema previdenziale più aderente alle trasformazioni della professione.
Presidente Pace, in occasione del suo insediamento ha parlato di “stagione di rinnovamento” e di rafforzamento del patto di fiducia tra generazioni. Quali sono le priorità concrete della riforma previdenziale che intende portare avanti nei prossimi mesi e con quali tempi?
Quando ho parlato di “stagione di rinnovamento” mi riferivo prima di tutto a un metodo: costruire le riforme partendo dall’ascolto della professione e dalla consapevolezza che il contesto in cui operano i farmacisti sta cambiando rapidamente.
In questi primi mesi abbiamo avviato un lavoro strutturato che ha coinvolto non il Consiglio di amministrazione e i nuovi Osservatori permanenti dedicati ai giovani, agli specializzandi e ai pensionati. Da questo confronto sono emerse alcune linee di intervento che puntano a rendere il sistema più equo e più aderente alle diverse fasi della vita professionale.
Le proposte di modifica del Regolamento di previdenza, già esaminate dal Consiglio di amministrazione, si muovono su più direttrici. Da un lato prevedono misure di carattere perequativo, come interventi specifici per gli specializzandi, in favore dei quali è previsto un alleggerimento del carico contributivo e per i pensionati che rimangono iscritti all’Enpaf; dall’altro introducono strumenti che consentono agli iscritti di rafforzare nel tempo la propria posizione previdenziale, attraverso meccanismi di reintegro contributivo e valorizzazione della contribuzione volontaria.
Si tratta di un primo passo di un percorso più ampio di aggiornamento del sistema. Tutte le proposte saranno sottoposte il 22 aprile all’approvazione del Consiglio Nazionale e, successivamente, trasmesse ai Ministeri vigilanti per l’approvazione definitiva. In caso di esito positivo, le nuove misure potranno entrare in vigore già dal 2027.
La direzione di fondo è chiara: mantenere la solidità del sistema previdenziale dell’Enpaf e, allo stesso tempo, adattarlo ai cambiamenti della professione, rafforzando quel patto di fiducia tra generazioni che rappresenta la base di ogni sistema previdenziale.
Ha parlato di revisione dei criteri di calcolo delle pensioni. Per gli iscritti, in termini concreti, cosa potrebbe cambiare rispetto all’attuale sistema? E con quali garanzie di sostenibilità?
Il sistema previdenziale dell’Enpaf è storicamente fondato su un modello a prestazione definita: a un determinato livello di contribuzione corrisponde un coefficiente pensionistico prestabilito. È un sistema che negli anni ha garantito stabilità e sostenibilità, ma che oggi deve confrontarsi con trasformazioni demografiche e professionali importanti.
Quando parliamo di revisione dei criteri di calcolo non intendiamo mettere in discussione gli equilibri del sistema, ma piuttosto valutare possibili evoluzioni che rendano la previdenza ancora più coerente con le dinamiche della professione e con i percorsi lavorativi delle nuove generazioni. La previdenza, per sua natura, richiede scelte responsabili e tempi di elaborazione adeguati. Per questo il percorso sarà graduale e basato su analisi solide, con l’obiettivo di rafforzare il sistema senza alterarne la stabilità.
È un percorso che stiamo affrontando con attenzione, ma con uno sguardo pratico: vogliamo valutare soluzioni che rafforzino la posizione previdenziale degli iscritti, valorizzando anche le forme di contribuzione volontaria e la previdenza complementare. In questo modo ciascun collega potrà integrare e potenziare la propria futura pensione, costruendo una tutela più solida e personalizzata, senza compromettere l’equilibrio complessivo del sistema.
In uno scenario segnato da invecchiamento e calo demografico, quali sono oggi i principali fattori di equilibrio del sistema e dove vede le criticità da monitorare?
L’invecchiamento della popolazione e il calo delle nascite rappresentano una delle trasformazioni più profonde che stanno interessando tutti i sistemi di welfare e previdenza. Oggi viviamo più a lungo – ed è una conquista importante – ma nello stesso tempo le generazioni che entrano nel mondo del lavoro sono progressivamente meno numerose. Questo cambia inevitabilmente il rapporto tra popolazione attiva e pensionati su cui si fondano tutti i sistemi previdenziali.
Per quanto riguarda l’Enpaf, il sistema mantiene oggi fattori di equilibrio solidi: una gestione finanziaria attenta e lungimirante, una buona tenuta della base contributiva e un patrimonio che consente di guardare con serenità al medio-lungo periodo. Tuttavia, sarebbe un errore considerare questi equilibri come acquisiti una volta per tutte. Le dinamiche demografiche richiedono una capacità costante di adattamento.
Per questo stiamo lavorando lungo alcune direttrici strategiche. La prima riguarda l’attenzione alle nuove generazioni di farmacisti, perché la sostenibilità di un sistema previdenziale dipende anche dalla sua capacità di accompagnare l’ingresso dei giovani nella professione. La seconda è il rafforzamento delle politiche di welfare, con interventi concreti e mirati a sostegno della genitorialità e della conciliazione tra vita e lavoro – basti pensare allo stanziamento di ulteriori risorse che abbiamo destinato a queste misure anche per il 2026. La terza riguarda la diffusione di una maggiore cultura previdenziale, valorizzando gli strumenti che consentono agli iscritti di costruire nel tempo una tutela pensionistica più adeguata.
In buona sostanza, la sfida demografica non si affronta con una singola misura, ma con una visione di lungo periodo che tenga insieme sostenibilità del sistema e attenzione alle diverse fasi della vita professionale. È su questo equilibrio che si costruisce il futuro della previdenza.
Un tema centrale è quello della base contributiva. Stiamo assistendo a un calo legato delle immatricolazioni in Farmacia. Che impatto ha avuto sul numero degli iscritti all’Enpaf? E che impatto ha questo andamento sulle prospettive di lungo periodo dell’Ente?
La base contributiva è uno degli indicatori più importanti per valutare la solidità prospettica di un sistema previdenziale. Nel caso dell’Enpaf negli ultimi anni il numero degli iscritti ha mostrato una buona tenuta, pur in un contesto generale in cui le dinamiche demografiche e l’andamento delle immatricolazioni universitarie alle facoltà di Farmacia meritano attenzione.
Il tema del ricambio generazionale resta centrale. Il calo demografico e le trasformazioni del mercato del lavoro rendono necessario monitorare l’andamento degli accessi alla professione e il rapporto tra nuove iscrizioni e pensionamenti. È una dinamica che riguarda tutte le professioni ordinistiche e che richiede una visione di lungo periodo.
Proprio per questo l’Enpaf sta investendo con maggiore decisione sulle politiche rivolte ai giovani farmacisti, a partire dalle iniziative di welfare dedicate alle prime fasi della carriera professionale. In particolare, il Consiglio di amministrazione ha adottato la prima misura concreta, stanziando 150.000 euro per il 2026 a sostegno degli specializzandi. Rafforzare il legame tra l’Ente e le nuove generazioni significa non solo sostenere i professionisti di domani, ma anche consolidare nel tempo la base contributiva e quindi la stabilità del sistema previdenziale.
Avete istituito tre Osservatori permanenti e confermato il sostegno economico agli specializzandi. Quali interventi strutturali pensa siano necessari per rendere l’Enpaf più attrattivo per gli under 35?
Rendere l’Enpaf più vicino alle nuove generazioni e sensibilizzarle sui temi della previdenza e del welfare è una priorità di questo mandato. Il sostegno agli specializzandi rappresenta un primo passo in questa direzione. Abbiamo già previsto risorse dedicate e proposto alcune modifiche regolamentari per rendere il sistema contributivo più coerente con la condizione di chi sta completando il proprio percorso formativo.
Ma la vera sfida è più ampia. Siamo consapevoli che per rendere l’Enpaf più attrattivo è necessario costruire un sistema previdenziale e di welfare capace di accompagnare i farmacisti nelle diverse fasi della vita professionale: dall’ingresso nel mercato del lavoro, alla costruzione di una stabilità occupazionale, fino alle scelte familiari.
Questo significa lavorare su più fronti: flessibilità contributiva nelle prime fasi della carriera, strumenti di welfare che favoriscano la conciliazione tra lavoro e vita privata, iniziative che rafforzino la cultura previdenziale tra i giovani professionisti.
L’ampliamento del contributo alla genitorialità e l’aumento delle risorse per il welfare integrato rappresentano un investimento significativo. Si tratta di interventi di sostegno sociale o fanno parte di una strategia più ampia per contrastare l’invecchiamento della platea e rafforzare il patto generazionale?
Le due dimensioni sono strettamente collegate. Gli interventi a sostegno della genitorialità hanno certamente una funzione sociale importante, perché accompagnano i professionisti in una fase della vita particolarmente impegnativa. Ma allo stesso tempo fanno parte di una visione più ampia del ruolo che una Cassa professionale può e deve svolgere oggi.
Il nostro Paese sta attraversando una fase di forte trasformazione demografica: il tasso di natalità è sceso a 1,18 figli per donna, il livello più basso mai registrato, mentre aumenta l’aspettativa di vita della popolazione. Questo significa che il rapporto tra generazioni cambia e che diventa fondamentale per un Ente come il nostro rafforzare politiche che sostengano i giovani e favoriscano condizioni di maggiore stabilità professionale e familiare.
In questo contesto si inserisce il contributo alla genitorialità, che abbiamo deciso di rifinanziare e ampliare per il 2026, anche alla luce del buon riscontro registrato tra gli iscritti. Non è un intervento isolato, ma parte di un sistema più ampio di welfare che comprende, ad esempio, le coperture sanitarie integrative, i contributi per asili nido e scuole dell’infanzia e le misure di conciliazione vita-lavoro. L’obiettivo è costruire un welfare professionale solido, che consentirà anche di rafforzare il senso di appartenenza alla comunità professionale.
È stato confermato anche per il 2026 lo stanziamento a sostegno degli specializzandi, con contributi differenziati in base alla condizione lavorativa. Che messaggio vuole dare ai giovani farmacisti che guardano all’Enpaf non solo come ente previdenziale ma come partner nel percorso professionale?
L’Enpaf riconosce e sostiene il loro impegno: gli specializzandi sono una risorsa fondamentale per il sistema sanitario e per la professione. Il loro percorso è impegnativo e richiede dedizione: devono conciliare tirocinio, lezioni universitarie ed esami.
Confermare e differenziare i contributi a favore di questa categoria significa fornire strumenti di supporto mirati, che tengano conto delle diverse condizioni di lavoro e della fase della carriera. Il nostro obiettivo non è solo sostenere economicamente gli iscritti, ma accompagnarli nella costruzione della propria posizione previdenziale, creando un percorso coerente tra formazione, attività professionale e tutela futura.
Gli investimenti nelle misure di welfare dedicate agli specializzandi non sono solo aiuti economici, ma segnali di fiducia: investire nella formazione dei giovani significa investire nella solidità del sistema previdenziale stesso.
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