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contratto di lavoro farmacisti

02 Aprile 2026

Ccnl farmacie, senza miglioramenti farmacisti pronti a cambiare lavoro. La survery di Filcams

Un sondaggio realizzato da Filcams Cgil in Sicilia tra farmacisti dipendenti rileva un diffuso malessere professionale: dalle risposte raccolte si evidenzia una quota significativa di lavoratori pronta a prendere in considerazione un cambio di occupazione in assenza di miglioramenti contrattuali. I risultati illustrati a farmacista33 dalle delegate sindacali

di Simona Zazzetta


Ccnl farmacie, senza miglioramenti farmacisti pronti a cambiare lavoro. La survery di Filcams

C’è una quota “allarmante” di farmacisti dipendenti pronta a cambiare lavoro, o quantomeno a prendere seriamente in considerazione questa opzione, se la contrattazione non porterà miglioramenti significativi alle condizioni di lavoro in tempi ragionevoli. È quanto emerge da un sondaggio promosso dalla Filcams Cgil a partire dalla Sicilia. Secondo i primi dati, elaborati sulla base delle risposte dei farmacisti siciliani, il 27,9% dei farmacisti interpellati ritiene che cambierebbe “sicuramente” lavoro e un ulteriore 31,1% che “probabilmente” lo farebbe, per un totale del 59% di professionisti orientati a lasciare la farmacia in assenza di progressi sul piano contrattuale, cui corrisponde un 98% che ritiene lo stipendio inadeguato alla professionalità richiesta dalla farmacia attuale. A raccontare i risultati dell’indagine a Farmacista33 sono le farmaciste e delegate Filcams Angela Cavallaro e Simona Otello, che hanno promosso la raccolta dei dati e li hanno poi elaborati

Riconoscere la professionalità del farmacista per valorizzare la farmacia

La rilevazione è stata condotta nel mese di febbraio su 560 farmacisti dipendenti operanti in Sicilia, raggiunti attraverso un questionario online volto a valutare la situazione lavorativa attuale e le prospettive future della categoria.

“La domanda centrale – spiegano a Farmacista33 – è stata focalizzata sui progetti futuri dei colleghi a seguito degli esiti della contrattazione con Federfarma per il rinnovo del Ccnl. Quello che è emerso che, se non ci saranno miglioramenti significativi, il 59% dei farmacisti “sicuramente” o “probabilmente” prenderà in considerazione di cambiare lavoro. Stiamo parlando di più della metà del campione”.

Secondo quanto riferito dalle curatrici del sondaggio, il quadro è significativo considerando anche le risposte intermedie. “Se a questa quota aggiungiamo chi ha risposto “forse” arriviamo all’80,1% di farmacisti che non escludono un cambio di lavoro. C’è solo un 5,9% che esclude categoricamente questa possibilità”.

 “Questi dati allarmanti sono un primo sintomo di deterioramento della farmacia stessa - sottolinea Cavallaro - se da un lato la si propone come presidio di continuità assistenziale, dall’altro lato si continua a non riconoscere la figura del farmacista collaboratore, che ogni giorno al banco è il primo anello di collegamento tra sistema salute e cittadini. Noi, che la farmacia la viviamo, vorremmo vederla crescere insieme a chi ogni giorno mette a disposizione competenza, passione e professionalità.
Federfarma secondo noi dovrebbe iniziare a dialogare con i sindacati che rappresentano i farmacisti collaboratori con un'apertura diversa, invece di alzare un muro di indifferenza, perché questo a breve termine si potrebbe ritorcere direttamente contro la salute dei cittadini. La capacità delle farmacie di dare risposte ai loro bisogni di salute, infatti, si fonda in gran parte sulla professionalità dei collaboratori”.

Adeguatezza della retribuzione e benessere lavorativo

Un elemento esplorato dall’indagine è la questione retributiva: “Questo aspetto rappresenta il principale fattore di criticità – spiegano le farmaciste - Il 65 % degli intervistati si dichiara non soddisfatto dello stipendio e il 30,9% poco soddisfatto, mentre appena lo 0,5% si dice molto soddisfatto. Complessivamente, oltre nove farmacisti su dieci (95,9% ndr.) esprimono quindi un livello di soddisfazione basso o nullo rispetto alla retribuzione percepita”.

Un altro aspetto sondato è la percezione sull’adeguatezza dello stipendio rispetto alla professionalità richiesta: “Qui la criticità è ancora più netta – commentano - il 57,9% lo considera assolutamente inadeguato e il 40,2% inadeguato, per un totale del 98,1% di valutazioni negative. Questo evidenzia una percezione diffusa di svalutazione professionale che incide sulla motivazione e sul senso di appartenenza alla professione”.

Anche sul fronte del benessere lavorativo emergono criticità: “Alla domanda sulla serenità nel ruolo che svolge nella farmacia, il 17% degli intervistati si dichiara non sereno affatto e il 40,4% poco sereno, mentre solo il 6,6% si definisce molto sereno. Questo significa che oltre la metà dei farmacisti, il 57%, si sente poco o per nulla sereno nello svolgere il proprio lavoro – osservano - e questo ha inevitabilmente ricadute, sia sul benessere psicologico dei professionisti sia sulla qualità del servizio offerto ai cittadini”.

Anzianità ed esperienza: criticità trasversali

L’elaborazione dei dati ha previsto anche un’analisi incrociata su fasce di età e di anzianitàlavorativa: “Quello che emerge è che l’intenzione di cambiare lavoro è trasversale a tutte le fasce di esperienza. Abbiamo inoltre rilevato una prevalenza significativa anche tra i professionisti con maggiore anzianità di servizio. Quindi non si tratta solo di giovani all’inizio della carriera - precisano le farmaciste - ma di farmacisti con anni di esperienza, spesso tra i cinque e i 10 anni e oltre, quindi professionisti strutturati ed esperti, che valutano concretamente la possibilità di lasciare la farmacia privata se non cambieranno le condizioni contrattuali”. 
Sulla rilevanza complessiva dei dati emersi chiosa Otello “Questi numeri non ci sorprendono, ma non possiamo non parlarne. Siamo farmacisti con anni di esperienza sul campo, e sappiamo fin troppo bene cosa significa reggere un servizio essenziale con contratti fermi. La soddisfazione professionale non è un lusso: è la condizione minima perché un professionista sanitario si senta parte di un sistema che vale la pena sostenere. Un 60% che guarda altrove non è un capriccio collettivo, è la risposta silenziosa a anni di contratti inadeguati e riconoscimento negato. Federfarma porta avanti la narrazione delle farmacie in difficoltà per giustificare il blocco degli aumenti, ma ci chiediamo: quanto andrebbero in difficoltà le farmacie senza un farmacista collaboratore al banco? Ignorare questi segnali significherebbe trasformare un allarme inascoltato in una tragedia evitabile. Lo ripetiamo chiaramente: perdere farmacisti esperti non è un danno solo per chi li perde, ma è un danno per le farmacie, per chi le gestisce e soprattutto per i cittadini che ogni giorno vi entrano cercando una risposta per la propria salute. Federfarma ha ancora il tempo di evitarlo. La domanda è se ha la volontà di farlo. I pazienti meritano farmacisti motivati. E i farmacisti meritano un contratto degno.”

In aumento adesioni al sindacato 

“Il malessere emerso dal sondaggio in Sicilia non lascia dubbi - commenta Elisa Camellini Segretaria Generale Filcams Cgil Sicilia. – Ma un altrettanto significativo segnale lo registra anche Filcams Cgil con l’aumento esponenziale delle iscrizioni al sindacato di categoria e della volontà di svolgere un ruolo di rappresentante sindacale tra chi si è iscritto. L’adesione allo scorso sciopero nazionale del 6 novembre scorso è stata alta come pure la partecipazione di un nutrito gruppo di lavoratori e lavoratrici delle farmacie che partiranno dalla Sicilia alla volta di Roma per lo sciopero nazionale proclamato per il 13 aprile prossimo. Questi, per noi, sono chiari indicatori di una presa di coscienza. Siamo di fronte ad un lavoro che richiede oltre alla laurea, costanti e continui aggiornamenti, la capacità di saper leggere i bisogni delle persone che entrano nelle farmacie come primo presidio sanitario, anche alla luce dell’evoluzione della stessa farmacia attraverso la riforma che prevede lo sviluppo della farmacia dei servizi. Per queste ragioni – conclude Camellini - la conquista del riconoscimento della professionalità e del giusto salario può trovare risposta unicamente nel rinnovo del Ccnl scaduto da troppo tempo e sul quale pesa enormemente la chiusura di Federfarma, che non vuole comprendere le difficoltà delle lavoratrici e dei lavoratori delle farmacie private e la loro volontà di ridare la giusta dignità a un lavoro così importante, per loro e per le cittadine e i cittadini che quotidianamente entrano nelle farmacie”. 

TAG: CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DI LAVORO (CCNL), RINNOVO DEL CONTRATTO

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