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25 Maggio 2026

Farmacie tra burocrazia e crisi professionale. Lettera alla Redazione: inaccettabile il progressivo svilimento della professione

In una lettera, Andrea Bartolozzi Bernardini Presidente Sunifar Grosseto denuncia il crescente peso della burocrazia nelle farmacie, la perdita del ruolo sanitario del farmacista territoriale, le difficoltà delle farmacie rurali e la fuga dei giovani dalla professione. Al centro anche la carenza di personale e il rischio di uno “svuotamento” della professione.

di Redazione Farmacista33


Farmacie tra burocrazia e crisi professionale. Lettera alla Redazione: inaccettabile il progressivo svilimento della professione

Il crescente peso della burocrazia nelle farmacie, la progressiva trasformazione del farmacista in un “esecutore di pratiche amministrative”, il tempo da dedicare alla consulenza professionale e la carenza di farmacisti collaboratori, le difficoltà delle farmacie rurali e la fuga dei giovani dalla professione sono al centro della lettera firmata da Andrea Bartolozzi Bernardini, farmacista titolare di farmacia rurale sussidiata, presidente Sunifar provincia di Grosseto inviata alla redazione di farmacista33. Ne pubblichiamo il contenuto integrale

“Scrivo questa lettera non soltanto come farmacista, ma come persona cresciuta dentro una farmacia, immerso fin dall’infanzia nella cultura del servizio farmaceutico, della responsabilità professionale e del rispetto verso una professione che per decenni ha rappresentato un presidio sanitario essenziale per la popolazione.
Sono laureato in Farmacia, titolare di farmacia rurale sussidiata, ed ho svolto per anni anche il ruolo di direttore tecnico di importanti distributori di medicinali fra Grosseto e Firenze. Ma soprattutto sono figlio di un uomo che ha dedicato la vita alla farmacia italiana, ricoprendo per molti anni ruoli di responsabilità nella rappresentanza professionale (presidente Federfarma Grosseto per 25 anni e Vicepresidente Urtofar), nell’Ordine e negli organismi di vigilanza della categoria. Io sono letteralmente cresciuto in farmacia.

Non avendo nonni vicini, passavo intere giornate nel retrobottega della farmacia dei miei genitori, seduto su una coperta in magazzino mentre mia madre lavorava al banco e mio padre affrontava quotidianamente i problemi della professione. Ho visto da vicino cosa significhino il sacrificio, il senso di responsabilità e il rapporto umano con i pazienti. Ed è proprio per questo che oggi non riesco più ad accettare in silenzio il progressivo svilimento della professione del farmacista.

Cresce il peso della burocrazia in farmacia

Le scelte che vengono imposte alle farmacie, specialmente in Toscana, stanno ormai superando ogni limite di ragionevolezza.
Farmacisti laureati, professionisti sanitari altamente qualificati, con responsabilità civili e penali enormi, vengono costretti a trascorrere ore della propria giornata:

  • stampando promemoria da SMS;
  • svolgendo attività burocratiche prive di reale valore sanitario;
  • gestendo operazioni CUP;
  • affrontando procedure informatiche sempre più invasive;
  • sopperendo a carenze organizzative del sistema sanitario.

Nel frattempo, il farmacista viene progressivamente sottratto alla propria vera funzione:

  • consulenza professionale;
  • farmacovigilanza;
  • controllo terapeutico;
  • assistenza sanitaria territoriale;
  • rapporto umano con il paziente.

E si raggiungono ormai livelli di totale incoerenza organizzativa. Da un lato si continua ad attribuire alle farmacie compiti sempre più amministrativi e para-burocratici, arrivando persino a parlare, almeno in Toscana, della consegna e del ritiro dei kit per la ricerca del sangue occulto nelle feci.
Dall’altro, quando un paziente necessita realmente di un farmaco complesso ed essenziale - come, ad esempio, linezolid o benzilpenicillina - il farmacista territoriale viene completamente esautorato, ed il cittadino è spesso costretto a rivolgersi alle farmacie ospedaliere.
È una contraddizione incomprensibile. Si pretende di trasformare le farmacie in sportelli amministrativi multifunzione, ma contemporaneamente si sottrae loro la possibilità di svolgere pienamente il proprio ruolo sanitario e professionale.
Questa non è valorizzazione della farmacia territoriale. È il progressivo svuotamento della sua identità sanitaria. La situazione è ormai evidente a chiunque lavori realmente nelle farmacie.

Carenza di farmacisti e fuga dei giovani dalla professione

Manca personale farmacista ovunque. Le farmacie rurali fanno enormi difficoltà a reperire collaboratori. Sempre più giovani farmacisti non vogliono più lavorare in farmacia, e sinceramente è difficile dar loro torto.

Chi entra oggi in una farmacia vede un ambiente schiacciato dalla burocrazia, dalla pressione amministrativa e dalla perdita progressiva della dignità professionale.

Sempre più colleghi scelgono altri percorsi:

  • industria;
  • insegnamento;
  • informazione scientifica;
  • concorsi pubblici;
  • qualunque attività che consenta loro di non trasformarsi in meri esecutori di pratiche burocratiche.

Il problema più grave è che questa deriva sembra essere stata ormai normalizzata. Si continua ad accettare qualunque nuovo carico operativo imposto alle farmacie senza una reale opposizione politica e sindacale. Non si può continuare a chiedere alle farmacie di assorbire funzioni improprie senza interrogarsi sulle conseguenze devastanti che ciò avrà sul futuro della professione.

Le difficoltà delle farmacie rurali

Nelle aree rurali la situazione è ancora più grave. Le farmacie rurali rappresentano spesso l’unico presidio sanitario realmente accessibile per migliaia di cittadini, eppure vengono continuamente gravate da incombenze che sottraggono tempo, energie e risorse all’assistenza sanitaria vera. Occorre avere il coraggio di dirlo chiaramente: la professione del farmacista non può essere ridotta ad un terminale burocratico del sistema sanitario. 
Perché una professione sanitaria che perde dignità perde inevitabilmente anche il proprio futuro. E se continuiamo su questa strada, presto non avremo più professionisti motivati da mettere dietro al banco delle farmacie. Il malessere della categoria è reale, profondo e crescente, un esempio è fornito dagli scioperi dei dipendenti, ma ancora più grave l'esempio della vendita sempre più crescente delle farmacie a favore dei grandi capitali.
Ignorarlo oggi significa assumersi una responsabilità enorme verso il futuro della farmacia italiana.
Con amarezza, ma anche con il dovere morale di chi questa professione la vive da una vita”.

Andrea Bartolozzi Bernardini 
Farmacista titolare di farmacia rurale sussidiata
Presidente Sunifar provincia Grosseto
Vicepresidente Federfarma delega rurali provincia Grosseto

TAG: FARMACIE RURALI, FARMACISTA, CARENZA DI FARMACISTI

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