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contratto di lavoro farmacisti

17 Giugno 2026

Carenza di farmacisti. Non titolari: rinnovo del contratto è la risposta alla fuga dalla professione

In un'intervista a Farmacista33 il nuovo presidente del Conasfa Lino Gorrasi indica nel rinnovo del contratto nazionale dei farmacisti uno degli strumenti principali per rendere la professione più attrattiva e fermare la fuga dalla professione. Tra i temi affrontati anche la valorizzazione del farmacista collaboratore, il riconoscimento delle nuove competenze.

di Simona Zazzetta


Carenza di farmacisti. Non titolari: rinnovo del contratto è la risposta alla fuga dalla professione

Un nuovo contratto con un adeguamento economico delle retribuzioni, modelli organizzativi più flessibili che favoriscano la conciliazione tra vita e lavoro e percorsi di carriera strutturati sono le leve su cui intervenire per contrastare la crescente difficoltà delle farmacie nel reperire e trattenere farmacisti collaboratori, fenomeno che negli ultimi anni ha contribuito a determinare una carenza di professionisti sul mercato del lavoro e una minore attrattività verso il corso di laurea in Farmacia. Lo afferma il neopresidente nazionale del Conasfa Lino Gorrasi in un'intervista a Farmacista33.
Gorrasi individua nel rinnovo del contratto uno degli strumenti principali per rendere la professione più attrattiva e fermare la fuga dalla professione. Tra i temi affrontati anche la valorizzazione del farmacista collaboratore, il riconoscimento delle nuove competenze richieste dalla farmacia dei servizi, la necessità di costruire percorsi professionali più articolati e la redistribuzione del valore generato dalle nuove attività svolte in farmacia.

Dottor Gorrasi la sua nomina raccoglie un bagaglio di esperienze significativo delle precedenti presidenze. Quali sono le priorità del suo mandato e del suo consiglio direttivo?

La priorità è rimettere il farmacista collaboratore al centro del sistema salute, non come figura accessoria o come costo da ottimizzare ma come professionista indispensabile per il funzionamento della farmacia perché senza il farmacista collaboratore la farmacia non può esistere.

Le priorità sono tre: ottenere un riconoscimento professionale concreto, migliorare la sostenibilità delle condizioni di lavoro e lavorare affinché una parte del valore generato dalla farmacia dei servizi venga riconosciuta anche ai farmacisti collaboratori. 

La carenza di farmacisti continua a essere una delle principali criticità del settore. Quali potrebbero essere le strade per rendere la professione più attrattiva?

Oggi il tema non è solo attrarre nuovi professionisti, ma anche trattenere quelli che già lavorano. Le cause sono diverse e riguardano aspetti strutturali del lavoro. I turni sono spesso impegnativi, gli orari si sono estesi con l'introduzione delle aperture continuate e non è raro dover ricorrere agli straordinari. Tutto questo può rendere più difficile la conciliazione con la vita familiare e personale.
Un altro tema centrale è quello delle retribuzioni: gli stipendi non hanno seguito l'aumento del costo della vita né l'ampliamento delle mansioni e delle responsabilità attribuite ai farmacisti negli ultimi anni.
A questo si aggiunge una limitata possibilità di crescita professionale. In molte professioni esistono percorsi e livelli differenziati, mentre in farmacia le prospettive sono ancora molto ridotte: nella maggior parte dei casi le figure di riferimento restano quelle del collaboratore e del direttore.
Il livello Q2 è stato inserito nel contratto ma la sua applicazione resta limitata. Riteniamo necessario intervenire non solo sull’adeguamento economico delle retribuzioni, ma anche su modelli di lavoro più flessibili e percorsi di carriera realmente strutturati. Sono elementi che possono contribuire a trattenere i professionisti che già lavorano in farmacia e a rendere la professione più attrattiva per le nuove generazioni.



Quali sono i modelli di sviluppo professionale che immaginate per il farmacista del futuro? Come si dovrebbe sviluppare il suo percorso di carriera?

Oggi la struttura professionale è piuttosto piatta e questo rischia di generare frustrazione in chi non vede prospettive di crescita. Il farmacista svolge molte attività differenti, ma spesso senza che queste competenze siano realmente riconosciute.
Ci sono parecchie cose che il farmacista deve fare. Attualmente tutti i farmacisti fanno un po’ di tutto mentre potrebbero esserci delle differenziazioni che valorizzino ruoli specifici, ad esempio nella gestione dei servizi, nella telemedicina, nella prevenzione, nella nutrizione, nella dermocosmesi o nel coordinamento delle attività di farmacia. Competenze che già esistono nella pratica quotidiana ma che potrebbero essere riconosciute e contrattualizzate.
Per raggiungere questo obiettivo è necessario lavorare in collaborazione con tutte le componenti della professione e con le istituzioni.

Veniamo alla farmacia dei servizi, modello consolidato da sperimentazione quadro normativo stabile. Come dovrebbe essere valorizzato il contributo dei collaboratori rispetto alle nuove responsabilità?

La farmacia dei servizi rappresenta una conquista importante e uno strumento importantissimo per il sistema sanitario e il farmacista ha dimostrato di saper assumere nuove responsabilità, dai vaccini agli screening fino alla telemedicina.
Il problema è che il farmacista che, per esempio, effettua telemedicina ha delle responsabilità, che non vengono remunerate in modo adeguato e diretto. Secondo noi dovrebbe esistere una sorta di tabella, come c’è in altre professioni, legata alle attività che si svolgono. In farmacia, il farmacista deve fare tutto ma dovrebbe esserci un legame più diretto tra retribuzione dell'atto e le mansioni svolte. A ogni attività aggiuntiva dovrebbe corrispondere una valorizzazione proporzionata alle competenze e alle responsabilità richieste. 
La farmacia dei servizi è un valore aggiunto per il Servizio sanitario nazionale, ma una parte del valore che genera dovrebbe essere redistribuita anche ai professionisti che la rendono possibile.

Arriviamo al contratto. Quali sono gli aspetti più importanti e imprescindibili per il rinnovo del Ccnl?

La conciliazione tra vita e lavoro, l'aspetto economico, un welfare strutturato, la formazione continua e il riconoscimento delle attività che fanno parte del lavoro professionale sono tutti temi che devono trovare spazio nel rinnovo contrattuale.

Più in generale, il contratto può diventare uno strumento importante di fidelizzazione della professione, mentre oggi rappresenta un elemento che spesso non attrae. Per questo è fondamentale arrivare a un accordo che riconosca in modo adeguato la professionalità e l'impegno richiesti ai farmacisti. Il valore economico, infatti, rappresenta anche una forma di riconoscimento del ruolo svolto. Negli ultimi anni molte categorie professionali hanno ottenuto aumenti significativi, mentre i farmacisti non hanno visto un analogo adeguamento.

Lavorare al rinnovo significa quindi costruire insieme una risposta a un malcontento che oggi è evidente. I farmacisti collaboratori si stanno avvicinando sempre di più alle organizzazioni sindacali e hanno partecipato a iniziative di mobilitazione che in passato erano molto rare. È il segnale che esiste un disagio diffuso e che servono risposte concrete.

Il nuovo contratto può contribuire a rendere il lavoro in farmacia più attrattivo, migliorare l'organizzazione delle attività e la qualità del servizio offerto ai cittadini. C'è bisogno di una riflessione complessiva sul numero di professionisti necessari, sulla classificazione dei ruoli, sulle mansioni e sui percorsi di crescita professionale. Da qui bisogna partire, insieme a due temi che restano centrali: la conciliazione vita-lavoro e una retribuzione adeguata alle responsabilità e al ruolo ricoperto.

TAG: RINNOVO DEL CONTRATTO, CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DI LAVORO (CCNL), CONASFA

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