carenza di farmacisti
05 Novembre 2026Riconoscere le responsabilità dei farmacisti, costruire percorsi di crescita e favorirne il coinvolgimento nell’attività e nelle rappresentanze: a FarmacistaPiù il confronto sul patto intergenerazionale ha raccolto esperienze e proposte. Tra le indicazioni, contratti di rete, ingresso nelle società e condivisione dei risultati.

Il futuro della farmacia passa dalla capacità di valorizzare i farmacisti collaboratori e rendere attrattiva la professione attraverso retribuzioni coerenti con le responsabilità, opportunità di carriera e spazi di partecipazione passando dal rinnovo del contratto quale strumento che può integrare alcune di queste esigenze. Questi i temi emersi a FarmacistaPiù 2026 dal Tavolo tematico dedicato al patto intergenerazionale e che hanno trovato eco nella sessione plenaria, dall’intervento del presidente di Federfarma Marco Cossolo, che ha indicato nei collaboratori “la più grande risorsa della farmacia”.
I lavori del tavolo tematico sono stati introdotti da Michele Ciccolella, consulente formatore, che ha richiamato il cambiamento delle aspettative delle nuove generazioni: “Il rapporto e l’equilibrio fra vita privata e vita professionale diventa l’asset fondamentale in base al quale decidere non solo una carriera professionale, ma anche di accedere a un certo ambito professionale rispetto a un altro”. Un cambiamento che richiede di comprendere le aspettative delle nuove generazioni anche nell’organizzazione del lavoro: "Più che non voler lavorare, hanno un’idea del lavoro evidentemente diversa dalle generazioni precedenti”. Da queste premesse si aperto un dibattito partecipativo: ecco un punto su alcuni degli argomenti portati all'attenzione.
Il rinnovo del contratto e il riconoscimento economico sono stati stato i punti centrali del dibattito. Lo ha ricordato Federica Faccitondo segretaria Fenagifar e coordinatrice del tavolo: “Finché non c’è un riconoscimento economico e anche a livello di carriera, cioè un riconoscimento dei ruoli all’interno della farmacia, il nostro lavoro diventa demotivante”. Anche il presidente dell’Ordine dei farmacisti di Forlì-Cesena Alessandro Malossi, richiamando le richieste che arrivano dai colleghi ha detto che “ciò che lamentano quando ci chiamano è il rinnovo del contratto di lavoro, soprattutto alla luce del contratto rinnovato da Assofarm. Questo è il primo punto da affrontare. la prospettiva economica è la più importante”.
Per il presidente Fenagifar Francesco Ferro Russo, l’aumento retributivo deve accompagnarsi a una riflessione sulla struttura: “La retribuzione va assolutamente aumentata, adeguata. La difficoltà che ha la farmacia come struttura è trovare un punto di equilibrio tra la legittima gratificazione del professionista e la sostenibilità della struttura farmacia”.
Sul tema si è espresso il presidente Cossolo dal parterre della plenaria: “Il contratto va corretto. Soprattutto su un punto: c'è troppa poca differenza di remunerazione tra il collega farmacista laureato e il collaboratore non farmacista. Questa è la prima grossa iniquità che non c'è in nessun'altra professione. Questo è il primo punto qualitativo sul quale bisogna mettersi d’accordo: i nostri collaboratori farmacisti meritano una remunerazione significativamente più alta perché hanno responsabilità maggiori”.
Altro aspetto toccato durante il tavolo tematico è la non corrispondenza tra l'acquisizione di nuove competenze e la progressione professionale riconosciuta con un avanzamento di carriera. È il limite descritto dall'intervento di una farmacista di Torino che ha osservato: “Possiamo crescere orizzontalmente, possiamo acquisire molte competenze, possiamo formarci sulla telemedicina, sui vaccini, ma non riusciamo a salire piramidalmente”.
Una difficoltà che può pesare già sulla scelta del lavoro in farmacia. “Per un giovane può risultare poco attrattivo anche il fatto di non vedere una carriera definita davanti a sé - ha osservato Faccitondo, portando l’esperienza di una realtà con una gestione attenta ai collaboratori: “Esiste il welfare aziendale, esistono dei compiti, ognuno di noi è responsabile di un comparto, però di base il problema rimane la mancanza di una reale avanzamento di carriera”.
Per Russo, costruire queste opportunità richiede anche un cambiamento nella gestione della farmacia: “La più grande sfida, lato Federfarma, è far evolvere la cultura gestionale del titolare. Oggi il vero grande problema del nostro lavoro è la crescita professionale, che risponde a modelli organizzativi troppo disomogenei”.
Anche questo tema è stato ripreso da Cossolo che ha riconosciuto i limiti della piccola struttura: “Il problema della progressione di carriera è inevitabile nella piccola farmacia singola. Le catene oggettivamente trovano più facilità a fare crescere i collaboratori. E dove c'è progressione di carriera, non esiste il problema della carenza di farmacisti”. Lo spunto lanciato da Cossolo ai titolari di farmacie più piccole è di non rimanere isolati e di ricorrere agli strumenti per l’aggregazione, anche attraverso il contratto di rete: “Il contratto di rete tra farmacie è uno strumento che prevede, per i collaboratori di quelle farmacie, la possibilità di svolgere ruoli diversi”.
Un altro tema messo in luce dal dibattitto sull’attrattività della professione è l’ipotesi di un coinvolgimento del farmacista collaboratore nella proprietà della farmacia. “Perché non pensare, da parte del titolare, di cedere una quota minima a un collaboratore valido, un collaboratore che magari all’interno della farmacia si occupa di controllo di gestione, è lì da 10-20 anni e porta avanti la farmacia. E' un modo per rimettersi in gioco in maniera diversa” ha proposto Faccitondo.
Proposta sulla quale Mario Giaccone, presidente dell’Ordine di Torino, ha invitato a lavorare concretamente: “Fenagifar fa uno studio su come quel tipo di proposta possa essere costruita” e ha richiamato anche il valore della motivazione e della vocazione professionale nell’accesso alla direzione o alla titolarità, sollecitando una riflessione sui meccanismi della successione familiare. Il dibattito ha toccato anche la possibilità di riconoscere il contributo dei collaboratori ai risultati della farmacia o di un reparto.
Proposte rilanciate anche da Cossolo in plenaria: “Soprattutto laddove non c’è la successione della titolarità, l’altra strada per la progressione di carriere è introdurre i colleghi collaboratori nel pacchetto societario della farmacia. E anche facendo un ragionamento strettamente economico, è meglio avere il 95% di una farmacia che produce 120 che il 100% di una che produce 100. Questo è un elemento di coinvolgimento del collega collaboratore come pure responsabilizzarlo su dei reparti, condividendo parte del profitto di quei reparti”.
Il coinvolgimento si declina anche nella vita della categoria. Faccitondo ha posto il tema delle condizioni concrete per partecipare: “Perché i titolari non danno la giornata libera al collaboratore per andare al convegno e formarsi, aggiornarsi e capire dove si sta spostando il mondo professionale?”. Ha quindi portato l’esperienza dell’Ordine di Bari: “All’interno dell’Ordine abbiamo, fuori dal consiglio, anche delle commissioni operative che coinvolgono gli iscritti, soprattutto i giovani. Un percorso nel quale Agifar può essere un grosso strumento per avvicinare i giovani”.
Cossolo ha ripreso espressamente il tema riconoscendo al Fenagifar il rilancio della volontà di partecipazione: “Il contributo delle giovani generazioni è fondamentale e necessario per la velocità dei cambiamenti che stiamo vivendo. Basti pensare all’uso dell’intelligenza artificiale. La mia generazione non ha la velocità per capire quali possano essere le applicazioni. Il patto intergenerazionale è una cosa fondamentale sulla quale bisogna lavorare, a partire dal contratto”.
Dare continuità al confronto è anche la proposta avanzata da Giaccone nelle conclusioni del tavolo: “Non può essere domani la fine del ragionamento che abbiamo avviato oggi, ma l’inizio di un ragionamento che parte da lì e coinvolge tutte le componenti della categoria”. L’indicazione è creare un laboratorio permanente tra le rappresentanze, per raccogliere le esperienze positive sul coinvolgimento dei giovani e sviluppare proposte sull’organizzazione della farmacia e sulla valorizzazione dei collaboratori.
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