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23 Giugno 2022"Il digiuno intermittente consiste nell'alternare periodi di digiuno totale o parziale (che spesso coincide con l'assunzione di soli vegetali) ad altri in cui gli alimenti vengono assunti regolarmente" spiegano Isanna Murro, del Dipartimento di Scienze Biomediche e Oncologia Umana (DIMO), Università degli Studi di Bari, e Giovanni De Pergola, del Dipartimento di Scienze Biomediche e Oncologia Umana (DIMO), Università degli Studi di Bari e dell'UOS di Medicina Interna e Geriatria, IRCCS De Bellis, Castellana Grotte (BA). In relazione al tempo che intercorre tra un pasto e il successivo e al quantitativo di calorie introdotto, sono state formulate diverse tipologie di digiuno intermittente:
- Digiuno a giorni alterni zero calorie (ADF-zero calorie): alterna giorni di assunzione di alimenti ad libitum a giorni di digiuno totale (0 kcal/die);
- Digiuno a giorni alterni modificato (MADF): alterna giorni di assunzione di alimenti ad libitum a giorni di digiuno, che prevedono l'assunzione di alimenti nel range calorico totale giornaliero di 0-40% del fabbisogno energetico giornaliero, o da 0 a 600 kcal/die;
- Digiuno 5:2: cinque giorni di assunzione di alimenti ad libitum, seguiti da due giorni a settimana di digiuno (consecutivi o non consecutivi), con assunzione di alimenti nel range calorico totale giornaliero di 0-40% del fabbisogno energetico giornaliero, o da 0 a 600 kcal/die;
- Time restricted eating (TRE) (16:8 o 12:12): digiuno per 12-16 ore al giorno, seguite dall'assunzione di alimenti ad libitum nella restante parte della giornata. Nei soggetti con sovrappeso o obesità, il digiuno intermittente si associa a un significativo miglioramento dei parametri antropometrici e cardio-metabolici, riducendo il rischio di sviluppare patologie indotte dall'eccesso ponderale. "In particolare - sottolineano gli specialisti - è stata descritta una significativa riduzione di peso corporeo, indice di massa corporea, massa grassa, glicemia e insulinemia a digiuno, HOMA-IR e pressione arteriosa sistolica e diastolica, associati al miglioramento dell'assetto lipidico. Questi effetti sono riconducibili a una risposta metabolica adattativa delle cellule che, sottoposte a periodi prolungati di digiuno, alternano un prevalente utilizzo di glucosio a quello di corpi chetonici, prodotti dal fegato a seguito della maggiore ossidazione degli acidi grassi. Tali fenomeni si traducono in miglioramento del metabolismo glucidico, aumento della resistenza allo stress, soppressione dei processi infiammatori e up-regolazione dell'autofagia e della riparazione di cellule danneggiate dallo stress ossidativo".
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