Curcumina e microbiota: benefico effetto di regolazione. Il paradosso della bassa biodisponibilità
C'è una relazione bidirezionale fra curcumina e microbiota che spiegherebbe il motivo dei suoi effetti sulla salute nonostante la bassa biodisponibilità della sostanza
La curcumina è un polifenolo contenuto nella curcuma (Curcuma longa), spezia di origine orientale molto popolare e oggi usata frequentemente in cucina e come integratore alimentare. La medicina asiatica le ha sempre riconosciuto proprietà curative come antiossidante, antivirale e antinfiammatorio, tanto da proporla per una serie di disturbi, a livello gastrointestinale, neurologico, fino a diabete e alcuni tipi di cancro. Eppure, il ruolo farmacologico della curcumina è ancora tutto da chiarire, visto che non è ancora stata distintamente dimostrata la relazione tra la sua attività in vitro e in vivo e la scarsa biodisponibilità e instabilità chimica che la caratterizzano e che, a rigor di logica dovrebbero limitare qualsiasi effetto terapeutico della curcumina.
Curcumina: effetti principali a livello gastrointestinale
Secondo un'ipotesi recente però la curcumina potrebbe esercitare i suoi effetti principali a livello gastrointestinale cioè dove è maggiore la concentrazione dopo somministrazione orale attraverso due vie: un'alterazione del microbiota e la modulazione delle funzioni intestinali. L'ipotesi che questo polifenolo possa agire sul microbiota intestinale direttamente, dando così una prima spiegazione al paradosso fra bassa biodisponibilità e attività farmacologica è stata indagata nell'ambito di un lavoro di ricerca dell'Istituto Superiore di Sanità, pubblicato su Nutrients. Sono stati valutati 89 articoli, pubblicati fra il 2015 e il 2020, che indagavano la relazione fra curcumina e microbiota in modelli umani e animali.
Effetto di regolazione sulla composizione della microflora intestinale
Alcuni studi su modelli umani hanno confermato l'ipotesi che la curcumina svolga il suo effetto di regolazione modificando la composizione della microflora intestinale: favorendo per esempio alcune tipologie batteriche particolarmente benefiche, per esempio Bifidobatteri, Lattobacilli e batteri produttori di butirrato, e riducendo in termini numerici la quantità di patogeni, come Prevotellaceae, Coriobacterales, Enterobacteria e Rikenellaceae, spesso associati all'insorgenza di malattie sistemiche. I dati però non portano alla conclusione di un effetto prebiotico diretto della curcumina: sarebbe invece il risultato dei cambiamenti indotti dell'ospite che, a loro volta, alterano il microbiota potenziando l'effetto barriera intestinale e modulando lo stato infiammatorio. Molti elementi però fanno pensare che l'interazione fra curcumina e microbiota sia bidirezionale e che quindi ci sia un ruolo attivo anche della microflora nel metabolismo di questa sostanza, che verrebbe trasformata non solo negli epatociti e negli enterociti ma anche dagli enzimi prodotti dalla microflora stessa. Fra i batteri in grado di modificarla ci sarebbero Escherichia coli, Bifidobacteria longum, Bifidobacteria pseudocatenulaum, Enterococcus faecalis, Lactobacillus acidophilus e Lactobacillus casei. Il risultato è la generazione di diversi metaboliti attivi, che possono agire, con effetti antinfiammatori, antiossidanti, antitumorali e neuroprotettivi (in maniera diversa rispetto alla curcumina da cui derivano).
Il paradosso della bassa biodisponibilità
Lo studio ha chiarito ulteriormente il paradosso fra biodisponibilità (bassa) e impatto sulla salute (alto) ma, nonostante una sempre maggiore disponibilità di informazioni che fanno chiarezza sul meccanismo d'azione della curcumina sono ancora necessari studi sull'uomo in vivo che indaghino in modo più approfondito la relazione tra dieta e microbiota, concludono gli autori. Sarà così possibile comprende le complesse interazioni tra la microflora intestinale e la sostanza e spiegarne l'efficacia terapeutica come possibile agente per trattare la disbiosi intestinali e le diverse malattie a queste associate.
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A cura di Sabina Mastrangelo
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