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17 Gennaio 2023

Antibiotici, con uso frequente raddoppia rischio di malattia infiammatoria intestinale


Una nuova ricerca mostra che l'uso frequente di antibiotici modifica il microbioma intestinale, aumentando quasi del doppio il rischio di sviluppare una malattia infiammatoria intestinale


Una nuova ricerca, pubblicata sulla rivista Gut, mostra che l'uso frequente di antibiotici modifica radicalmente il microbioma intestinale, aumentando quasi del doppio il rischio di sviluppare una malattia infiammatoria intestinale.

Malattie infiammatorie intestinali: Crohn e colite ulcerosa

La malattia infiammatoria intestinale (IBD) è una malattia cronica immuno-mediata dell'intestino, che comprende due sottotipi principali: la malattia di Crohn (MC) e la colite ulcerosa (UC). A livello globale, l'IBD colpisce quasi sette milioni di individui, con un numero in aumento nel prossimo decennio. Si pensa che l'IBD derivi da una complessa interazione di fattori genetici e ambientali. Il rischio attribuibile a ciascuno, tuttavia, sembra variare nel tempo, poiché i più giovani hanno maggiori probabilità di avere una storia familiare positiva per IBD rispetto agli anziani che sviluppano IBD di nuova insorgenza. La minore prevalenza di fattori di rischio genetici negli anziani con IBD evidenzia il ruolo importante che l'ambiente svolge quando le persone invecchiano.

Uso di antibiotici e rischio di sviluppare IBD

Per esplorare tale aspetto, i ricercatori, analizzando i dati medici nazionali dal 2000 al 2018 dei cittadini danesi, hanno valutato se l'uso di antibiotici potesse aumentare il rischio di IBD nei soggetti con più di 40 anni. Nello studio sono state incluse più di 6,1 milioni di persone, di cui poco più della metà donne. Nel complesso, a 5,5 milioni di soggetti (91%) è stato prescritto almeno un ciclo di antibiotici tra il 2000 e il 2018. Durante questo periodo sono stati diagnosticati circa 36.017 nuovi casi di colite ulcerosa e 16.881 nuovi casi di morbo di Crohn. I risultati mostrano che, rispetto all'assenza di uso di antibiotici, l'uso di questi farmaci è stato associato a un rischio più elevato di sviluppare IBD, indipendentemente dall'età. Ma l'età avanzata era associata al rischio più elevato. In particolare, la probabilità di rischio di sviluppare IBD aumentava del 48% tra i soggetti con età compresa tra 40 e 60 anni.

Un rischio più alto con uso frequente di antibiotici

Il rischio più alto è stato osservato tra coloro a cui sono stati prescritti 5 o più cicli di antibiotici, con un raddoppio del rischio per i 40-60enni ed un rischio elevato del 95% per gli over 60. Per quanto riguarda il tipo di antibiotico, il più alto rischio di IBD è stato associato ai nitroimidazoli e ai fluorochinoloni, che sono solitamente usati per trattare le infezioni intestinali. Questi sono noti come antibiotici ad ampio spettro perché colpiscono indiscriminatamente tutti i microbi, non solo quelli che causano malattie.

Gli antibiotici alterano radicalmente la composizione del microbioma

I ricercatori sottolineano che "questo è uno studio osservazionale e, come tale, non può stabilire la causa. Ma ci sono alcune spiegazioni biologiche plausibili per i risultati, evidenziando che l'uso di antibiotici porta ad una diminuzione sia della resilienza che della gamma di microbi nel microbioma intestinale associati all'invecchiamento. Inoltre, con cicli ripetuti di antibiotici, questi cambiamenti possono diventare più pronunciati, limitando in ultima analisi il recupero del microbiota intestinale". "L'associazione tra l'esposizione agli antibiotici e lo sviluppo di IBD sottolinea l'importanza della gestione degli antibiotici come misura di salute pubblica e suggerisce che il microbioma gastrointestinale sia un fattore importante nello sviluppo di IBD, in particolare tra gli anziani".

Paolo Levantino
Farmacista clinico e giornalista scientifico

Fonte

Gut Published Online First: 09 January 2023. doi: 10.1136/gutjnl-2022-327845

TAG: MALATTIE INFIAMMATORIE DELL'INTESTINO, ANTIBIOTICI

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