Covid-19, cresce prevenzione malattie con integratori. Vitamina D: nel mirino di fake news
Cambiano stili di vita e comportamenti di acquisto: generi alimentari di prima necessità, integratori vitaminici e alimentari. E su Google aumentano le ricerche su prodotti per la difesa del sistema immunitario
Siamo alle soglie della Fase 2 - di allentamento di alcune delle misure più restrittive - e le cose sembrano piano piano tornare ad una certa normalità. Ma l'inizio è stato dirompente. Parliamo del cambio repentino delle abitudini di spesa degli italiani, cui dà riscontro il tracking settimanale condotto da Gfk, che ha rilevato inizialmente una concentrazione degli acquisti sia verso i beni di prima necessità, come pane, latte, farina, zucchero, sia verso prodotti per l'igiene personale, disinfettanti, acqua, surgelati e libri. Aumentano in particolare gli acquisti di prodotti vitaminici e integratori alimentari: +17,1% secondo i dati Nielsen sul Largo consumo. Ma anche il canale farmacia fa registrare numeri elevati: già a partire dall'ultima settimana di febbraio (indagine Iqvia), c'è stata una crescita a volume pari a oltre sei milioni di confezioni di vitamine e polivitaminici vendute e un fatturato di oltre 91 milioni di euro (+18 e +17% vs 2019).
Vitamina D: difficile limitare le fake news
Nulla pare invece in grado di contenere l'epidemia di fake news che hanno alimentato la disinformazione soprattutto sui temi dell'alimentazione e gli effetti preventivi delle vitamine. Un caso esemplare ha riguardato la vitamina D, quale potenziale agente protettivo contro Covid-19. Il fraintendimento (se così si può dire) si è generato in seguito ad un comunicato (non uno studio, come erroneamente riportato da molte testate) di Giancarlo Isaia ed Enzo Medico, medici e docenti dell'Università di Torino su un "Possibile ruolo preventivo e terapeutico della vitamina D nella gestione della pandemia da Covid-19". Nel testo si fa riferimento alla possibilità che "il compenso dell'ipovitaminosi D, in associazione alle ben note misure di prevenzione di ordine generale, potrebbe contribuire a superare gli effetti della pandemia da Coronavirus", ipotizzando come verosimile un suo effetto nel determinare una maggiore resistenza all'infezione Covid-19, soprattutto nei pazienti anziani. Il documento è stato contestato da più parti perché non accompagnato da dati robusti. Ha però riacceso il dibattito intorno agli effetti favorevoli di questa vitamina sul sistema immunitario, come fa notare Beatrice Mautino, su Le Scienze. Purtroppo, anche molte fake news che hanno trasformato un'ipotesi in un effetto miracoloso (va detto che non era l'intenzione dei docenti dell'ateneo piemontese). Tuttavia, per riportare la discussione entro binari più rigorosi il Ministero della Salute è intervenuto per ribadire che la vitamina D non protegge dall'infezione da nuovo coronavirus. Tesi sostenuta anche dall'Istituto di ricerche Mario Negri, secondo cui non ci sono studi pubblicati su riviste scientifiche a supporto del fatto che riduca il rischio di contagio o allievi la gravità dei sintomi da Covid-19. L'ipotesi necessita ad oggi di una verifica.
La ricerca e la scienza richiamano a dieta equilibrata
Riportando dati ufficiali della Società italiana di nutrizione umana (Sinu), il fabbisogno medio giornaliero di vitamina D è pari a 10 microgrammi (400 unità internazionali, Ui), indipendentemente dall'età, valutando comunque caso per caso, soprattutto in condizioni di salute particolari. La dieta non è la fonte principale di vitamina D (lo è l'esposizione al sole) ma fra gli alimenti più ricchi troviamo alcuni pesci come dentice, merluzzo, orata, palombo, sogliola, trota, salmone e aringhe (300-1500 Ui/100 g), seguiti dall'olio di fegato di merluzzo (400 Ui/5ml ovvero l'equivalente di 1 cucchiaino da tè) e da altri alimenti di origine animale come la carne di maiale, il fegato di manzo (40-50 Ui/100 g) e il burro (30 Ui/100 grammi). In merito all'accresciuta richiesta di integratori alimentari Federsalus, Associazione rappresentativa del settore, ha ribadito l'importanza di una dieta sana nel mantenimento di un buono stato di salute, annoverando la vitamina D (insieme alle vitamine A, B6, B12, C, il ferro, il folato, lo zinco, il rame e il selenio) fra le sostanze che contribuiscono alla normale funzione del sistema immunitario. Secondo Arrigo F.G. Cicero, Università di Bologna e presidente della Società italiana di nutraceutica (Sinut), "né per diete specifiche, né per nutraceutici esistono prove di effetto per quanto riguarda l'infezione da coronavirus. Da un lato non c'è mai un momento buono per cominciare ad alimentarsi in modo sano: se si comincia ora ha senso se lo si intende fare per sempre e non solo per scongiurare in modo scaramantico l'infezione da coronavirus. Lo stesso vale per la supplementazione: essere in trattamento da tempo con vitamine, micoterapici, etc. è probabilmente utile e non da interrompere proprio ora, iniziare ora con la finalità di proteggersi non ha molto senso".
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