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04 Marzo 2021

Obesità: collaborazione e consapevolezza supportano prevenzione e cura


Il 4 marzo si celebra la Giornata mondiale per la prevenzione di sovrappeso e obesità. Con il motto "everybody needs everybody" l'Onu chiama tutti a collaborare per una vita più lunga, felice e in salute. Sono tutti qui i temi che sottolineano l'impatto di questa malattia sulla vita delle persone che ne sono affette.
I numeri sono sconcertanti: 800 milioni di individui nel mondo sono obesi, mentre ci si aspetta che l'obesità infantile cresca del 60% raggiungendo i 250 milioni di bambini entro il 2030. Queste cifre portano ad un costo per il sistema sanitario che si pensa possa arrivare nel 2025 a 1000 miliardi di dollari. In Italia il trend non è diverso: sono 18 milioni gli adulti in sovrappeso (35,5%) e 5 milioni (Italian Obesity Barometer Report) quelli obesi, ovvero una persona su dieci. Inoltre, 3 bambini su 10 (29,8%) sono in sovrappeso e fra questi 1 è obeso (9,4%), con una prevalenza di bambini in eccesso di peso al sud (Indagine di OKKio alla Salute per Who European Childhood Obesity Surveillance Initiative - COSI, Dati 2019). Onu in questa giornata fa un appello alla collaborazione e alla consapevolezza. Per riuscire a combattere l'obesità, infatti, è necessario migliorare l'accesso alle giuste informazioni e uno sforzo comune che individui in modo corretto le cause della malattia nella società.

Patologia con più fattori di rischio

L'obesità è una malattia con più fattori di rischio, che cresce sempre più velocemente nei paesi a basso e medio reddito. È una delle maggiori sfide di sanità pubblica, soprattutto in un momento storico in cui la pandemia da Covid-19 ha radicalmente mutato la vita quotidiana, andando ad incidere su alcuni dei fattori di rischio della malattia (sedentarietà, abitudini alimentari, abuso di alcool). L'obesità è un importante fattore di rischio anche per la mortalità da Covid-19, come dimostrano recenti studi pubblicati da Obesity Reviews, rivista medica ufficiale della World Obesity Federation. Le persone obese che hanno contratto il Coronavirus hanno avuto il 113% in più di probabilità di essere ospedalizzate, il 74% in più di essere ricoverate in terapia intensiva ed il 48% in più di morire, rispetto ai pazienti normopeso.

Contesti moderni sono obesogenici

Riconosciuta come malattia nel 1948 oggi ancora non tutti i paesi la classificano come tale. In molte società l'obesità è considerata un fallimento personale mentre dal 40 al 70% dei casi la causa è genetica. L'organismo umano è geneticamente programmato per immagazzinare riserve di grasso da usare nei periodi di scarsità di cibo. Questo utilissimo meccanismo di sopravvivenza non aiuta la vita nei moderni contesti definiti obesogenici, dove l'abbondanza di cibo a poco prezzo e ad alta densità energetica e uno stile di vita sedentario causano facilmente un aumento di peso. Questa malattia - insiste Onu - non è un fattore "personale" ma la risposta a condizioni ambientali in grado di influenzare il corpo e la mente in molti modi diversi, agendo sull'appetito, la sazietà, il metabolismo, la distribuzione del grasso e i comportamenti alimentari indotti da fattori di stress.
L'obesità è a sua volta un fattore di rischio verso malattie cardiovascolari e autoimmuni, cancro e diabete (Third UN High-Level Meeting on Non-Communicable Diseases. ONU, 2018); patologie la cui insorgenza è favorita dallo stato infiammatorio cronico tipico dei soggetti obesi. L'obesità predispone, infatti, a patologie allergiche e, riducendo la sorveglianza immunitaria, aumenta il rischio di cancro e quintuplica la possibilità di sviluppare il diabete. Sovrappeso e obesità favoriscono, inoltre, l'insorgenza di malattie neurodegenerative, quali l'Alzheimer, precisa la Fondazione Valter Longo Onlus, attiva in un programma di informazione ed educazione alla prevenzione e a corretti stili di vita. L'obesità è una malattia cronica che richiede un trattamento a lungo termine. Esserne consapevoli sposta il dibattito pubblico della responsabilità individuale e rende accessibili le cure per tutti quelli che ne hanno bisogno. Riconoscerla come una malattia può anche favorire il processo di perdita di peso; combatte lo stigma sociale che circonda le persone obese, migliora l'educazione dei professionisti della salute e promuove maggiori investimenti nella ricerca medica di prevenzione e lotta alla malattia.

Francesca De Vecchi

TAG: OBESITà, METODI DI ALIMENTAZIONE

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