Cannabidiolo (Cbd) ingrediente alimentare: stop al processo di approvazione
Il cannabidiolo (Cbd) è una sostanza che si ottiene dalle piante di Cannabis sativa L. o anche per sintesi chimica. È autorizzato in ambito farmaceutico per la cura di alcune patologie (quando i benefici per il paziente che derivano dall'uso sono superiori agli eventuali effetti avversi), ma non in ambito alimentare, per la mancanza di un'approvazione formale che escluda ricadute sfavorevoli sulla salute dei consumatori.
Cbd autorizzato dalla Commissione europea come terapia
Cbd è il principio attivo al 98% di purezza (estratto da Cannabis sativa L.) di un medicinale autorizzato sul mercato dell'Unione Europea, valutato favorevolmente dall'Agenzia europea per i medicinali e autorizzato dalla Commissione europea come terapia aggiuntiva per le convulsioni associate alla sindrome di Lennox-Gastaut (LGS), alla sindrome di Dravet (epilessia infantile intrattabile) o alla sclerosi tuberosa complessa (TSC) per i pazienti di 2 anni età e anziani. Per poterlo usare come ingrediente alimentare servono valutazioni specifiche anche in considerazione dei target di consumo e delle quantità di utilizzo. Trattandosi di un "nuovo alimento"o novel food - cioè quella categoria di alimenti per cui non vi è una storia di consumo "significativo" prima del 15 maggio 1997 - necessita di un'approvazione formale per essere immesso e consumato nel mercato europeo, secondo la normativa vigente in EU che riguarda questa specifica categoria di prodotti. Per questo motivo in sede comunitaria la Commissione ha chiesto ad Efsa, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare, come previsto dalla procedura, di dare un parere circa la sicurezza di questa sostanza per un uso alimentare da parte della popolazione generale.
Sospesa la valutazione su uso alimentare
A metà marzo 2022 infatti erano già più di 150 le richieste per l'approvazione di CBD come novel food e 19 sono attualmente in valutazione del gruppo di esperti scientifici Efsa sulla nutrizione, i nuovi alimenti e gli allergeni alimentari (NDA). L'opinione di Efsa, pubblicata lo scorso 7 giugno, ha però sospeso la valutazione - bloccando di fatto l'iter delle approvazioni in corso - rilevando una sostanziale mancanza di dati che escludano la nocività del composto se consumato come alimento. Gli studi sugli animali, infatti, mostrano effetti avversi significativi soprattutto sulla funzione riproduttiva che vanno esclusi anche sull'uomo. "È importante sottolineare fin d'ora che non abbiamo concluso che il CBD non sia sicuro come alimento» ha detto Dominique Turck, presidente del gruppo di esperti NDA, ma i dati sperimentali in particolare gli effetti sul fegato, sul tratto gastrointestinale, sul sistema endocrino, sul sistema nervoso e sul benessere psicologico della persona non sono sufficienti ad escludere la pericolosità sull'uomo. Il panel ha per ora quindi concluso che la sicurezza del CBD come nuovo alimento non può ora essere definita. Quello che hanno rilevato gli esperti sono i limiti dei dati attualmente disponibili: per esempio riguardo a sperimentazioni (su animali) eseguite con CBD non chimicamente puro o a diversi studi condotti sull'uomo che hanno coinvolto pazienti contemporaneamente trattati con altri farmaci e con dosi terapeutiche elevate che potrebbero aver influito sui dati. "Sospendere la valutazione di un nuovo alimento non è un fatto raro se le informazioni sono lacunose" ha detto Ana Afonso, responsabile dell'unità Nutrizione e innovazione alimentare presso l'EFSA. E poiché il compito di colmare le carenze nei dati spetta ai richiedenti ha preannunciato una sessione di approfondimento per spiegare come poter fornire informazioni supplementari che contribuiscano a risolvere le incertezze ad oggi ancora presenti.
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A cura di Cristoforo Zervos
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