Login con

Neurologia

01 Aprile 2026

Tè e caffè: consumo moderato si associa a una riduzione del rischio di demenza. Le quantità consigliate

Una ricerca pubblicata su JAMA ha individuato anche la dose giornaliera associata alla migliore efficacia per preservare contro demenza e riduzione della funzionalità cognitiva 

di Sabina Mastrangelo


Tè e caffè: consumo moderato si associa a una riduzione del rischio di demenza. Le quantità consigliate

Caffè e tè possono contribuire a mantenere il cervello in salute. Uno studio pubblicato su JAMA ha collegato l’assunzione di livelli moderati di tè o caffè, in particolare 2-3 tazze al giorno di caffè con caffeina o 1-2 tazze al giorno di tè, a un minor rischio di demenza e a una funzione cognitiva leggermente migliore. La ricerca è stata condotta da un team dell’Università di Harvard, a Boston.

Attualmente si stima che nel mondo oltre 55 milioni di persone convivano con una demenza. I dati del Global Action Plan 2017-2025 dall'Organizzazione Mondiale della Sanità indicano che nel 2015 la demenza ha colpito 47 milioni di persone in tutto il mondo, una cifra che si prevede aumenterà a 75 milioni entro il 2030 e a 132 milioni entro il 2050, con circa 10 milioni di nuovi casi all’anno, pari a uno ogni 3 secondi. Il decorso clinico della demenza è spesso un continuum che può iniziare con un declino cognitivo soggettivo, durante il quale le persone percepiscono cambiamenti cognitivi, progredire verso un lieve deterioramento cognitivo con deficit misurabili ai test cognitivi oggettivi e infine verso la demenza clinica. Questa condizione, tuttavia, ha poche opzioni terapeutiche disponibili, per cui attualmente, la prevenzione precoce è fondamentale.

Tra i fattori di rischio modificabili, la dieta ha ricevuto sempre più attenzione. Il caffè contiene composti bioattivi, tra cui caffeina e polifenoli, che possono offrire neuroprotezione riducendo lo stress ossidativo e la neuroinfiammazione. Studi sperimentali suggeriscono che l'esposizione cronica alla caffeina può influenzare i processi correlati alla malattia di Alzheimer. Inoltre, la caffeina è stata collegata a una migliore sensibilità all'insulina e alla funzione vascolare, che possono aiutare a proteggere dal declino cognitivo.

Zhang e colleghi hanno utilizzato i dati di due studi statunitensi: il Nurses’ Health Study (NHS) e l’Health Professionals Follow-up Study (HPFS), che prevedevano fino a 43 anni di follow-up con ripetute misurazioni della dieta e valutazioni della demenza, del declino cognitivo soggettivo e della funzione cognitiva oggettiva. L’ipotesi era che un maggiore consumo di caffè, tè e caffeina contenenti caffeina fosse associato a un minor rischio di demenza e a una migliore funzione cognitiva. Lo studio di coorte prospettico ha incluso partecipanti di sesso femminile del Nurses' Health Study (NHS; n = 86.606 con dati dal 1980 al 2023) e partecipanti di sesso maschile dell’Health Professionals Follow-up Study (HPFS; n = 45.215 con dati dal 1986 al 2023) che non presentavano cancro, malattia di Parkinson o demenza all’inizio dello studio. 

Tra 131.821 partecipanti (età media all’inizio, 46,2 [DS, 7,2] anni nella coorte NHS e 53,8 [DS, 9,7] anni nella coorte HPFS; il 65,7% erano donne), nel corso del follow-up mediano di 36,8 anni si sono verificati 11.033 casi di demenza. Dopo aver corretto i potenziali fattori confondenti, un maggiore consumo di caffè con caffeina è stato significativamente associato a un minor rischio di demenza (141 contro 330 casi ogni 100.000 anni-persona confrontando il quartile più alto di consumo con quello più basso; hazard ratio, 0,82 [IC al 95%, da 0,76 a 0,89]) e a una minore prevalenza di declino cognitivo soggettivo (rispettivamente 7,8% vs 9,5%). Nella coorte del NHS, un maggiore consumo di caffè con caffeina è stato anche associato a migliori prestazioni cognitive oggettive. Rispetto ai partecipanti nel quartile più basso, quelli nel quartile più alto presentavano un punteggio al Telephone Interview for Cognitive Status (TICS) medio più elevato e un punteggio cognitivo globale medio più elevato, anche se l’associazione con la cognizione globale non era statisticamente significativa. Un maggiore consumo di tè ha mostrato associazioni simili con questi risultati cognitivi, mentre il consumo di caffè decaffeinato non è stato associato a un minor rischio di demenza o a migliori prestazioni cognitive. Infine, l’analisi dose-risposta ha mostrato associazioni inverse non lineari tra i livelli di consumo di caffè e tè con caffeina e il rischio di demenza e il declino cognitivo soggettivo, mentre le differenze più marcate sono state osservate con l’assunzione di circa 2-3 tazze al giorno di caffè con caffeina o 1-2 tazze al giorno di tè.

Fonte:

Zhang Y. et al. Coffee and tea intake, dementia risk, and cognitive function. JAMA (2026); doi: 10.1001/jama.2025.27259

Ministero della Salute. Demenze. Dati epidemiologici. https://www.salute.gov.it/new/it/tema/demenze/dati-epidemiologici/

freepik

TAG: NUTRIZIONE, CAFFEINA

Se l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:

Seguici su Facebook! Seguici su Linkedin! Segui le nostre interviste su YouTube!

Oppure rimani sempre aggiornato in ambito farmaceutico iscrivendoti alla nostra newsletter!

POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE

02/07/2026

Una revisione della letteratura e uno studio clinico suggeriscono che la supplementazione con polifenoli potrebbe contribuire a ridurre la gravità della dermatite atopica. Per il farmacista si apre...

A cura di Paolo Levantino - Farmacista clinico

18/06/2026

Le fibre alimentari potrebbero aiutare a gestire alcuni degli effetti gastrointestinali associati agli agonisti del recettore del GLP-1 e contribuire al mantenimento del peso dopo la sospensione...

A cura di Paolo Levantino - Farmacista clinico

16/06/2026

Uno studio su donne con obesità rileva carenza o insufficienza di vitamina D in oltre otto casi su dieci. Nelle donne in post-menopausa, livelli più bassi della vitamina sono associati a maggiore...

A cura di Sabina Mastrangelo

12/06/2026

Una meta-analisi di 24 studi clinici ha valutato l'efficacia di 14 integratori come supporto alla terapia della colite ulcerosa. Tra le sostanze associate ai maggiori benefici figurano probiotici,...

A cura di Sabina Mastrangelo

 
Resta aggiornato con noi!

La tua risorsa per news mediche, riferimenti clinici e formazione.

 Dichiaro di aver letto e accetto le condizioni di privacy

AZIENDE

La skincare per la pelle impura

La skincare per la pelle impura


Un vademecum operativo aiuta il farmacista a orientare il paziente con mal di testa, distinguere le principali forme di cefalea, individuare le red flags e prevenire l'abuso di farmaci sintomatici....

A cura di Redazione Farmacista33

 
chiudi

©2026 Edra S.p.a | www.edraspa.it | P.iva 08056040960 | Tel. 02/881841 | Sede legale: Viale Enrico Forlanini 21 - 20134 Milano (Italy)

Top