Integratori alimentari
24 Novembre 2025Uno tudio pubblicato su Nutrients rileva che l’assunzione di Omega-3 da parte dei genitori è complessivamente inferiore alle raccomandazioni, con valori più bassi nelle madri rispetto ai padri e un impatto significativo dello status socio-economico. L’uso limitato di integratori e la scarsa presenza di pesce nella dieta contribuiscono a un apporto insufficiente di omega-3, fattore associato a un maggior rischio di parto pretermine

Una maggiore assunzione di acidi grassi omega-3, in particolare acido eicosapentaenoico (EPA) e acido docosaesaenoico (DHA), da parte della madre e del padre, può ridurre il rischio di nascita pretermine. Lo conferma, su Nutrients, un team guidato da Daniel Robinson, della Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago (USA), che ha analizzato i livelli di assunzione di EPA e DHA in una popolazione urbana e multietnica, rilevando anche i trend di assunzione in base allo stato socio-economico.
L’assunzione di pesce è un’importante fonte di acidi grassi polinsaturi a catena lunga (PUFA) omega-3. L’assunzione di EPA e DHA ridurrebbe il rischio di parto pretermine e pretermine precoce (<34 settimane di gestazione). Inoltre, recenti review collegano l’assunzione di pesce in gravidanza e durante l’infanzia ad outcome neuroevolutivi positivi, probabilmente per la riduzione dell’infiammazione e le più elevate concentrazioni di PUFA nel sistema nervoso centrale.
Il pesce azzurro e i pesci grassi, come salmone e tonno, presentano le concentrazioni più elevate di EPA e DHA. Tuttavia, le diete sono tipicamente povere di questi due omega-3 ed è noto che l’assunzione negli adulti è inferiore a quella giornaliera media raccomandata di almeno 250 mg di EPA e DHA insieme. Inoltre, la capacità dell’organismo di produrre i derivati di omega-3 tende a diminuire man mano che si invecchi e il fatto che gli omega-3 siano poco presenti nella dieta occidentale, ha fatto sì che molte persone iniziassero ad assumere integratori che, tuttavia, vanno assunti in caso di carenza accertata o di aumentata richiesta da parte dell’organismo.
Obiettivo dello studio era valutare l’assunzione di EPA e DHA da parte dei genitori e identificare le condizioni socio-demografiche correlate al consumo. Inoltre, il team ha voluto definire l’assunzione nelle madri che avevano avuto un parto pretermine. Nell’indagine, sono state valutate le risposte di 1.057 partecipanti, la maggior parte dei quali aveva più di 35 anni (65,6%) ed era di sesso femminile (59,5%). Il 24,1% delle madri aveva avuto un pregresso parto prematuro. Circa un quarto dei partecipanti ha riferito di aver utilizzato integratori contenenti DHA. In particolare, le madri hanno riportato assunzioni individuali e combinate di DHA ed EPA significativamente inferiori rispetto ai padri (135,7 mg/giorno vs 162,8 mg/giorno, differenza media 27,1 mg/giorno, p =0,02). Inoltre, sempre tra le madri, il mancato utilizzo di integratori a base di DHA (-48,3 mg/giorno) e il pregresso parto prematuro (-24,4 mg/giorno) erano negativamente associati all’assunzione combinata di DHA ed EPA. Negli uomini, invece, il mancato utilizzo di integratori a base di DHA (-73,0 mg/giorno) è stato associato a un apporto combinato inferiore. Infine, le famiglie con un Childhood Opportunity Index (COI) alto o molto alto hanno mostrato un apporto significativamente più elevato rispetto a quelle con COI basso e molto basso, con una differenza di circa 50 mg/giorno.
Fonte:
Robinson D. T. et al., Parental intake of eicosapentaenoic and docosahexaenoic acids in a diverse, urban city in the United States is associated with indicators of Children’s Health Potential. Nutrients (2025) – doi: 10.3390/nu17203277
Iss. Acidi grassi omega-3. https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/a/acidi-grassi-omega-3#integratori-di-omega-3
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