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10 Dicembre 2025

Sovrappeso e obesità, l’integrazione di Ashwagandha migliora il profilo lipidico

Un piccolo trial clinico ha mostrato effetti benefici dell’integrazione con estratti di Ashwagandha (Withania somnifera) pianta nota anche come ginseng indiano associata a una dieta ad hoc, su adulti con obesità e in sovrappeso

di Sabina Mastrangelo


Sovrappeso e obesità, l’integrazione di Ashwagandha migliora il profilo lipidico

Sebbene non abbia mostrato cambiamenti significativi a livello di indici antropometrici, l’integrazione di Ashwagandha (Withania somnifera L.), anche nota come ginseng indiano, ha migliorato i profili lipidici negli adulti con sovrappeso e obesità, suggerendo potenziali effetti ipolipemizzanti se combinata con un piano dietetico. A mostrarlo è una ricerca pubblicata su Nutrition & Metabolism da un team coordinato da Juan Manuel Ballesteros-Torres dell’Universidad Autonoma de Nuevo Leon di San Nicolas de los Garza (Messico), che ha anche chiarito alcune vie metaboliche attraverso le quali l’ashwagandha indurrebbe gli effetti registrati.

 Proprietà del ginseng indiano o ashwagandha

L’ashwagandha (Withania somnifera L.) è una pianta riconosciuta per le sue proprietà adattogene e potenzialmente ipolipemizzanti. Questo arbusto legnoso appartiene alla famiglia delle solanacee ed è originario del subcontinente indiano e del Medio Oriente. L’ashwagandha è comunemente nota come “ginseng indiano” e comprende 26 specie. È stata ampiamente utilizzata come pianta medicinale per oltre 5.000 anni, per diversi benefici sulla salute, tra cui le proprietà adattogene, come la capacità di ridurre stress e ansia, e il miglioramento del sonno.

La pianta contiene una vasta gamma di sostanze bioattive che contribuiscono alle sue proprietà medicinali, tra cui withanolidi, alcaloidi, saponine, glicosidi, acidi grassi, ferro e altri minerali. Queste sostanze possiedono proprietà antinfiammatorie e antiossidanti, supportando la funzione cognitiva, l’equilibrio ormonale e il sistema immunitario. Accanto a questo, all’ashwagandha vengono attribuiti altri benefici, tra cui proprietà antinfiammatorie, antimicrobiche, antiobesità, antidiabetiche, cardioprotettive e ipolipemizzanti.

 I benefici dell’integrazione di ashwagandha

Sebbene precedenti studi abbiano mostrato un potenziale beneficio dell’ashwagandha a livello di parametri associati all’obesità e al sovrappeso, vi sono pochi trial su adulti con sovrappeso e obesità che valutano esclusivamente l’integrazione di ashwagandha. Pertanto, lo studio ha voluto confrontare gli effetti dell’integrazione di ashwagandha sui profili lipidici sierici e sulle misurazioni antropometriche in adulti con sovrappeso e obesità.

I ricercatori hanno condotto un piccolo studio clinico pilota, randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, su 43 adulti (n = 17 nel gruppo di controllo e n = 21 nel gruppo di intervento). I partecipanti hanno seguito una dieta monitorata e hanno ricevuto, per 40 giorni, una capsula giornaliera di 500 mg di ashwagandha o un placebo. All’avvio dello studio e alla fine, sono state effettuate misurazioni antropometriche e biochimiche ed è stata eseguita un’analisi per esaminare l’affinità di legame dei composti bioattivi di ashwagandha alle proteine chiave coinvolte nel metabolismo lipidico.

I risultati hanno mostrato che l’integrazione di ashwagandha non ha prodotto variazioni statisticamente significative del peso corporeo, dell’indice di massa corporea o della circonferenza vita. Tuttavia, sono state osservate riduzioni significative dei livelli di trigliceridi e VLDL-c (rispettivamente p = 0,0082 e p = 0,0321). Infine, i I risultati sull’affinità di legame dei composti bioattivi di ashwagandha alle proteine chiave coinvolte nel metabolismo lipidico hanno supportato i risultati ottenuti sugli adulti, mostrando interazioni favorevoli tra composti come il withanolide A e target del metabolismo lipidico, tra cui la chinasi AMPK, la proteina di trasferimento degli esteri del colesterolo (CETP) e la lipoproteina lipasi (LPL).

Fonte: 

 Nutr Metab (2025); doi: 10.1186/s12986-025-01028-6

TAG: OBESITà, INTEGRATORI ALIMENTARI

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