microbiota
20 Febbraio 2026Un piccolo studio italiano pubblicato su Scientific Reports ha collegato specifici batteri intestinali all’osteoartrite del ginocchio e alla gravità di dolore e limitazione funzionale, aprendo nuove prospettive di ricerca sull’asse intestino-articolazioni

Un’alterazione del microbiota intestinale potrebbe essere associata non solo alla presenza dell’osteoartrite del ginocchio, ma anche alla sua espressione clinica e funzionale. È quanto emerge da un piccolo studio italiano pubblicato su Scientific Reports e condotto da Wellmicro, spin-off dell’Università di Bologna e ora parte di NAMED GROUP, in collaborazione con l’Istituto per la Ricerca e l’Innovazione Biomedica del CNR e l’Università di Catanzaro.
La ricerca ha utilizzato un metodo che unisce due elementi: un’analisi approfondita dei batteri presenti nell’intestino e strumenti informatici avanzati (machine learning) per mettere in relazione questi dati con le condizioni cliniche dei pazienti, come dolore e capacità di movimento.
È già noto che un’alterazione del microbiota intestinale e l’infiammazione sistemica possano avere un ruolo nello sviluppo dell’osteoartrite del ginocchio. Tuttavia, finora si sapeva poco su quali specifici batteri fossero associati alla gravità dei sintomi e al livello di funzionalità fisica dei pazienti.
L’indagine ha coinvolto 18 pazienti con OA del ginocchio e 20 soggetti sani di pari età, sottoposti ad analisi dei campioni fecali e a valutazioni clinico-funzionali. I risultati mostrano una diversità del microbiota intestinale significativamente alterata nei pazienti rispetto ai controlli.
Lo studio ha utilizzato una metodologia che integra un database tassonomico interno per identificare e classificare i batteri intestinali, costruito a partire dalle librerie scientifiche SILVA e Greengenes, con un modello di machine learning per l’analisi dei dati.
Il modello, secondo quanto riportato dagli autori, consente di selezionare in modo data-driven i taxa microbici (gruppi di batteri) più informativi e di valutarne la capacità discriminante rispetto a outcome clinici concreti, quali dolore, mobilità e performance fisica.
Tra i taxa identificati come discriminanti figurano Blautia luti, Collinsella aerofaciens e Butyricicoccus faecihominis, in grado di distinguere i pazienti con osteoartrite dal gruppo di controllo.
L’analisi ha inoltre evidenziato associazioni tra i principali phyla batterici – in particolare Bacteroidetes e Firmicutes – e parametri clinici e funzionali, suggerendo un possibile ruolo del microbiota nella modulazione dell’infiammazione sistemica e della capacità motoria.
A livello di specie, microrganismi noti per proprietà immunomodulanti e antinfiammatorie, come Faecalibacterium prausnitzii e Blautia luti, sono risultati significativamente associati a migliori prestazioni fisiche e a una minore percezione del dolore, misurate attraverso test standardizzati quali SPPB (Short Physical Performance Battery), TUG (Timed Up and Go), WOMAC e VAS.
I dati rafforzano l’ipotesi di un asse intestino-articolazioni e suggeriscono una possibile lettura funzionale del microbiota nell’ambito dell’osteoartrite del ginocchio, con implicazioni per future strategie di intervento mirate.
In Italia, l’osteoartrite del ginocchio è tra le forme più frequenti di artrosi e interessa oltre 5 milioni di persone. Incidenza e prevalenza aumentano con l’età, raggiungendo i valori più elevati nella popolazione sopra i 65–70 anni, con un impatto rilevante su qualità della vita, autonomia e carico assistenziale.
Pur trattandosi di uno studio condotto su un campione numericamente limitato, i risultati offrono nuove evidenze sul possibile contributo del microbiota intestinale nella patogenesi e nella manifestazione clinica dell’osteoartrite, indicando la necessità di ulteriori studi per approfondire i meccanismi biologici sottostanti e valutarne le potenziali ricadute terapeutiche.
Fonte:
https://www.nature.com/articles/s41598-025-24500-y
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