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03 Marzo 2026La supplementazione con estratto standardizzato di melograno può contribuire al mantenimento dell’equilibrio infiammatorio e di valori pressori nella norma negli adulti di mezza età, sostenendo il benessere cardiovascolare durante l’invecchiamento

Con l’avanzare dell’età è frequente osservare un aumento dell’infiammazione di basso grado, definita inflammaging, caratterizzata da livelli più elevati di citochine pro-infiammatorie come interleuchina-6 e TNF-α. Poiché il melograno è naturalmente ricco di polifenoli ad azione antiossidante e antinfiammatoria, un nuovo studio clinico randomizzato e controllato con placebo, pubblicato su Nutrients, ha valutato gli effetti di un suo estratto concentrato su diversi indicatori di salute cardiometabolica in adulti tra 55 e 70 anni.
Nel corso del trial sono stati monitorati pressione arteriosa, composizione corporea, glicemia, colesterolo e diversi marcatori infiammatori nel sangue. Pur trattandosi di soggetti senza patologie diagnosticate, la fotografia iniziale mostrava una situazione meno rassicurante di quanto atteso: quasi l’80% presentava una pressione sistolica già elevata, circa due terzi avevano livelli aumentati di IL-6 e oltre l’80% mostrava valori di colesterolo LDL superiori ai limiti consigliati. Segnali silenziosi, ma tipici dell’invecchiamento metabolico.
Al termine della supplementazione, il gruppo trattato con estratto di melograno ha mostrato una riduzione significativa dei principali indicatori di infiammazione sistemica. I livelli medi di IL-6 sono passati da circa 20 a 14 pg/mL, con un calo vicino al 30% rispetto al basale e una differenza statisticamente significativa rispetto al placebo. Anche l’IL-1β, un’altra citochina coinvolta nei processi infiammatori, si è ridotta in modo significativo, passando da 6,6 a 5,4 pg/mL (-18%), mentre nel gruppo placebo i livelli sono rimasti invariati.
Oltre ai benefici infiammatori, l’estratto di melograno ha determinato una riduzione della pressione sistolica media di 5,22 ± 1,26 mmHg dopo 12 settimane, mentre la diastolica ha mostrato un calo di circa 3 mmHg, pur senza significatività statistica. Gli autori sottolineano che una riduzione di 5 mmHg può tradursi in una diminuzione di circa il 10% del rischio di eventi cardiovascolari maggiori.
Non sono emerse variazioni significative in peso corporeo, indice di massa corporea (BMI), massa grassa, glicemia a digiuno o profilo lipidico. Questo dato suggerisce che l’azione dell’estratto sia principalmente mediata da meccanismi antinfiammatori ed effetti favorevoli sulla funzione endoteliale, piuttosto che da un impatto diretto sul metabolismo glucidico o lipidico.
Lo studio presenta alcune limitazioni, tra cui la durata relativamente breve (12 settimane), il basso di partecipanti e la prevalenza di soggetti normopeso e di sesso femminile, fattori che possono limitarne la generalizzabilità. Saranno pertanto necessari studi di più lunga durata, condotti su campioni più ampi e diversificati, per confermare la persistenza degli effetti osservati e chiarire meglio i meccanismi fisiologici coinvolti.
Fonte:
Nutrients. 2025 Apr 1;17(7):1235. doi: 10.3390/nu17071235. PMID: 40218993; PMCID: PMC11990117
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