Integratori
05 Marzo 2026Nei pazienti in trattamento con inibitori del TNF l’assunzione di integratori “immunostimolanti” senza supervisione può interferire con la terapia e con l’equilibrio della risposta immunitaria. Il farmacista può svolgere un ruolo chiave nel counseling

I farmacisti hanno un ruolo chiave nel garantire l’uso sicuro ed efficace degli inibitori del fattore di necrosi tumorale (anti-TNF), affrontando in modo proattivo i rischi associati all’assunzione concomitante di alcuni integratori senza supervisione e puntando sull’importanza dell’equilibrio immunitario, rispetto a una stimolazione che può essere dannosa. A parlarne è un articolo su PharmacyTimes che invita i farmacisti a monitorare attentamente i pazienti che assumono questi farmaci.
Gli anti-TNF, come adalimumab, etanercept e infliximab, hanno migliorato in modo significativo la terapia per le patologie infiammatorie croniche e autoimmuni come l’artrite reumatoide, la colite ulcerosa, la malattia di Crohn e la psoriasi. Sebbene offrano notevoli benefici, questi farmaci biologici presentano problematiche particolari per i pazienti, soprattutto a livello di immunosoppressione e potenziali effetti avversi.
I pazienti che iniziano una terapia con anti-TNF sono spesso preoccupati dall’immunosoppressione associata. A questo si aggiunge il timore di potenziali eventi avversi, come una maggiore suscettibilità alle infezioni, affaticamento, reazioni dermatologiche e tumori. La scarsa aderenza alla terapia prescritta è comune, soprattutto quando i pazienti non comprendono appieno il funzionamento degli inibitori del TNF nel regolare, anziché distruggere, la risposta immunitaria. Così, nel tentativo di compensare quella che percepiscono come “debolezza” immunitaria, molti pazienti assumono integratori identificati come stimolanti del sistema immunitario, senza sapere del potenziale danno al quale si espongono o della possibile interferenza con la terapia prescritta.
Gli integratori quali zinco, vitamina D ad alto dosaggio, echinacea e sambuco sono spesso promossi per il supporto immunitario; tuttavia, se assunti da pazienti in terapia con anti-TNF, possono inavvertitamente modulare la funzione immunitaria in modi indesiderati. Ad esempio, dosi elevate di integratori di zinco, soprattutto se assunte a lungo termine, portano a soppressione del sistema immunitario e a carenza di rame. Nell'ambito degli anti-TNF, la sovrastimolazione di alcune vie immunitarie o la promozione di cellule immunosoppressive può non solo ridurre l’effetto terapeutico, ma potrebbe contribuire alla riacutizzazione della malattia. Anche i preparati a base di echinacea, una pianta spesso utilizzata contro influenza e infezioni delle vie respiratorie, vengono indicati per la loro natura immunosoppressiva, mentre altri studi dimostrano potenti proprietà immunomodulatorie. Teoricamente, dunque, questa pianta è controindicata nei pazienti con malattie autoimmuni o in quelli sottoposti a terapia immunomodulatoria a causa del suo potenziale effetto immunostimolante, che può interrompere la modulazione immunitaria del trattamento. Altri integratori come la vitamina D ad alto dosaggio comportano rischi di ipercalcemia, affaticamento e complicanze renali, mentre il sambuco, un altro integratore indicato per il supporto immunitario, è noto per il suo potenziale di modulare l’espressione delle citochine.
I farmacisti, in quanto operatori sanitari facilmente accessibili e che godono della fiducia dei pazienti, sono in una posizione privilegiata per affrontare queste complessità. Le strategie chiave includono prima di tutto una revisione completa dei farmaci assunti, inclusi prodotti da banco, vitamine e integratori. Questo aiuta a identificare potenziali casi di non aderenza, a rispondere alle preoccupazioni dei pazienti e a scoprire l’uso di prodotti che potrebbero interferire con gli anti-TNF. È importante, poi, una consulenza mirata sull’immunomodulazione, usando un linguaggio comprensibile per il paziente, per spiegare che i biologici ripristinano l’equilibrio immunitario e non ne causano la soppressione generalizzata, per cui non è necessario rafforzare l’immunità. I farmacisti, quindi, devono informare i pazienti sui rischi specifici degli integratori: chiedere direttamente informazioni sull’uso di zinco, echinacea, sambuco e vitamina D ad alte dosi; informarli sui potenziali rischi e sconsigliare sempre l’integrazione senza supervisione, rimandando al medico per le opportune verifiche, in un’ottica di collaborazione tra i due professionisti.
Fonte
PharmacyTimes (2026); vol 1, Issue 1. https://www.pharmacytimes.com/view/pharmacist-strategies-for-navigating-supplement-use-in-patients-on-tnf-inhibitors
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