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29 Aprile 2026La supplementazione con vitamina D durante la gravidanza potrebbe contribuire a ridurre il rischio di preeclampsia, una delle principali complicanze ostetriche associate a ipertensione e a un aumento della morbilità materna e fetale.

La supplementazione con vitamina D durante la gravidanza potrebbe ridurre il rischio di preeclampsia, con una diminuzione stimata intorno al 39%. Il risultato emerge da una revisione sistematica con meta-analisi di studi clinici randomizzati pubblicata su Healthcare, che ha analizzato il ruolo della vitamina D nello sviluppo della preeclampsia, evidenziando un possibile effetto protettivo, soprattutto nelle donne con livelli iniziali carenti.
Nel complesso, l’analisi ha incluso 2.461 donne in gravidanza provenienti da cinque trial clinici, caratterizzati da protocolli differenti sia per quanto riguarda i dosaggi sia per le modalità di somministrazione della vitamina D. In alcuni studi la supplementazione prevedeva dosi giornaliere, mentre in altri venivano utilizzati schemi bisettimanali o mensili, consentendo di valutare l’effetto dell’integrazione in diversi contesti clinici e con strategie terapeutiche differenti.
I risultati mostrano una riduzione dell’incidenza di preeclampsia nelle donne che assumevano vitamina D, con un Risk Ratio pari a 0,61, che corrisponde a una diminuzione del rischio di circa il 39% rispetto al gruppo controllo. L’effetto protettivo è risultato particolarmente evidente nelle donne con livelli sierici di vitamina D inferiori a 20 ng/mL, condizione che indica una carenza vera e propria e che sembra rappresentare il contesto in cui la correzione dello stato vitaminico produce i benefici più rilevanti.
Il possibile effetto protettivo della vitamina D può essere spiegato attraverso diversi meccanismi biologici. Oltre al ruolo nel metabolismo del calcio, questa vitamina sembra modulare la risposta immunitaria materna e ridurre la produzione di citochine pro-infiammatorie, favorendo un ambiente immunologico più equilibrato. Parallelamente, può influenzare lo sviluppo della placenta regolando fattori angiogenici e la formazione dei vasi sanguigni placentari. Attraverso questi meccanismi, la vitamina D potrebbe, quindi, contribuire a migliorare la perfusione placentare ed a limitare la disfunzione endoteliale, uno dei processi fisiopatologici centrali nella comparsa della preeclampsia.
Dal punto di vista della sicurezza, la supplementazione di vitamina D è risultata generalmente ben tollerata. Gli effetti indesiderati segnalati nei diversi studi sono stati rari e nella maggior parte dei casi di lieve entità, come disturbi gastrointestinali o episodi di nausea. Solo in pochi casi, prevalentemente associati all’impiego di dosaggi più elevati, è stata osservata ipercalcemia, una condizione che si è comunque risolta dopo l’aggiustamento della dose.
Nonostante i risultati promettenti, gli autori evidenziano alcune limitazioni che devono essere considerate nell’interpretazione dei dati. I trial inclusi nella meta-analisi presentavano infatti differenze nei dosaggi utilizzati, nella durata della supplementazione e nelle caratteristiche delle popolazioni studiate, elementi che possono influenzare l’entità dell’effetto osservato. Rimangono quindi aperte diverse questioni, tra cui il momento più opportuno per iniziare la supplementazione durante la gravidanza, il dosaggio più efficace e le categorie che potrebbero trarre il maggior beneficio dall’integrazione. Saranno pertanto necessari studi di più ampia scala e con follow-up più lunghi per definire raccomandazioni cliniche più precise.
Fonte:
Kokkinari, A et al. The Role of Vitamin D Supplementation in Preventing Pre-Eclampsia: A Review of Randomized Controlled Trials with Meta-Analysis. Healthcare 2025, 13, 1221. https://doi.org/10.3390/healthcare13111221
ph.cr. freepik
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