Integratori alimentari
29 Maggio 2026Uno studio pubblicato suggerisce che l'effetto preventivo della vitamina D nei soggetti con prediabete può dipendere da varianti del recettore della vitamina D. Nei soggetti geneticamente responsivi, il raggiungimento di adeguati livelli sierici è stato associato a una riduzione del rischio di sviluppare diabete di tipo 2.

La supplementazione con vitamina D potrebbe contribuire a ridurre il rischio di progressione dal prediabete al diabete di tipo 2, ma il beneficio non sarebbe uniforme nella popolazione. Secondo uno studio pubblicato su JAMA Network Open, la risposta al trattamento sembra infatti influenzata da specifiche varianti genetiche del recettore della vitamina D. I risultati suggeriscono che, in futuro, l'identificazione dei soggetti più responsivi potrebbe favorire strategie preventive più personalizzate e un impiego più mirato della supplementazione.
Lo studio ha coinvolto oltre 2.000 adulti con prediabete arruolati nel trial clinico D2d, trattati con 4.000 UI al giorno di vitamina D3 oppure placebo per circa due anni e mezzo. L’analisi genetica ha evidenziato che i soggetti portatori delle varianti AC o CC del polimorfismo ApaI presentavano una riduzione del 19% del rischio di sviluppare diabete rispetto al placebo, mentre nei portatori della variante AA non emergevano benefici significativi.
L’analisi ha inoltre evidenziato che, nei soggetti geneticamente responsivi, livelli sierici di vitamina D superiori a 40 ng/mL erano associati a una progressiva riduzione del rischio di diabete. Questo dato suggerisce che non sia sufficiente assumere il supplemento, ma che sia importante raggiungere e mantenere concentrazioni adeguate nel tempo attraverso un monitoraggio appropriato.
Secondo i ricercatori, un semplice test genetico potrebbe in futuro aiutare a individuare i pazienti con prediabete più adatti a beneficiare della vitamina D, evitando trattamenti non necessari nei non responder. Un’opzione potenzialmente semplice, economica e facilmente integrabile nella pratica clinica.
Il farmacista può svolgere un ruolo importante nell’educazione del paziente con prediabete sul corretto utilizzo della vitamina D e sull’aderenza alla supplementazione. La consulenza può comprendere la valutazione dei fattori di rischio metabolico, il controllo dell’eventuale assunzione concomitante di altri integratori o farmaci e la sensibilizzazione sull’importanza del monitoraggio dei livelli sierici di vitamina D. Inoltre, può supportare il paziente nel promuovere uno stile di vita orientato alla prevenzione del diabete, ricordando che alimentazione equilibrata, attività fisica e controllo del peso restano elementi fondamentali accanto all’eventuale supplementazione.
Fonte:
JAMA Netw Open. 2026 Apr 1;9(4):e267332. doi: 10.1001/jamanetworkopen.2026.7332. PMID: 42024385; PMCID: PMC13107228.
ph.cr. magnific
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