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20 Giugno 2014

Malattia di Parkinson


La malattia di Parkinson è una patologia del sistema nervoso centrale provocata dalla degenerazione dei neuroni dopaminergici, situati nei gangli della base (sostanza nera) del tronco encefalico, che presiedono al controllo dei movimenti e dell'equilibrio.

Epidemiologia e sintomi
La malattia di Parkinson è una delle condizioni neurologiche degenerative più frequenti sopra i 60 anni di età, anche se in casi sporadici può esordire precocemente (parkinsonismo giovanile). In Italia la malattia di Parkinson colpisce fino al 2% degli over 65 anni e al 4% della popolazione sopra gli 85 anni, con una leggera prevalenza nel sesso maschile. Il primo a descrivere le caratteristiche della "paralisi agitante" fu un inglese, James Parkinson, da cui deriva nome e classificazione della malattia. I sintomi motori più tipici sono:

  • rigidità di arti e busto;
  • tremori che si manifestano a riposo e si bloccano con l'inizio del movimento volontario di braccia, gambe e tronco;
  • bradicinesia (lentezza) e difficoltà a iniziare i movimenti;
  • instabilità posturale che si evidenzia quando la persona si muove o cambia direzione durante la camminata.
La malattia può comportare anche sintomi non motori come scialorrea, disfagia, costipazione, incontinenza, agitazione notturna, deficit cognitivi e demenza senile, più frequenti con l'avanzare dell'età.

Esordio, cause ed evoluzione
Il più delle volte i sintomi non compaiono contemporaneamente ma iniziano a manifestarsi in modo asimmetrico e sporadico quando la perdita dei neuroni dopaminergici raggiunge il 60%. Nella maggior parte dei casi il Parkinson esordisce con il tremore che si attenua con il movimento volontario. Anche la micrografia, con cambiamento della calligrafia e dello spazio occupato dalla scrittura, è un segnale caratteristico. La malattia evolve lentamente ma in maniera progressiva; alcuni pazienti manifestano solo rigidità, con rallentamento dei movimenti e difficoltà a iniziarli (acinesia), in altri casi si riscontra dolore, affaticamento, sguardo fisso, assenza di mimica facciale, depressione, passo lento ed esitante, andatura incurvata in avanti. Le cause del Parkinson non sono note. È stata individuata una componente genetica e una prevalenza familiare pari a circa il 20%. Possono incidere sull'eziologia anche fattori tossici come l'esposizione a pesticidi e ad alcuni solventi. Con l'espressione di parkinsonismo secondario si intende invece una compromissione dell'azione della dopamina dovuta all'assunzione di alcuni farmaci che agiscono sul recettore di questo neurotrasmettitore, oppure causata da lesioni cerebrali, processi infettivi e infiammatori.

Terapie
Il primo approccio farmacologico al Parkinson è la somministrazione dei precursori della dopamina (levodopa) o di molecole che ne imitano l'attività (dopaminergici) e ne inibiscono la degradazione. La terapia riesce a migliorare la qualità di vita del paziente che può tornare alle condizioni iniziali anche se l'uso prolungato di questi medicinali può dare effetti collaterali gravi come le discinesie (movimenti bruschi e involontari), a bassi dosaggi. Sul lungo termine la levodopa porta inoltre a una condizione definita on/off, con fluttuazioni dal punto di vista motorio caratterizzata da alternanza di mobilità e blocco dei movimenti. Alle classiche forme farmaceutiche orali si affiancano quelle a rilascio prolungato, per via transdermica o per infusione. Va ricordato che una corretta alimentazione influenza il benessere e le performance del paziente. Si consiglia quindi di ridurre il consumo di proteine per approfittare al meglio delle terapie. In casi selezionati è possibile intervenire con la stimolazione cerebrale profonda, attraverso l'impianto di elettrodi nei nuclei del sistema extrapiramidale coinvolti nel movimento. Se eseguiti regolarmente, programmi specifici di fisioterapia contrastano il decorso della malattia e la lentezza dei movimenti migliorando postura e mobilità del paziente.

Domande essenziali
  • Ha notato cambiamenti nella calligrafia?
  • Ha difficoltà a eseguire operazioni che richiedono destrezza manuale?
  • Inciampa più spesso e fa fatica a iniziare il passo?

Bibliografia

www.neurologia.it 

AA.VV., Il manuale Merck di diagnosi e terapia. Quarta edizione italiana, Medicom

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