Terapie anti Covid-19, boom di studi spontanei: speranza negli anticorpi monoclonali
Proliferano a livello internazionale gli studi spontanei. Solo in Italia ne sono arrivati un centinaio sul tavolo dell'Aifa ma solo il 20% ha ottenuto parere favorevole dalla Commissione tecnico scientifica
«Contagiosa più del virus è la speranza che ci viene dalla ricerca». In questa frase di Stefano Bertuzzi, Ceo dell'American society of microbiology, si può sintetizzare il dibattito originato dal webinar Edra su "Pandemia Covid-19: la strada per una cura. L'impatto scientifico, sociale ed economico dei vaccini e delle terapie, oggi e domani'. A moderare l'ex ministro della Salute e parlamentare Beatrice Lorenzin.
Il punto sulla ricerca internazionale
«Non abbiamo ancora farmaci specifici anti Covid», spiega Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'Istituto Spallanzani, «e in questo senso stiamo ripercorrendo la strada fatta, a suo tempo, per Aids ed Ebola. In compenso proliferano, a livello internazionale, gli studi spontanei. Solo in Italia ne sono arrivati un centinaio sul tavolo dell'Aifa ma solo il 20% ha ottenuto parere favorevole dalla Commissione tecnico scientifica dell'Agenzia». E il caso del giorno, la terapia con plasma dei convalescenti? Ippolito ricorda che non si tratta di una nuova metodologia, esiste da anni ed è stata già utilizzata per il virus Ebola: «Questo non significa che non funzioni, ma al momento il numero di pazienti Covid-19 sui quali è stata sperimentata è troppo limitato per trarre delle conclusioni attendibili». Posizione condivisa da Giuseppe Novelli, genetista e docente a Roma Tor Vergata, per il quale la frontiera terapeutica che al momento sembra suscitare le maggiori speranze è quella degli anticorpi monoclonali: «Non ci sarà un vaccino a breve, ma vogliamo portare in Italia la sperimentazione clinica e la produzione degli anticorpi monoclonali contro il Covid-19». Gli fa eco Pier Paolo Pandolfi, della Harvard Medical School di Boston: «Gli anticorpi monoclonali inattivano il virus, li abbiamo già sperimentati con successo contro l'Ebola. Inoltre, sono meno costosi e impegnativi dei vaccini. Il problema semmai è di avviare sperimentazioni multicentriche che coinvolgano l'Italia, altrimenti il nostro Paese disporrà di terapie di seconda mano». Sul tema vaccini emerge una certa uniformità di giudizio tra gli specialisti: parecchi sono in fase di studio ma anche qualora alcuni "arrivino in porto" c'è poi il tema cruciale della loro somministrazione a enormi strati della popolazione mondiale. «Senza contare», sottolinea Bertuzzi, «che si tratta di un virus a noi del tutto sconosciuto e che può mutare. Nessuno di noi aveva alcuna forma di immunità verso di esso, ragione di più per non abbassare la guardia. Anche sul piano dei test sierologici non esistono al momento certezze».
Open data e governance in sanità
La condivisione dei dati a livello globale è la strada maestra della comunità scientifica internazionale, tanto più necessaria in tempi di pandemia. Ma, sul piano nazionale, i tempi di reazione sono molto più lenti. Ippolito, da un lato, riconosce alla sanità italiana il merito di avere raddoppiato in poche settimane il numero di posti letto dedicati alla terapia intensiva. Dall'altra non usa mezze parole: «Bisogna abolire il titolo V della Costituzione» (quello modificato nel 2001, che conferisce grande autonomia alle Regioni in materia di sanità). «Non si possono gestire le malattie infettive a livello regionale, nelle emergenze occorre una catena corta di comando, come sta accadendo in Germania». Che pure è composta da entità amministrative molto autonome come i Laender. Conclude i lavori Lorenzin: «Gli interventi di oggi sottolineano che sul fronte delle azioni contro il virus e di prevenzione ci deve essere una linea nazionale, anzi continentale. Dobbiamo adeguare le nostre istituzioni sanitarie alle emergenze e alle sfide che ci sta ponendo un mondo sempre più globalizzato. Il tema degli open data lo portiamo avanti da anni e ci servirà per sviluppare la nostra ricerca clinica e sperimentale».
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A cura di Redazione Farmacista33
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