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Farmacisti

12 Maggio 2020

Mascherine, Farmacie: contro di noi accuse ingiuste, gravi e infanganti. La replica di Arcuri

di Lara Figini


I farmacisti non sono più disposti a essere incolpati ingiustamente sulla gestione delle mascherine della Protezione civile e sulla attuale carenza dei dispositivi di protezione. La nota di Federfarma

I farmacisti non sono più disposti a essere incolpati ingiustamente sulla gestione delle mascherine della Protezione civile e sulla attuale carenza: Istituzioni, Politica e Governo prendano le distanze dalle accuse, gravi e inaspettate, del Commissario Arcuri ai farmacisti e ai distributori di non mettere a disposizione della collettività le mascherine. È quanto chiede Vittorio Contarina, presidente di Federfarma Roma, Federfarma Lazio e vicepresidente nazionale in un comunicato stampa inoltrato ai colleghi con il suggerimento di stamparlo ed esporlo nelle vetrine delle farmacie: "Forse così finalmente la cittadinanza sarà meglio informata della situazione delle mascherine e dei comportamenti assunti da un importante esponente delle Istituzioni come il Commissario per l'emergenza" sottolinea nella nota.
«Chiedo ufficialmente le scuse e la solidarietà da parte delle Istituzioni, ai farmacisti italiani - scrive Contarina - Pretendiamo rispetto da parte dello Stato, se non altro per i colleghi che si sono sacrificati dando la vita per il proprio Paese». Ma la polemica non sembra destinata a spegnersi, in quanto lo stesso commissario Domenico Arcuri, in conferenza stampa, oggi, ha sottolineato: «Gli italiani vanno al supermercato e trovano le mascherine. Nelle farmacie, no. Faccio fatica a prendermi colpe che non ho se nelle farmacie non trovano le mascherine».

Speculazioni in farmacia, casi isolati amplificati dai social

Il comunicato del sindacato ripercorre i vari passaggi della vicenda. Ricorda che nei primi momenti, il forte aumento di domanda di mascherine, oltre a una drammatica carenza su tutto il territorio nazionale, «ha comportato un aumento vertiginoso dei prezzi alle farmacie, che hanno acquistato dai fornitori mascherine a un costo 10 volte superiore a quello usuale». E dall'elevato costo a monte c'è stato «inevitabilmente un aumento del prezzo delle mascherine anche all'utente finale che, ignaro della speculazione a monte della filiera, se la prendeva con i farmacisti al banco, sempre che fosse così fortunato da trovare una farmacia che ne fosse provvista». Poi ci sono stati i «necessari controlli da parte dei Nas e della Guardia di Finanza, a tappeto in tutta Italia, anche più volte a farmacia, al fine di controllare i prezzi e le modalità di dispensazione delle mascherine». I farmacisti, prosegue Contarina, «sono stati additati da molti come approfittatori e affamatori del popolo, quando si contano sulle dita di una mano le multe elevate e nell'ordine di una trentina di casi su 19.000 farmacie in Italia, cioè lo 0,15%. Ma ai tempi dei social basta far girare uno scontrino di un farmacista scorretto che nel giro di un giorno fa il giro del web, così sembra che tutti i farmacisti d'Italia siano degli approfittatori». Federfarma ha deciso di cacciare dal Sindacato le «sparute mele marce e di costituirsi parte civile nei confronti di questi colleghi in un eventuale processo».
Intanto, per trovare quantitativi adeguati alla richiesta, era stata attivata l'importazione ma anche la gestione della certificazione delle mascherine importate non ha trovato una sua linearità: «Ma chi fa entrare in Italia queste mascherine non dovrebbe avere il compito di controllare questo aspetto?» domanda provocatoriamente Contarina. E ciò accadeva nella fase più acuta dell'emergenza con numerosi farmacisti che «si ammalavano e morivano, perché costretti a lavorare senza protezioni in situazioni drammatiche, perché le mascherine - sottolinea Contarina - non le avevamo nemmeno per noi».

Prezzo fisso delle mascherine. L'Iva al 22% allo Stato

Si arriva al 27 aprile scorso, quando, prosegue il comunicato, senza interlocuzione né con Federfarma né con la Distribuzione, in conferenza stampa governativa, viene annunciato che dal giorno dopo le mascherine sarebbero state vendute a 50 centesimi. Ma sottolinea Contarina, «il costo medio delle mascherine per il farmacista in quel momento era di circa 1 euro. Come si fa a vendere milioni e milioni di pezzi di un prodotto sul quale una farmacia ci rimette 50 centesimi al pezzo? I farmacisti giustamente insorgono e finalmente il Commissario convoca un tavolo con aziende produttrici, Protezione Civile, distribuzione intermedia e Federfarma per correre ai ripari. Alla fine di questo incontro si decide che le farmacie avrebbero acquistato a 0,40 euro + Iva e avrebbero le avrebbero vendute a 0,50 euro + Iva. Nelle varie interviste, infatti, si parla sempre di 0,50 euro, ma poiché lo Stato sulle mascherine, fino a oggi, ha guadagnato il 22% di Iva (come se fossero beni di lusso), credo sarebbe stato più corretto dire che il prezzo finale - almeno fino a quando ci sarà l'Iva - è 0,61 euro». Ma ai cittadini era arrivato un altro messaggio: «Il Governo ha detto 50 centesimi mentre noi eravamo tenuti a venderle a 61 centesimi» e secondo Contarina si sarebbe dovuto togliere l'Iva fina da subito.
Oggi a due settimane dall'accordo le mascherine della Protezione Civile, «se arrivano, arrivano col contagocce. Il motivo è semplice. Troppi controlli, troppe regole, margini troppo bassi per chi le produce e per chi le importa, che ovviamente preferisce - per guadagnare di più - "dirottarle" verso altri Paesi come la Spagna, dove il prezzo finale delle mascherine è stato fissato a circa 1 euro. Il risultato: in questi Paesi hanno le mascherine, noi no. E in tutto questo qualcuno ha anche il coraggio di dare la colpa ai farmacisti italiani accusandoli addirittura di nasconderle per motivi economici».

Arcuri: farmacie vendano le mascherine che hanno, verranno ristorate

A stretto giro la risposta di Arcuri che oggi in conferenza stampa ha presentato i dati delle attività svolte finora e ha ribadito che «il prezzo delle mascherine chirurgiche fissato a 50 centesimi più Iva, quindi a 61 centesimi, resterà quello» ma ha aggiunto che «gli italiani vanno al supermercato e trovano le mascherine, nelle farmacie, no. Faccio fatica a prendermi colpe che non ho se nelle farmacie non trovano le mascherine» ha dichiarato. Secondo i dati presentati «dal 1° maggio Federdistribuzione, Confcommercio, Conad e Coop, con cui abbiamo stipulato nelle scorse settimane un accordo, hanno distribuito 19 milioni di mascherine chirurgiche ai cittadini, che le hanno pagate 0,50 centesimi più Iva». Il commissario punta l'indice sulla distribuzione farmaceutica e, come riporta la nota pubblicata dal Ministero della Salute, afferma: «Non è il commissario a dover rifornire le farmacie né tantomeno i loro distributori, così come non è il commissario a dover rifornire gli associati della Confcommercio o quelli di Federdistribuzione - ha chiarito Arcuri -. Ma mi sono impegnato in tutti e due i casi a integrare, ove possibile, le forniture che queste categorie si riescono a procurare attraverso le loro reti di approvvigionamento. Se le mascherine ci sono nei supermercati e non ci sono nelle farmacie, evidentemente c'è un difetto di una rete di approvvigionamento rispetto all'altra. Il prezzo non c'entra nulla. Né i farmacisti che, sono certo, continueranno a vendere tutte le mascherine di cui riusciranno ad approvvigionarsi. Detto questo ieri ho emanato un'Ordinanza che accelera le procedure per lo sdoganamento delle forniture che i distributori potranno acquisire dall'estero con il cosiddetto "svincolo diretto" e ringrazio per questo l'Agenzia per le dogane».
Arcuri ricorda che «per la distribuzione nelle farmacie è stato stipulato un accordo con la possibilità che il prezzo venga parzialmente supportato dal commissario, affinché i cittadini possano acquistare le mascherine al prezzo giusto».(SZ)

TAG: DISPOSITIVI DI PROTEZIONE, FARMACISTI, FARMACIE, DISPOSITIVI DI PROTEZIONE RESPIRATORIA, DISPOSITIVI INDOSSABILI, FARMACIE TERRITORIALI, COVID-19, MASCHERINE

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