Assistenza territoriale, medici specialisti: fondamentale il rapporto con le farmacie
Per mesi la farmacia è stata l'unico presidio sanitario sul territorio, "ora deve avere un ruolo primario nell'assistenza territoriale, comprese le campagne vaccinali". Il punto nel webinar della Fondazione Cannavò
«Per alcuni mesi la farmacia è stata l'unico presidio sanitario sul territorio. Un vero e proprio front-office del Servizio sanitario nazionale che ha saputo reggere l'impatto dovuto alla pandemia, facendo fronte alle esigenze di salute e di conforto psicologico dei cittadini». Così Luigi d'Ambrosio Lettieri, presidente della Fondazione Cannavò, in apertura del webinar sull'"Impatto del Covid 19 sulla farmacia e sullo sviluppo della Farmacia dei servizi", organizzato da Fofi e Fondazione Cannavò con il supporto di Edra. «Ora è il momento di ripartire e il sistema farmacia deve avere un ruolo primario nella riorganizzazione delle cure territoriali, compresa la possibilità di partecipare alle campagne vaccinali».
Nel post Covid maggiore interazione tra farmacisti e medici
Un concetto ribadito anche da Andrea Mandelli, parlamentare e presidente della Fofi: il post Covid deve essere all'insegna di una maggiore interazione tra farmacisti, medici di medicina generale e infermieri, oltre che dell'abbandono di vecchi schemi, come quello sul fatto che le farmacie debbano rimanere estranee all'ambito delle vaccinazioni, quando esse sono già coinvolte in molti Paesi stranieri. Punto sul quale converge anche il presidente eletto della Associazione medici diabetologi Graziano di Cianni: «Abbiamo sempre avuto un'ottima sinergia con le farmacie e considero importante il loro contributo anche nelle campagne vaccinali. Ritengo anzi che, per quanto riguarda i pazienti diabetici, la prossima vaccinazione antinfluenzale debba essere per loro obbligatoria. Non dimentichiamo che il 30% dei pazienti con Covid-19 in terapia intensiva era affetto da diabete. Altro punto nevralgico dovuto alla pandemia, la difficoltà di molti diabetici ad approvvigionarsi dei necessari presidi, in quanto distribuiti da strutture pubbliche». E qui l'utilità della modalità distributiva "per conto" risulta evidente, a prescindere dall'emergenza Covid. «Nella desertificazione degli ambulatori e dei pronto soccorso in molti centri urbani le farmacie erano gli unici presidi sanitari aperti al pubblico», sottolinea Leonardo Sechi, tesoriere della Società italiana ipertensione arteriosa. «Per quanto riguarda poi la nostra disciplina, i centri antipertensione hanno sempre avuto un rapporto molto stretto e proficuo con le farmacie». Il supporto alla cronicità è essenziale, dopo questi mesi in cui il malato cronico è stato un po' dimenticato. «Non dimentichiamo che l'aderenza alla terapia negli ipertesi raggiunge a stento il 40%».
L'emergenza ha accelerato la digitalizzazione
Il segretario di Federfarma Roberto Tobia pone l'accento sul fatto che la crisi ha accelerato i processi di digitalizzazione avviati con fatica in passato: dematerializzazione della ricetta, implementazione del Fascicolo sanitario elettronico e del Dossier farmaceutico. «Ma il problema di fondo resta quello delle diverse velocità, ovvero della presenza di ventuno sanità regionali con differenti gradi di efficienza e di organizzazione». Una posizione che trova d'accordo anche D'Ambrosio Lettieri, di Cianni e Sechi. Luca Pani - docente di Psichiatria a Miami e di Farmacologia a Modena-Reggio Emilia - offre invece una visione globale del mondo post Covid: decine di milioni di persone nel mondo rischiano il posto di lavoro, in parte per la pandemia, in parte per il progredire vertiginoso delle nuove tecnologie, compresa la telemedicina. «Dobbiamo allora pensare a una riqualificazione dei lavoratori e a un modo diverso di intendere l'impresa, sul quale anche la farmacia italiana deve riflettere: innovazione, dinamismo aziendale, capacità, e flessibilità, della forza lavoro». Quanto alle vaccinazioni antinfluenzali, dovrebbero essere obbligatorie, «onde evitare i rischi connessi al sovraffollamento degli ospedali». Allarga lo spettro della presa in carico territoriale la presidente della Società italiana di farmacia ospedaliera Simona Creazzola: «Deve contemplare i farmacisti ospedalieri e di comunità ma anche quelli delle Rsa e delle strutture pubbliche in genere. Quello della distribuzione per conto è un canale importante, ma sconta anch'esso la mancanza di uniformità tra i diversi servizi sanitari regionali».
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A cura di Redazione Farmacista33
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