Farmacisti
22 Ottobre 2022«Il mondo della farmaceutica sta cambiando moltissimo, l'innovazione è sempre più rapida: nel mondo ci sono 80 farmaci innovativi in rampa di lancio e 10.000 in fase di sviluppo. E sono tutte terapie personalizzate, per buona parte di ambito oncologico. Ma di fronte a questi enormi progressi scientifici in Italia siamo vittima di una vecchia mentalità, si parla ancora in termini ragionieristici, si discute di tetti di spesa, di silos, concetti che risalgono a decenni fa. E non ci si rende conto che la tutela della nostra filiera del farmaco è anche una questione di sicurezza nazionale. Servono nuove competenze e, molto spesso, nuove persone nell'apparato amministrativo».
Per oltre dieci anni presidente di Farmindustria e ora ai vertici di On Radar della Fondazione Internazionale Menarini, Massimo Scaccabarozzi non nasconde i suoi timori: i fondi del Pnrr per la sanità sono ingenti, ma poi bisogna saperli usare, occorrerebbe investirli nelle persone, nei processi, nelle competenze, ma l'impostazione è diversa. Questioni di scottante attualità di cui si parla nel convegno di FarmacistaPiù dedicato a "Futuro prossimo degli scenari farmaceutici tra clinica e ricerca, farmacia e industria". La filiera nazionale del farmaco ha dato grande prova durante la pandemia - ricorda Scaccabarozzi - «ma ora la congiuntura è difficile, tra rincari energetici e difficoltà di approvvigionamento delle materie prime. E non parlo solo di principi attivi ma anche di componentistica per le macchine industriali, per esempio. Oltre il 70% dei principi attivi è di produzione cinese o indiana. Adesso la Cina sta puntando sulle biotecnologie e delocalizzando la produzione di tali principi. E se un domani decidesse di non esportare più? È in gioco la sostenibilità di tutto il sistema. Dobbiamo fare filiera, unire tutti gli stake holder, trovare battaglie comuni».
«In dieci mesi abbiamo avuto la sequenza del virus SarsCov-2 e la prima inoculazione del vaccino contro di esso. La convergenza tra ricerca e cura è stata massima, grazie anche all'efficienza e flessibilità dell'Fda». La sintesi di Luca Pani - ex dg Aifa, oggi docente alle Università di Miami e Modena-Reggio Emilia - è efficacissima: l'operato dell'agenzia regolatoria americana ha consentito di far partire la campagna vaccinale in tempi record. In generale Fda rappresenta un modello da seguire, anche nei passi che sta facendo per introdurre linee guida in tema di real world experience e "farmaci" digitali. In Europa e in Italia le cose si muovono molto più lentamente. In particolare, «nel nostro Paese si sono destinati 80 milioni di euro per lo sviluppo di un vaccino nazionale, mentre negli Usa l'amministrazione Trump ha investito 10 miliardi di dollari». Quanto alla partnership pubblico-privato nella ricerca, «il principio è ottimo ma in Italia tuttora manca una normativa snella che la renda più agevole da realizzare».
La testimonianza di Giovanni Monti - senior Vice President Healthcare Services di Walgreens Boots Alliance e docente alla London School of Economics - è una panoramica sul mondo anglossasone, dove alcune sperimentazioni sono realtà consolidate e «la farmacia è già diventata un nodo centrale della rete necessaria a fare ricerca. Per esempio, le farmacie Walgreens negli Stati Uniti partecipano al progetto gevernativo Allo of us, mentre quelle Boots nel Regno Unito fanno parte di Our future health, che raccoglie dati sanitari su 5 milioni di pazienti. E le stesse retail clinic che si stanno diffondendo negli Stati Uniti con marchio Walgreens servono a favorire un migliore accesso dei cittadini alle prestazioni sanitarie».
Giuseppe Tandoi
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