Europa
13 Luglio 2023 Il Report dell’Ecdc rivela che alcune mutazioni di Covid-19 portino a resistenza parziale o completa di antivirali e anticorpi monoclonali, anche del farmaco Paxlovid

"Sars-CoV-2 ha infettato milioni di persone in tutto il mondo dall'inizio della pandemia e nuove varianti probabilmente continueranno ad apparire e ad avere un impatto sulla situazione epidemiologica regionale e globale. Quelle emerse di recente, alcune delle quali hanno caratteristiche antigeniche alterate, possono sviluppare resistenza ai farmaci antivirali o agli anticorpi monoclonali esistenti e possono eludere l'immunità naturale o indotta dal vaccino". A evidenziarlo è l'Ecdc, Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, in un report in cui fornisce una revisione non sistematica della letteratura disponibile in materia per i farmaci autorizzati nell'Ue/Spazio economico europeo. Lo riporta Doctor33.
Alcune mutazioni di Covid-19 sono più resistenti ai farmaci, anche a Paxlovid
Dalla revisione emerge come alcune specifiche mutazioni portino "a resistenza parziale o completa" anche alla pillola antivirale "Paxlovid* (nirmatrelvir/ritonavir), causando preoccupazioni riguardo alla ridotta efficacia di questo farmaco contro Sars-CoV-2", evidenzia l'Ecdc.
Il documento offre un quadro delle mutazioni del virus che conferiscono una ridotta suscettibilità ad antivirali e monoclonali. "I farmaci antivirali e gli anticorpi monoclonali (mAb) somministrati separatamente o come 'cocktail' di terapia combinata - evidenzia l'Ecdc nella sintesi - hanno fornito uno strumento prezioso per combattere Covid-19. I dati di sorveglianza, insieme ai dati sulla suscettibilità al trattamento antivirale, possono guidare le decisioni cliniche sulla selezione della migliore terapia per il paziente". Decisioni per esempio "sull'opportunità di sospendere alcuni degli anticorpi monoclonali sviluppati o di utilizzare combinazioni diverse". Eventuali resistenze a questi trattamenti possono infatti avere effetti clinici e implicazioni per la salute pubblica, "quindi gli sforzi per rilevare nuove varianti emergenti del virus e per sviluppare farmaci efficaci dovrebbero continuare. Il monitoraggio della carica virale e della suscettibilità antivirale, soprattutto in pazienti immunocompromessi, continueranno ad essere importanti per identificare, valutare e contrastare rapidamente questa resistenza emergente ai trattamenti antivirali e/o terapeutici disponibili".
La revisione ha identificato le mutazioni che causano riduzione da moderata a elevata della suscettibilità a Paxlovid
Per la revisione sono state analizzate 258 pubblicazioni sui quattro monoclonali approvati e 23 pubblicazioni sui farmaci antivirali. Gli studi hanno appunto identificato le mutazioni che hanno conferito una riduzione da moderata a elevata della suscettibilità a Paxlovid, e hanno indicato una capacità di neutralizzazione molto ridotta del monoclonale casirivimab/imdevimab per tutti i lignaggi secondari di Omicron inclusi nel report. I sottolignaggi BA.1, BA.2 e BA.5 hanno mostrato un'elevata riduzione della suscettibilità al monoclonale regdanvimab, mentre sotrovimab ha mostrato un'elevata efficacia di neutralizzazione contro la maggior parte delle varianti di Sars-CoV-2, ma una moderata riduzione dell'attività di neutralizzazione per BA.2, BA.4 e BQ.1.1 (Cerberus). Per Evusheld* (tixagevimab/cilgavimab) è stata osservata un'attività di neutralizzazione altamente ridotta contro i sottolignaggi BQ.1 e BQ.1.1.
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