Sanità
09 Febbraio 2024 Una convenzione ‘ponte’ con una parte normativa “essenziale” e gli adeguamenti economici attesi. La medicina di famiglia si cala nelle aggregazioni funzionali territoriali

A sorpresa, dopo l’accordo degli specialisti ambulatoriali, la Sisac definisce con i sindacati Fimmg, lo Snami guidato da Angelo Testa, Smi e Fmt l’accordo nazionale dei medici di medicina generale 2019-21. Una convenzione ‘ponte’ con una parte normativa “essenziale” e gli adeguamenti economici attesi. La medicina di famiglia si cala nelle aggregazioni funzionali territoriali e si rende operativo il ruolo unico con cui si assegnano sia ore sia scelte allo stesso medico. Non si parla invece ancora di lavoro in casa di comunità o di assistenza domiciliare nei termini previsti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Questo perché l’accordo attinge a fondi relativi a periodi antecedenti al PNRR. Però per l’attività oraria dei medici nelle case di comunità le regioni possono muoversi già ora pescando le risorse dai fondi per il personale stanziati dalla Finanziaria 2021 (un miliardo di euro totali dal 2026). Per i certificati d’infortunio resta disponibile, al netto della parte destinata ai medici ospedalieri, la quota di 25 milioni stanziata dalla Finanziaria 2018. Lo riporta Doctor33.
Aumenti
L’accordo prevede un aumento del 3,78% tra quota capitaria e variabile, come indicato dalla Finanziaria per il recupero dell’inflazione. Gli incrementi sono quelli fissati dalle finanziarie 2018-19-20, in totale 1,3 euro/assistito/anno a decorrere da aprile 2019, altri 1,3 da luglio ’19, che salgono a 2 euro dal 2020 e a regime, dal 2021, euro 3,78 di cui 0,7 euro di indennità di vacanza contrattuale. Per un 30% andranno in quota capitaria e per il restante 70% remunereranno la quota variabile relativa alle funzioni disciplinate negli accordi regionali.
«Recuperiamo buona parte del ritardo accumulato, aggiornando i compensi al 2021 e recuperando 5 anni di arretrati», dice il segretario generale Fimmg Silvestro Scotti. «Parliamo di più di 700 milioni, ovvero circa 15 mila euro per un massimalista. Soldi accantonati negli anni dalle regioni e che non aumentano la spesa pubblica prevista. Inoltre, per la prima volta sono state negoziate risorse nuove: quelle stanziate per le certificazioni Inail nonché l’importante incremento della quota oraria per le attività previste dal Pnrr». L’attuazione del ruolo unico «garantisce a ogni medico il tempo pieno, nel rispetto dei diritti acquisiti per i medici già convenzionati. Sono risolte anche le contraddizioni sui modelli di autonomia di gestione: gli studi medici potranno anche ospitare gli specialisti per la presa in carico dei pazienti cronici. E vengono definiti gli strumenti per consentire alle Regioni di assegnare sulla base di intese maggiori risorse per l’assistenza domiciliare programmata e integrata».
Tutele
Pina Onotri, Segretario Generale del Sindacato Medici Italiani – che prima di firmare sottoporrà il testo a Direzione e Segreteria nazionale – sottolinea come per la prima volta un accordo riporti «aperture sulle nuove tutele del lavoro. Sono state accolte nostre rivendicazioni quali l’istituzione di un Tavolo permanente in Sisac sui tempi di conciliazione vita-lavoro e pari opportunità». E poi, «malattia ed infortuni non sono più considerati come sospensione dal servizio ai fini della valutazione dei punteggi delle graduatorie; ciò per non penalizzare quei professionisti impossibilitati a svolgere la propria attività. Abbiamo ottenuto, inoltre che sia riconosciuta la modalità di vista in telemedicina per le aree disagiate e per le donne medico in gravidanza, con figli fino a 3 anni di età, che potranno così lavorare in smart working». Se «con la declinazione del ruolo unico che vedrà piena attuazione per i nuovi incarichi, è in atto una profonda riorganizzazione della medicina generale», resta però ferma «la possibilità per i medici già convenzionati «di mantenere inalterata la propria forma contrattuale».
Un accordo ponte
Francesco Esposito, segretario nazionale FMT Federazione Medici Territoriali, sottolinea come «si siano disciplinate meglio le forme associative, anche con l’aumento del massimale a 1800 pazienti, rendendo AFT e Unità complesse di cure primarie centrali per la presa in cura dei pazienti. Si interviene poi sul rapporto unico e si consente ai medici in pensione di fare sostituzioni». Alla firma era presente Marco Alparone, presidente del Comitato di Settore Regioni-Sanità che, come sottolineano Scotti ed Esposito, ha sottolineato l’importanza di porre al più presto le basi per emanare il nuovo atto di indirizzo per il prossimo accordo 2022-24. Da Scotti anche un ringraziamento al coordinatore Sisac, Marco Caroli, e alla sua delegazione «per l’efficace gestione dei tavoli separati e la realizzazione della necessaria sintesi negoziale».
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