Sanità
29 Aprile 2024In un’indagine condotta da Altroconsumo su oltre 1.100 cittadini intervistati sulle prenotazioni di viste o esami con il Servizio Sanitario Nazionale ha raccolto diverse criticità

In un’indagine sulle liste d’attesa, condotta da Altroconsumo su oltre 1.100 cittadini intervistati sulle prenotazioni di viste o esami con il Servizio Sanitario Nazionale nel corso dell’ultimo anno, 950 hanno risposto di aver avuto difficoltà, la metà ha deciso infine di rivolgersi a un privato, tra le criticità il contatto con i Cup, tra le visite più difficili da prenotare anche quelle dermatologiche per il controllo dei nei, attese troppo lunghe, spesso oltre la scadenza della ricetta, e per tanti anche le strutture ospedaliere troppo lontane
Le visite e gli esami più problematici
Gran parte dei problemi si sono registrati con le visite specialistiche (per 2/3 delle segnalazioni ricevute): in particolare, le visite più citate sono quella oculistica (circa 180 segnalazioni) e dermatologica (circa 100, per lo più riguardanti il controllo dei nei). Tra gli esami più segnalati abbiamo ecografie soprattutto dell’addome, della tiroide, della mammella e della spalla (circa 150), risonanze magnetiche, Tac (circa 100) e gastroscopia (circa 25). In realtà questo elenco non sorprende: visite oculistiche e dermatologiche, gastroscopie ed ecografie dell’addome sono da sempre le prestazioni che i cittadini pagano di più di tasca propria, prenotando nel privato, come confermano anche gli ultimi dati di Agenas (Agenzia nazionale per i Servizi sanitari regionali) sull’attività intramoenia, cioè l’attività privata degli ospedali pubblici.
Attesa eccessiva, Cup inaccessibili e distanza dalla struttura
Il problema delle attese eccessive riguarda la grande maggioranza degli intervistati; è impossibile per tanti fare visite ed esami nei tempi suggeriti dal medico, anche quando c’è un’urgenza indicata sulla ricetta (117). Ma colpisce che circa 1/4 di queste segnalazioni (263) riguardi l’impossibilità di prenotare una visita o un esame per via delle agende chiuse: una pratica che è vietata dalla legge.
Circa 1/4 dei cittadini che hanno avuto problemi, per avere l'appuntamento nei tempi prescritti dal medico, avrebbero dovuto recarsi in una struttura scomoda, talvolta lontana anche 100 km o più da casa, perché nella loro provincia il primo posto sarebbe stato disponibile solo dopo molti mesi.
Questo accade perché i cosiddetti “ambiti territoriali di garanzia”, in cui i Cup possono prenotare le prestazioni, possono essere vasti. Seppur lecito, per molti è un disagio molto forte, se non un ostacolo alle cure, e questa pratica disattende il rispetto di quel “principio di prossimità e raggiungibilità” che viene citato dal Piano nazionale di governo delle liste d’attesa.
Anche le difficoltà a contattare il Cup (Centro unico di prenotazione regionale) sono denunciate frequentemente, visto che più di 1/5 degli intervistati dice di averle avute, tra attese molto lunghe, numeri sempre occupati e linea che cade dopo aver atteso inutilmente. Ma purtroppo, sulle attese al telefono con il Cup, non sono previste particolari tutele.
A fronte delle difficoltà che si incontrano nella sanità pubblica, metà degli intervistati che ha segnalato problemi ha deciso alla fine di rivolgersi ai privati. E su questo ultimo punto Altroconsumo chiosa: “Le strutture private non possono rappresentare la soluzione al problema delle liste d’attesa: intanto perché implicano una spesa da parte dei cittadini che si dovrebbe poter evitare, poiché la salute è un diritto costituzionale e tutti contribuiscono con le proprie tasse al finanziamento del SSN. Al contrario si tratta invece di un costo che sta diventando sempre più insostenibile per gli italiani. Al momento, invece, l’unica alternativa concreta per chi non ricorre al privato è attendere mesi e mesi per recarsi in strutture molto scomode oppure rinunciare a curarsi, come denuncia 1/10 circa delle persone interpellate”.
Ministro Schillaci: tra 15 giorni decreto su liste d'attesa
Sulle criticità delle liste d’attesa è intervenuto recentemente il ministro della Salute Orazio Schillaci: “Le liste d'attesa sono un problema annoso italiano. Stiamo preparando e lavorando a un decreto per combattere le liste d'attesa, lo presenteremo nei prossimi 15 giorni. Abbiamo la preziosa collaborazione dell’Istituto superiore di Sanità per mettere a punto finalmente delle linee guida che siano univoche su tutto il territorio nazionale, che diano certezza ai medici che prescrivono gli esami senza rischiare nulla”. Schillaci ha ricordato che non esiste un sistema di monitoraggio delle liste d'attesa: "Vogliamo che Regione per Regione, con una regia centrale, si possa controllare dove e quali prestazioni mancano. Perché, se vogliamo intervenire realmente e risolvere un problema, dobbiamo sapere dove mancano le prestazioni e quali mancano. Solo partendo da questo si può cercare di rispondere alle domande
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