Politica sanitaria
18 Luglio 2024Presentato nel corso di un convegno al Senato l’Intergruppo parlamentare sulla prevenzione e le emergenze sanitarie nelle aree interne del Paese. Schillaci: un supporto dal Pnrr e dalle farmacie

Quando si parla di aree interne si parla di una realtà che riguarda oltre il 60 per cento del territorio nazionale, 4.000 Comuni e 13 milioni di abitanti, il 22,7 per cento della popolazione italiana. Non solo, si parla anche di una popolazione che per un quarto è over 65 e di circa un milione di abitanti con patologie croniche. La questione è annosa: spopolamento progressivo di quelle aree, impoverimento del tessuto socio-economico, carenze evidenti nell’assistenza sanitaria, perdita di un patrimonio culturale legato alle comunità una volta esistenti.
Ora su questi temi nasce, presentato ufficialmente al Senato, l’Intergruppo parlamentare sulla prevenzione e le emergenze sanitarie nelle aree interne del Paese. Parlamentari di varia estrazione uniti per discutere e possibilmente proporre soluzioni condivise. A presiedere l’Intergruppo i senatori Guido Quintino Liris, membro della V Commissione permanente del Senato (Bilancio), e Daniela Sbrollini, vice presidente della X Commissione permanente del Senato (Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale).
Le misure del Pnrr
Nel suo intervento il ministro della Salute Orazio Schillaci ricorda che «il 30% delle Case di comunità e il 20% degli Ospedali di comunità previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza sono destinati alle aree interne. In particolare sono 468 i cantieri delle Cdc avviati». Ma il ministro non nasconde che il vero problema è trovare personale sanitario disposto a trasferirsi in contesti un po’ disagiati e lontani dai centri urbani. «Da un lato», sottolinea, «abbiamo dato valore alle farmacie come presidi di prossimità, dall’altro è in discussione un Ddl sulla valorizzazione delle zone montane, contenente norme che incentivano la presenza del personale sanitario». Non è facile fermare un processo di spopolamento in corso da anni ma, fa notare Schillaci, «con la rimodulazione del Pnrr abbiamo aumentato di 250 milioni le risorse destinate all’assistenza domiciliare e di 500 milioni quelle per la telemedicina».
Molto amara l’analisi di Nello Musumeci, ministro per la Protezione Civile e le Politiche del mare: «L’Italia non è un Paese che sa fare prevenzione, non abbiamo mai avuto una cultura del rischio. Le aree interne sono rimaste sempre ai margini delle agende politiche, di ogni orientamento, altrimenti non sarebbero in atto questi processi di desertificazione. Alcune aree interne sono diventate grandi parcheggi di anziani». Un capitolo a parte meritano le Isole minori, «nelle quali vivono 240.000 italiani di serie B: senza medici, senza strutture sanitarie, spesso senza nemmeno una logistica idonea agli interventi di emergenza»
Dell’Intergruppo fa parte anche la senatrice Beatrice Lorenzin, al lungo ministro della Salute, che allarga lo sguardo oltre i confini nazionali: «Dal 2012 in Europa si sé perso il 7% dei posti letto, in seguito a politiche condizionate dal controllo del deficit pubblico e dalla sostenibilità complessiva del sistema. Nello stesso periodo in Italia sono stati tagliati ventimila posti letto. Nel frattempo la medicina è cambiata e la tecnologia ha fatto passi avanti. Abbiamo puntato sul modello hub e spoke, ma siamo ancora indietro sulla medicina territoriale. Bisogna trovare maggiori risorse se si considera davvero la sanità una priorità».
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