Europa
28 Maggio 2025Le principali organizzazioni europee di farmacisti (PGEU), medici (CPME) e infermieri (EFN) lanciano un appello congiunto ai decisori politici per affrontare con urgenza la carenza di personale sanitario. Chiedono azioni concrete su tre fronti: Reclutamento, Retention e Resilienza

Retribuzione equa, equilibrio tra lavoro e vita privata, elevati standard di istruzione e formazione e aumento degli investimenti nelle aree rurali o con carenze sanitarie sono alcune delle richieste che le associazioni europee di rappresentanza di farmacisti (Pgeu), medici (CPME) e infermieri (EFN) hanno raccolto in una dichiarazione congiunta rivolta ai decisori politici europei e nazionali affinché diano priorità al personale sanitario "prendendosi cura di chi si prende cura di chi si prende cura" (caring for those who care).
Le tre associazioni, che rappresentano oltre 5 milioni di professionisti, sottolineano come la “prolungata negligenza degli Stati membri li abbia lasciati impreparati alla pandemia di Covid-19, che ha ulteriormente aggravato le carenze di personale sanitario”. La situazione è ulteriormente aggravata dal fatto che nessuna iniziativa sia riuscita a ridurre la carenza di operatori sanitari che “stanno abbandonando in gran numero la professione, rifiutandosi di lavorare in condizioni di scarsa sicurezza e senza un adeguato riconoscimento”.
La loro richiesta sono azioni concrete urgenti e recepimento delle raccomandazioni sulle 3R: Reclutamento, Retention (fidelizzazione, mantenimento del personale) e Resilienza.
Le associazioni chiedono di mantenere gli standard di istruzione e qualifiche stabiliti dalle direttive europee: “qualsiasi riduzione dei suoi requisiti avrà un impatto negativo sulla qualità e sulla sicurezza dell’assistenza ai pazienti nell’UE. Il contenuto e la durata della formazione degli operatori sanitari non dovrebbero essere compromessi per far fronte alla carenza di personale nel settore sanitario. Un’istruzione e una formazione di alta qualità sono essenziali per garantire l’attrattiva delle professioni sanitarie”. Inoltre, vanno garantiti, laddove previsto, “tutoraggi di alta qualità per gli studenti delle professioni sanitarie, garantendo una transizione graduale dallo studio alla vita lavorativa. Questo è fondamentale per mantenere l’attrattiva della formazione per i nuovi assunti”. Le sigle criticano anche il ricorso ad “assunzioni internazionali non sostenibili e non etiche per colmare le carenze di personale sanitario nazionale”.
Il messaggio delle sigle parla chiaro: “Un cattivo equilibrio tra lavoro e vita privata e una retribuzione inadeguata che non riflette le loro competenze e responsabilità, svolgono un ruolo cruciale nel determinare la carenza di personale in tutta l'UE”. E chiedono all’Europa di monitorare il rispetto delle direttive sull'orario di lavoro, e “garantire una retribuzione adeguata per tutti gli operatori sanitari, insieme a concrete prospettive di carriera e piani di sviluppo professionale”.
Toccano anche il tema della sicurezza del personale a vari livelli incluso quello della “violenza psicologica e fisica”. Quanto accaduto dalla pandemia in poi ha creati ambienti di lavoro “ostili e non sicuri” e una “grave crisi di salute mentale nel personale sanitario e ha avuto un impatto significativo sugli attuali tassi di abbandono delle professioni sanitarie”. L'UE deve sostenere programmi di prevenzione e promozione di “politiche di tolleranza zero contro la violenza nell'assistenza sanitaria”.
Infine, sollecitano una revisione del Recovery and Resilience Facility (RRF) per affrontare meglio la carenza di personale sanitario in quanto “attualmente, i piani nazionali per la ripresa e la resilienza non si concentrano chiaramente sulla gestione della carenza di personale sanitario. Si richiede alla Commissione europea di potenziare il RRF per aumentare quantità e qualità del personale sanitario, in linea con i cambiamenti demografici e l’aumento dei pazienti complessi.
Inoltre, si sollecita un aumento dei fondi di coesione sociale per migliorare il reclutamento e la permanenza del personale sanitario nelle aree rurali e svantaggiate, dove si registrano gravi carenze e la formazione di "deserti sanitari".
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