Manovra 2026
03 Novembre 2025Per il presidente di Assofarm Pieri, il Ddl Bilancio 2026 segna un passo decisivo verso la stabilizzazione della farmacia dei servizi nel Ssn, con linee guida ministeriali per l’attuazione e una base finanziaria portata a 50 milioni annui dal 2026

Se quanto inserito nel Ddl Bilancio “passerà indenne l’iter parlamentare, sancirà un rafforzamento senza precedenti del nostro mondo, ponendolo in una posizione di rilievo mai vista prima all’interno della sanità territoriale italiana”. A tornare sull’Articolo 68, dedicato ai servizi in Farmacia in cui è scritto che “sono stabilmente integrati nel Servizio sanitario nazionale (SSN)” e che le farmacie sono riconosciute come strutture eroganti prestazioni sanitarie e sociosanitarie, da esercitare “anche in sinergia con gli altri professionisti sanitari” è il presidente di Assofarm Luca Pieri che mette in luce “la portata politica di queste parole”.
Pieri richiama il “passaggio chiave in termini di implementazione dei servizi” che sono le linee guida che adotterà il Ministero della Salute “al fine di definire i requisiti per lo svolgimento delle predette prestazioni”. Per quanto complesse comporteranno “impegni e costi sicuramente inferiori rispetto a quanto si sarebbe reso necessario se fosse rimasto l’obbligo di accreditamento al SSN, ipotesi che in precedenza era stata caldeggiata da altri stakeholder sanitari. Anche in questo caso, quindi, sottolinea Pieri - il Ddl registra un importante punto a favore per le Farmacie”.
Dal punto di vista economico altro “elemento di grande importanza è l’innalzamento del budget destinato alla copertura dei servizi”. Si è passati dai 25 milioni di euro per le sperimentazioni una quota pari a 50 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2026, “una base finanziaria più robusta e stabile per la piena operatività dei nuovi servizi".
Altro capitolo importante per le farmacie sono le disposizioni che incidono direttamente sulla spesa farmaceutica dell’articolo 78 in cui c’è un “lieve ma significativo aumento del tetto della spesa farmaceutica convenzionata, che dal 2026 viene incrementato dello 0,05 per cento. Questo incremento va a mitigare, seppur parzialmente, l’inevitabile aumento dei volumi che si è osservato e che si osserverà a seguito dei delisting degli anni scorsi”.
L’unico elemento “critico” è la disposizione riguardante la remunerazione: “Il calcolo di quest’ultima si ferma al prezzo di 100 euro netto iva per confezione. Ciò significa che i medicinali di prezzo superiore subiranno una sorta di “commission cap” che avrà inevitabilmente conseguenze su bilanci delle nostre aziende” ma aggiunge, gli “impatti economici sono tutti da determinare”.
Per il presidente di Assofarm il fatto che di farmacia dei servizi “si parli esplicitamente in un documento di grande portata istituzionale come la Legge di Bilancio, e se non verrà fatta oggetto di grandi conflitti parlamentare, sancisce il fatto che i servizi in Farmacia non sono più solo nell’agenda delle figure politiche più sensibili al nostro mondo, in primis il Sottosegretario alla Salute on. Marcello Gemmato, ma è ormai patrimonio culturale di un’intera classe politica e sociale italiana”.
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