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21 Gennaio 2026La Fofi in audizione su legge delega chiede una riforma profonda dell’assetto ordinistico per rendere le professioni sanitarie più attrattive: più sussidiarietà e semplificazione, un sistema sanzionatorio efficace, revisione cariche e un’Ecm da ripensare in chiave realmente formativa

Per rendere le professioni sanitarie più attrattive ed efficaci nel contesto post-pandemico è necessaria una profonda riforma dell’assetto ordinistico che preveda una maggiore sussidiarietà e semplificazione, con più funzioni affidate agli Ordini; una revisione del sistema disciplinare, oggi inefficace e paralizzato dai ricorsi, un ripensamento dei limiti alle cariche, che rischiano di creare un vuoto di governance e una riforma radicale dell’Ecm, da trasformare in una formazione realmente utile, sul campo e riconosciuta. Questo il pacchetto di interventi proposto dalla Fofi in audizione in Commissione Sociali alla Camera sul disegno di legge “Delega al Governo in materia di professioni sanitarie e disposizioni relative alla responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie”.
A presentarle il presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani Andrea Mandelli, che ha posto l’attenzione sul crollo dell'attrattività delle professioni sanitarie: “Era un onore poter essere farmacista, medico, infermiere. Ora nessun giovane vuole più imbracciare una professione così complessa”.
L’house organ dell’ordine ha reso noto i contenuti dell’intervento di Mandelli, che ha lanciato un “monito forte” sulla riforma Lorenzin (3/2018): “È una riforma che ormai non ha veramente più senso. La pandemia ha sconvolto completamente il rapporto tra professionisti della salute e mondo della sanità, ha evidenziato così tanto i sacrifici richiesti da diventare un fattore disincentivante”. Una legge delega “può avere un impulso per invertire una rotta pericolosa”.
La Fofi individua innanzitutto nella sussidiarietà e nella semplificazione una leva imprescindibile per modernizzare il sistema ordinistico. Secondo Mandelli, alcune funzioni oggi in capo al Ministero potrebbero essere affidate più rapidamente agli Ordini professionali, così da rendere l’azione amministrativa più efficiente e coerente con una sanità che “acquista velocità di giorno in giorno”.
Al tempo stesso, il presidente ha denunciato con toni netti l’inefficacia dell’attuale sistema disciplinare: per reati minori l’Ordine riesce a intervenire, mentre nei casi più gravi il ricorso alla Cceps finisce per bloccare tutto, svuotando di senso i provvedimenti e minando la fiducia dei cittadini.
Un altro nodo critico riguarda i limiti alle cariche ordinistiche introdotti dalla riforma Lorenzin: dopo la pandemia, ha osservato Mandelli, si registra una crescente disaffezione verso ruoli che richiedono grande impegno e responsabilità, con il rischio concreto di “decapitare completamente tra qualche anno tutte le presidenze” e lasciare gli Ordini senza una guida esperta.
Infine, la richiesta di una riforma radicale dell’Ecm, un sistema che “non funziona più” e che, secondo Mandelli, non può continuare a reggersi su obblighi percepiti come punitivi: “Possibile che il sistema della formazione viva mettendo una scimmietta sulla spalla dei professionisti?”. La proposta è quella di puntare su una formazione più concreta, di filiera e sul campo, capace di valorizzare il confronto tra professionisti e di offrire un riconoscimento reale dell’aggiornamento continuo.
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