spesa farmaceutica
25 Febbraio 2026Lucia Aleotti, componente del Cda di Menarini e del comitato di presidenza di Farmindustria, si schiera a favore delle politiche avviate dal ministero della Salute

«È un falso assoluto. Vent’anni fa, cioè nel 2006, lo Stato per i farmaci distribuiti in farmacia pagava 12 miliardi. Oggi ne spende 8. Non mi sembra proprio che ci sia alcuna speculazione. Anzi è importante portare quanto più possibile - come il ministero della Salute sta positivamente facendo - l’innovazione farmaceutica nelle farmacie, che sono vicine, e quindi ai pazienti». Anche Lucia Aleotti - azionista e componente del Cda del gruppo Menarini, oltre che del comitato di presidenza di Farmindustria - prende posizione, in una intervista al Quotidiano Nazionale, sulla recente polemica scaturita dal Dataroom del Corriere della sera, che imputava alle misure varate dall’attuale ministero della Salute l’aumento della spesa farmaceutica, a tutto vantaggio di farmacie e big pharma.
Allargando lo sguardo alla politica sanitaria nel suo insieme, Aleotti vede con grande favore l’elaborazione di un Testo unico della farmaceutica, che, almeno negli auspici del suo promotore, il sottosegretario Marcello Gemmato, dovrebbe vedere la luce entro fine anno. L’obiettivo, condivisibile, è quello di «garantire un accesso equo ai farmaci su tutto il territorio nazionale, ridurre la burocrazia, consolidare il ruolo delle farmacie di comunità come presidi territoriali e migliorare la sostenibilità del sistema sanitario».
Entrando nel dettaglio delle questioni aperte, Aleotti ritiene che il provvedimento debba contenere misure atte a ridurre la burocrazia regionale, che tende a dilatare i tempi di accesso al farmaco, una volta che questo ha già passato il vaglio di Ema e Aifa. Doveroso anche un ripensamento del payback e, di conseguenza, di «come si intenda finanziare il sistema farmaceutico». Di grande il rilievo anche il capitolo sulla sostenibilità economica, per l’industria, della produzione di farmaci ultra consolidati per la cura della cronicità. Occorrerà intervenire perché va ricordato che «i prezzi dei farmaci rimborsati non vengono mai aumentati dallo Stato sulla base dell’inflazione e quindi tantissimi farmaci hanno prezzi bloccati o in calo da vent’anni e oltre».
Infine l’annosa questione della dipendenza, per la produzione di principi attivi, da Cina e India, sulla quale tornano periodicamente lo stesso Gemmato e il presidente di Farmindustria Marcello Cattani. Tema di non facile soluzione ma, sottolinea Aleotti, affrontato male dalla Commissione europea, i cui recenti provvedimenti, come quello sulle acque reflue, «sembrano volere allontanare gli investimenti dal nostro continente».
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