Politica sanitaria
05 Marzo 2026La Asl Torino 3 avvia un appello tra i Medici di medicina generale per verificare la loro disponibilità a prestare servizio nelle Case di comunità ma la Fimmg regionale si oppone: occorre un accordo quadro

«La montagna di soldi, a debito, del Pnrr, per le Case e gli Ospedali di comunità rischiano di partorire il topolino. Le Case di comunità rappresentano un’ulteriore grande opportunità solo se realizzeranno un’offerta assistenziale integrativa e non sostitutiva nel sistema attale delle cure territoriali. Un approccio ideologico, teorico senza chiarezza sul ruolo che si volgerebbe all’interno, ha larghi margini di incertezza circa l’effettiva efficacia per i pazienti e la sostenibilità per il sistema sanitario».
Interpellato dal quotidiano La Stampa il segretario di Fimmg Piemonte Roberto Venesia è molto netto: al momento non ci sono le condizioni perché i Medici di medicina generale prestino servizio all’interno delle Case di comunità. Non si parla di eventualità future ma di attualità: la Asl To 3 sta cominciando, con il direttore generale Giovanni La Valle, a fare l’appello tra i Mmg per avviare l’attività di alcune delle 91 Case previste in Piemonte.
Quello che reclama la Fimmg è un accordo regionale, «un’intesa chiara e condivisa che coniughi il rispetto degli impegni del Pnrr con la tutela dei diritti dei medici e, soprattutto, con l’interesse dei cittadini a un’assistenza territoriale efficace e di qualità. La carenza dei medici famiglia in Piemonte è drammatica anche a causa dei ritardi e della mancanza di certezze».
La questione è annosa, le ingenti somme stanziate dal Pnrr per il rilancio della sanità territoriale dopo la tempesta del Covid sono destinate alle infrastrutture ma non risolvono il problema del personale che vi dovrebbe prestare servizio. Nel caso specifico Venesia fa anche notare che i Mmg piemontesi sono già impegnati nelle 178 Aggregazioni funzionali territoriali (Aft) attive nella regione: network sanitari che si propongono di consolidare l’offerta di cure primarie sul territorio attraverso una maggiore sinergia tra i medici e una copertura del servizio al pubblico dalle 8 alle 20. In sostanza il rischio di sovrapposizioni è grande, mentre le risorse umane non abbondano.
La Asl To 3, riporta sempre La Stampa, per ora non replica mentre la reazione dell’assessore alla Sanità regionale Federico Riboldi è molto istituzionale: ogni azienda sanitaria ha piena autonomia di azione e quella torinese ha bene operato creando le condizioni per mettere in pratica i principi indicati dal Pnrr.
Se l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
Oppure rimani sempre aggiornato in ambito farmaceutico iscrivendoti alla nostra newsletter!
POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE
23/07/2026
È stato annunciato un nuovo disegno di legge che punta a rendere le farmacie presìdi diffusi di primo soccorso: previsti obbligo graduale di dotazione dei defibrillatori, formazione sulle manovre...
A cura di Redazione Farmacista33
21/07/2026
La proposta di nuovi criteri nell'ambito della revisione del Prontuario farmaceutico continua ad alimentare il confronto tra politica, filiera e istituzioni. Si converge sulla necessità di tutelare...
A cura di Simona Zazzetta
21/07/2026
In Basilicata la Regione conferma l'avvio delle attività previste dal decreto Semplificazioni anche in attesa del riparto dei fondi statali. Obiettivo: ampliare le vaccinazioni in farmacia,...
A cura di Redazione Farmacista33
20/07/2026
La scorsa settimana in Commissione Affari sociali della Camera è stato approvato un emendamento al ddl sulle professioni sanitarie che introduce una procedura straordinaria per chiedere la...
A cura di Redazione Farmacista33

©2026 Edra S.p.a | www.edraspa.it | P.iva 08056040960 | Tel. 02/881841 | Sede legale: Viale Enrico Forlanini 21 - 20134 Milano (Italy)