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13 Luglio 2026In un’intervista al Corriere il presidente di Federfarma Marco Cossolo interviene sull’evoluzione del settore, dall’ingresso dei capitali allo sviluppo della farmacia di comunità, dai nuovi servizi all’integrazione nel Servizio sanitario nazionale. La replica dell’Uap: settore reso attrattivo da scelte politiche.

Le farmacie sono “prima di tutto un presidio sanitario, non un semplice asset finanziario” e “non possono diventare un oligopolio”. A lanciare questi messaggi è il presidente di Federfarma, Marco Cossolo in un’intervista al Corriere in cui emergono diversi temi, tra i quali un bilancio sugli effetti della legge annuale sulla concorrenza che nel 2017 ha aperto l’ingresso del capitale nel settore e il recente interesse di diversi fondi d’investimento per l’acquisizione della rete di farmacie Hippocrates, la cui disponibilità alla vendita è stata annunciata nei giorni scorsi. Pronta la risposta dell’Uap: “L’allarme di Federfarma sul rischio che le farmacie italiane finiscano nelle mani di pochi grandi operatori finanziari è legittimo”.
Nell’intervista Cossolo afferma che nel 2017, quando molte farmacie erano in una “fase di forte difficoltà economica l’arrivo di nuovi capitali ha certamente contribuito a rafforzare molte imprese”. Ma fa un distinguo sulla natura degli investitori: da una parte i “soci industriali” dall’altra i “soci finanziari” cioè i fondi che acquistano partecipazioni con una logica prevalentemente finanziaria: far crescere il valore dell’impresa e, dopo alcuni anni, rivenderla realizzando un rendimento.
Per Cossolo è preferibile avere a che fare con i primi, che tendenzialmente sono operatori del settore e hanno un progetto imprenditoriale. In questi anni, l’ingresso dei soci industriali nella proprietà delle farmacie si è tradotto nello sviluppo di reti organizzate, con investimenti nei servizi, nella logistica, nella digitalizzazione e nell’ampliamento dell’offerta sanitaria. Per Cossolo la farmacia “è prima di tutto un presidio sanitario, non un semplice asset finanziario”.
Altro tema toccato è l’evoluzione della farmacia nel Servizio sanitario nazionale. Cossolo ha richiamato le nuove funzioni svolte dalle farmacie e dal farmacista che però “non deve sostituirsi al medico” ma lavorare in rete con Mmg, specialisti e con le Case di comunità: la farmacia non ha “velleità di fare un pronto soccorso bonsai”.
Cossolo rilancia una definizione più ampia di “farmacia di comunità”, in cui dispensazione del farmaco e servizi sono integrati e c’è una presa in carico territoriale, in particolare nel monitoraggio del paziente cronico e nella prevenzione di ricoveri e accessi impropri al PS.
Esiste ancora un tema di frammentazione regionale delle regole che “rischia di rallentare lo sviluppo della farmacia di comunità e quindi di creare disuguaglianze nell'accesso ai servizi”.
Il punto di arrivo di questa evoluzione, secondo Cossolo, è il pieno riconoscimento della farmacia come parte integrante del Servizio sanitario nazionale. “Se riusciremo a completare questa evoluzione avremo una rete di prossimità capace di assistere meglio i cittadini, soprattutto quelli più fragili, contribuendo anche alla sostenibilità del sistema sanitario” afferma nell'intervista.
Alle parole di Cossolo replica l’Unione Nazionale Ambulatori, Poliambulatori, Enti e Ospedalità Privata, che interviene nel dibattito sul capitale in farmacia: “L’allarme di Federfarma sul rischio che le farmacie italiane finiscano nelle mani di pochi grandi operatori finanziari è legittimo. Ma occorre chiedersi chi abbia reso il settore così appetibile”.
La presidente Mariastella Giorlandino richiama le scelte compiute negli ultimi anni, dalla remunerazione all’espansione della farmacia dei servizi, con l’affidamento di nuove prestazioni sanitarie. Il risultato, sostiene, è che “una rete capillare, protetta da barriere all’ingresso, alimentata da risorse pubbliche e destinataria di nuove attività diventa inevitabilmente interessante per fondi e grandi catene”. Per Giorlandino, quindi, un eventuale intervento sui limiti alle concentrazioni significa agire “sugli effetti senza rimuovere le cause”.
L’Uap rilancia anche il tema della parità delle regole tra farmacie e altre strutture sanitarie richiamando i requisiti strutturali, organizzativi e tecnologici, le autorizzazioni e gli obblighi ai quali sono sottoposti ambulatori, laboratori e poliambulatori. Secondo l’associazione, le stesse prestazioni non dovrebbero essere sottoposte a requisiti differenti in base alla struttura nella quale vengono erogate.
“La vera questione non è difendere il piccolo farmacista contro il grande fondo, ma decidere che cosa debba essere una farmacia”, conclude Giorlandino. “Se è un presidio sanitario, deve rispettare integralmente le regole della sanità. Se invece è una piattaforma commerciale finanziata anche con risorse pubbliche, non ci si può scandalizzare quando il mercato ne calcola il rendimento”.
Fonte:
ph.cr.magnific
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