Formazione
22 Settembre 2018A fronte di un progressivo incremento della prevalenza della malattia dell'occhio secco vi è ancora una scarsa conoscenza del disturbo e di conseguenza una insufficiente attenzione alla sua prevenzione e a una sua corretta gestione. Queste le considerazioni che possono essere fatte analizzando i risultati di un'indagine realizzata da Edra attraverso la somministrazione di questionari a 4 differenti gruppi di soggetti, rappresentati da 463 cittadini, 360 medici di medicina generale, 67 oftalmologi e 598 farmacisti.
Per quanto riguarda i cittadini, dall'indagine emerge come il 65% avesse presentato disturbi oculari nel corso dell'ultimo anno, in particolare secchezza, arrossamento, bruciore oculare, sensazione di avere corpo estraneo nell'occhio. Anche l'annebbiamento visivo, la fotofobia e il prurito rientravano fra i sintomi riferiti più di frequente. Sebbene tutti questi sintomi possano essere riconducibili a una patologia della superficie oculare, solo il 50% delle persone che hanno risposto all'indagine è stato in grado di inquadrare correttamente i sintomi.
Un altro dato allarmante che emerge dalle risposte fornite dai cittadini è il fatto che solo il 29% di coloro che manifestavano iperemia e secchezza oculare si erano rivolti all'oculista. La scarsa attenzione per la salute oculare è testimoniata anche dal fatto che il 60% circa dei partecipanti all'indagine riferiva di trascorrere una media di 5 o più ore al giorno davanti ai dispositivi elettronici. Proprio il tempo eccessivo trascorso davanti agli schermi di computer, tablet, e-reader e smartphone sembra rappresentare uno dei principali fattori favorenti la comparsa di questo disturbo. Si tratta fra l'altro di un fatto di cui la popolazione è consapevole, considerando che quasi l'80% degli intervistati ritiene, in maniera corretta, che questa esposizione contribuisca ad aumentare il rischio di comparsa della malattia dell'occhio secco.
Accanto al tempo eccessivo trascorso davanti ai computer diversi altri comportamenti possono rappresentare fattori di rischio. È il caso di un utilizzo non corretto delle lenti a contatto, dell'abitudine a trascorrere molte ore della giornata in ambienti dove sono in funzione impianti di riscaldamento o di condizionamento dell'aria e l'esporsi a condizioni atmosferiche soleggiate, secche o ventose senza opportune precauzioni. Tutte condizioni che causano un aumento dell'evaporazione delle lacrime, riducendo la lubrificazione e l'idratazione della superficie oculare.
Altre interessanti indicazioni dall'indagine giungono dall'analisi delle risposte fornite dai farmacisti e dai medici di medicina generale. Dai primi emerge come la metà dei pazienti che si presentano in farmacia lamentando eccessiva lacrimazione, bruciore, iperemia e prurito agli occhi lo faccia senza avere prima consultato un medico. Questo rappresenta una difficoltà per il farmacista che non ha la possibilità di porre una diagnosi per la quale è necessario un esame approfondito da parte dello specialista e che di conseguenza, nonostante conosca i benefici che i sostituti lacrimali potrebbero offrire al paziente, non può suggerirgli il preparato più indicato nel singolo caso basandosi esclusivamente sulla descrizione dei sintomi oculari.
Per quanto riguarda i MMG dalle risposte fornite emerge come il 60% preferisca inviare il soggetto che lamenta lacrimazione, bruciore, iperemia e prurito oculare allo specialista oculista, in quanto consapevole di non disporre degli strumenti necessari per una diagnosi accurata e, conseguentemente, per una terapia idonea. Oltre a confermare l'incremento dei casi nella popolazione italiana, i MMG concordano anche nell'individuare l'uso eccessivo dei dispositivi elettronici fra i fattori responsabili di questo incremento e sono convinti che sia importante fornire consigli su stile di vita e ambiente ai pazienti con malattia dell'occhio secco.
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