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Formazione

20 Maggio 2020

La vaccinazione antinfluenzale per ridurre il fattore di confondimento durante la diagnosi: intervista a Fausto Francia, epidemiologo


Comprendere il ruolo del vaccino antinfluenzale nel caso di un nuovo picco di Covid-19 e individuare le categorie che vanno protette perché sono a rischio di maggiori complicanze, permette di impostare una buona campagna vaccinale da parte delle istituzioni, e di offrire ulteriori strumenti di consiglio e assistenza agli operatori sanitari. Fausto Francia, epidemiologo ed ex direttore di Ausl Bologna, past president della Società Italiana Igiene Medicina Preventiva e Sanità Pubblica, ha ipotizzato un possibile scenario autunnale e ha identificato le categorie a cui la vaccinazione va raccomandata e consigliata anche da parte del farmacista.

Cercando di delineare possibili scenari dell'andamento dell'epidemia Covid-19, che ruolo può avere una buona copertura della vaccinazione antinfluenzale nel prossimo autunno?
In autunno ci potremmo trovare in una situazione di partenza dell'influenza stagionale senza essere usciti completamente dall'emergenza Covid-19, i cui sintomi sono per la maggior parte sovrapponibili. Questo potrebbe creare una difficile situazione di sanità pubblica. È bene che venga ridotto al minimo il fattore di confondimento e che, in presenza di sintomi, la persona vaccinata venga indirizzata verso una diagnosi di Covid-19. Come sanitari dovremo essere estremamente celeri nell'indirizzare chi ha una sintomatologia febbrile, respiratoria con complicanze polmonari, in un percorso Covid-19. Se c'è una cosa che abbiamo imparato in questa emergenza è che i casi sintomatici vanno subito presi in carico.
Inoltre, ridurre i casi di sindrome influenzale che normalmente interessa circa 8 milioni di persone, permette di alleggerire il peso a una sanità impegnata su due fronti: per farlo, una buona strategia è quella di effettuare su larga scala la vaccinazione antinfluenzale.

Può essere utile vaccinare anche giovani adulti?
Sì, può essere molto utile, per esempio nell'ambito della riorganizzazione del lavoro per il contenimento del Covid-19. Un esempio sono le industrie di produzione, dove è obbligatoria la misurazione della temperatura corporea all'ingresso del luogo di lavoro e la non ammissione in presenza di un'alterazione. La registrazione di un'alterazione della temperatura avvia, attraverso un medico competente, un iter di controllo per l'eventuale diagnosi di Covid-19. Consigliare e rendere gratuita per i propri dipendenti la vaccinazione antinfluenzale, potrebbe semplificare il tracciamento delle persone positive al Covid-19. Ancora una volta si elimina il fattore confondente.

Che ruolo hanno gli operatori sanitari, medici e farmacisti, nella sensibilizzazione sull'importanza di vaccinarsi contro l'influenza?
Un ruolo importante ce l'ha sicuramente il medico. Le aziende sanitarie dovrebbero mettere in campo un'azione di sensibilizzazione forte per incidere su quei medici di famiglia che vaccinano meno, perché convinti che la vaccinazione abbia una importanza relativa. Andrebbe sottolineato, per esempio, che quest'anno diventa ancora più importante vaccinare gli assistiti in funzione dell'età. Questa azione deve essere ancora più incisiva nel recupero dei cronici, che si sono dimostrati avere maggiori complicanze anche in caso di Covid-19. In questo senso può avere un ruolo chiave anche il farmacista territoriale, per esempio intercettando i pazienti cronici nella fascia più giovane, 45-65 anni, quindi adulti attivi che lavorano e hanno poco tempo per andare dal medico di medicina generale. Su questa fascia di età andrebbe condotta una precisa un'azione di contatto, di reclutamento e di convincimento, per fare in modo che si sottopongano alla vaccinazione antinfluenzale. Tra l'altro questa fascia d'età, in presenza di comorbilità, si è rilevata più fragile anche nei confronti dell'infezione da Covid-19.

Ha senso rendere obbligatoria la vaccinazione antinfluenzale nella fascia di età pediatrica?
I dati oggi a disposizione sul Coivd-19 sembrano mostrare una scarsa diffusione tra i bambini, che però restano "untori" dell'influenza stagionale. Il boom dei contagi stagionali da influenza, classicamente, si verifica dopo le vacanze natalizie, al rientro a scuola. Pertanto, vaccinare i bambini permetterebbe di ridurre di molto il numero di contagi da influenza stagionale, non solo tra i bambini, ma anche tra la popolazione adulta che è a contatto con loro: resta però da verificare la disponibilità di volumi di vaccino sufficienti, per coprire l'intera popolazione 0-14 anni.

Un numero così elevato di persone da vaccinare è sostenibile dal punto di vista delle risorse economiche?
Il limite di rendere disponibile la vaccinazione antinfluenzale a circa 40 milioni di persone, non è tanto economico, perché le risorse economiche si potrebbero trovare. La difficoltà potrebbe essere quella di reperire un numero sufficiente di vaccini e mettere in piedi una organizzazione sanitaria in grado di affrontare la campagna vaccinale e la vaccinazione stessa. Dal mio punto di vista la scelta dovrebbe andare prima sugli over 65 e i cronici, e a seguire i bambini e gli adulti sani.


Articoli realizzati con il contributo non condizionato di SEQIRUS - A CSL Company

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