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Formazione

20 Maggio 2020

Vaccinazione antinfluenzale, ruolo del farmacista nel consiglio al paziente


Qual è il ruolo del farmacista nella prevenzione della influenza stagionale? L'abbiamo chiesto ad Alessandro Fornaro, farmacista e giornalista, responsabile comunicazione dell'Unione tecnica italiana farmacisti Utifar.

Influenza e prevenzione: il farmacista dietro al banco può dare un contributo?
Dal mio punto di vista la prevenzione è l'aspetto che più contraddistingue il farmacista e la farmacia territoriale. In questa emergenza Covid-19 è stata una fortuna poter tenere aperto, ma la vendita di mascherine e gel ha messo in secondo piano il nostro contributo al consiglio per il mantenimento della salute. Questo perché in una fase di emergenza e di scarsa conoscenza del virus Sars-Cov2 si è ritenuto più importante mettere in atto azioni di prevenzione passiva, come le barriere fisiche, piuttosto che intervenire con un'azione attiva. Personalmente, non condivido questo approccio e ritengo un errore non avere coinvolto le farmacie in modo diverso.

In autunno però si potrà impostare un diverso approccio?
Sì, si potrà rimettere in campo la specificità professionale e la competenza del farmacista. Mentre nella fase dell'emergenza non c'è stato modo di dare valore alla professionalità del farmacista, già a partire dall'inizio della fase 2 il farmacista deve recuperarla con un consiglio di prevenzione attiva. Per esempio, consigliando il giusto apporto vitaminico attraverso una integrazione, o un potenziamento del sistema immunitario con fitoterapici e anche per quanto riguarda l'alimentazione si può lavorare su corretti stili di vita. Infine, c'è il consiglio vaccinale, che resta l'arma di prevenzione farmacologica dell'influenza.

Cosa potrà fare per aiutare i pazienti nella possibile convivenza tra influenza e Covid-19?
Un ruolo importante, a mio avviso, è il monitoraggio. Da dietro al banco, per primi ci siamo accorti che qualcosa di strano c'era durante la scorsa stagione influenzale: un aumento anomalo di congiuntiviti, tanta gente con la tosse cui veniva diagnosticata una polmonite. Da noi passano tutti: dai sintomi lievi, fino alla prescrizione con ricetta. Nel lavoro quotidiano del farmacista c'è quello di fare domande, per offrire un consiglio personalizzato, e questo consente di instaurare un rapporto di fiducia.
Per questo ritengo che nella riorganizzazione della medicina territoriale si debba collaborare con i medici di medicina generale per creare una rete di monitoraggio, che intercetti precocemente eventuali casi Covid-19 o addirittura nuovi focolai, impostando una terapia mirata che si è dimostrata efficace ad evitare complicanze, e così contribuire ad evitare un numero eccessivo di ospedalizzazioni.


Dal suo punto di vista è possibile instaurare una collaborazione effettiva tra farmacista e medico di medicina generale?
Storicamente e culturalmente c'è sempre stata una barriera alla collaborazione tra medico e farmacista. Ma questa epidemia sta cambiando le cose. Infatti, ha messo in evidenza l'importanza della organizzazione della medicina territoriale. E la medicina del territorio è fatta da medico e farmacista, che devono riportare poi all'azienda sanitaria di riferimento, che dovrà interpretare i dati provenienti dal territorio e prendere decisioni.

Qual è il rapporto tra farmacista e paziente cronico e come può influire sulla scelta di effettuare la vaccinazione antinfluenzale?
Il farmacista vede periodicamente il paziente cronico, e negli anni si è posto anche come counselor per l'aderenza alla terapia. Con queste premesse può svolgere un ruolo informativo e di consiglio anche nella vaccinazione antinfluenzale, non a caso negli ultimi anni è stato coinvolto attivamente nella campagna informativa sulla vaccinazione. Il farmacista ha sempre sottolineato l'importanza per i soggetti cronici della vaccinazione antinfluenzale. A maggior ragione per il prossimo autunno, che vedrà una possibile coesistenza di influenza e Covid-19. Il suo ruolo sarà anche quello di spiegare l'importanza di eliminare un possibile fattore confondente e contemporaneamente difendersi da patologia potenzialmente seria per i pazienti fragili.

Il farmacista può educare a discriminare le corrette informazioni dalle false notizie nel campo della salute?
L'emergenza coronavirus ha reso i cittadini più attenti e sensibili alle informazioni e alle notizie relative a salute e sanità. Resta la difficoltà di molte persone a saper discernere le fonti attendibili dalle cosiddette fake news. Come farmacisti, ci troviamo a dover rispondere ai dubbi di chi riceve messaggi via Whatsapp, quindi una versione aggiornata del passaparola. Sta a noi, prima di tutto, riconoscere quali sono le notizie vere dalle cosiddette bufale e smontare le miscredenze. Però è importante cogliere questo desiderio di informazione da parte dei pazienti: non si devono liquidare le notizie false come sciocchezze, bisogna invece rispettare il paziente e il suo desiderio di capire, aiutandolo con spiegazioni semplici ed efficaci.


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