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21 Dicembre 2023

Etyl sulfur dichloratum, profilo e azione

Etyl sulfur dichloratum, fu utilizzato come gas tossico nelle due guerre mondiali. Oggi in omeopatia la sua diluizione si usa negli edemi polmonari, tosse e espettorazione catarrale


di Tiziana Di Giampietro


Etyl sulfur dichloratum, profilo e azione

La sintesi della molecola di Iprite risale alla seconda metà dell'800, quando il chimico F. Guthrie la ottenne facendo reagire etilene (C2H4) e il dicloruro di zolfo (SCl2). Il tioetere del cloroetano (C₄H₈Cl₂S), noto col nome di Iprite, è uno dei gas della guerra chimica. A luglio del 1917, i soldati delle truppe britanniche che si trovavano di stanza a Ypres, in Belgio, videro una nuvola sprigionarsi dai proiettili caduti ai loro piedi e sentirono uno strano odore nell’aria. Cominciarono a grattarsi e nel giro di un giorno si riempirono di bolle e lesioni su tutto il corpo. Alcuni iniziarono a tossire e sputare sangue. Era la prima volta che il gas mostarda veniva usato sui campi di battaglia. Solo in quell’occasione, intossicò o uccise più di duemila soldati.  

 A Bari, nel 1943, durante un bombardamento tedesco sul porto, esplose una nave americana il cui contenuto, top secret anche per l’equipaggio, era un carico di settanta tonnellate di Iprite. L’esplosione delle bombe contaminò le acque del porto e portò fumi tossici sulla città: un centinaio di persone morirono nell’immediato, quasi un migliaio nei mesi successivi. Nei soldati esposti al gas, oltre agli effetti immediati sulla pelle e sull’apparato respiratorio, veniva distrutto anche il midollo osseo.  

 Due medici della Yale University, Louis Goodman e Alfred Gilman, visti gli effetti devastanti sul midollo osseo, nel quale veniva inibita la produzione di globuli bianchi, ipotizzarono che potesse servire anche per distruggere le cellule dei tumori. Nel 1942, per la prima volta, un paziente affetto da linfoma venne trattato con la ciclofosfamide, derivato dall’iprite, e apparentemente funzionò: il tumore quasi scomparve, anche se in capo a sei mesi tornò a manifestarsi portando a morte il paziente. Un chimico inglese, Alexander Haddow, dimostrò quali parti esattamente della molecola avevano la maggiore attività contro le cellule tumorali e come era possibile renderla meno tossica intervenendo sulla struttura chimica dando inizio alla chemioterapia. Alcuni dei farmaci derivati da esso sono in uso ancora oggi, dal clorambucile, al cisplatino e al carboplatino: sostanze che hanno prolungato la vita di molti malati, spesso però al prezzo di devastanti effetti collaterali che tradiscono in modo inquietante la loro origine e la loro storia.

In Omeopatia si utilizza una soluzione all’1% in alcol al 96%. Nel 1932 i dottori Lefèvre e Barishak studiarono la patogenesi dimostrando che la diluizione 30 CH è efficace nella prevenzione e nel trattamento delle bruciature cutanee da Iprite.  

Principali indicazioni d’uso

 A livello respiratorio si utilizza negli edemi polmonari acuti, nell’espettorazione catarrale abbondante contenente parti di mucosa tracheobronchiale, negli accessi di tosse che provocano vomito con bruciore retrosternale, nella dispnea intensa con cianosi, nelle secrezioni nasali con odore di senape (gas mostarda). A livello del digerente attenua la salivazione eccessiva, gli spasmi esofagei, la pirosi e il bruciore gastrico postprandiale. A livello cutaneo è utile negli eritemi, nelle flittene e nelle conseguenti ulcerazioni. Utilissimo nell’insufficienza ventricolare sinistra cronica alla 5-7 CH, somministrato mattino e sera per integratre e diminuire le dosi di digitale e diuretici o come completamento dei medicinali di fondo (Phosphorus o Arsenicum).  

Sintomi e modalità di reazione

 Sensazioni: bruciore e dolore sulla pelle, mucose, occhi  

Posologia

 Diluizioni dalla 7 CH ripetute più volte in caso di edema polmonare acuto o nelle gravi crisi di asma; alla 30 CH nelle forme gravi midollari e tumoral  

Il simile cura il simile

 L'esposizione a dosi molto elevate di Iprite comporta danni gravissimi agli apparati respiratorio e emopoietico; sono descritte anche forme di cecità e cheratite. La morte può sopraggiungere in tal caso in una settimana circa, a causa di una depressione della risposta immunitaria e leucopenia, secondariamente per le lesioni cutanee che aprono la porta a infezioni diffuse. Questa classe di molecole induce danni al DNA, e tutte le patologie derivanti come induzione di tumori e genotossicità. Esperimenti hanno dimostrato una azione preventiva e curativa del farmaco omeopatico sulle lesioni dei tessuti e sulla sintomatologia.  

Si ringrazia la SIOMI (Società Italiana di Omeopatia e Medicina Integrata) per la gentile collaborazione.

TAG: TOSSE, SOCIETà ITALIANA DI OMEOPATIA E MEDICINA INTEGRATA (SIOMI), OMEOPATIA

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