Omeopatia
16 Aprile 2026In farmacia la gestione delle ragadi passa dalla valutazione della sede e della gravità del disturbo all’individuazione del trattamento più appropriato, che può includere prodotti emollienti, preparazioni galeniche e rimedi fitoterapici o omeopatici, con invio al medico nei casi persistenti o complicati.

Le ragadi sono piccole fissurazioni della pelle o delle mucose che, pur essendo lesioni superficiali, possono provocare dolore intenso e compromettere la qualità della vita, richiedendo un approccio terapeutico mirato e una corretta consulenza al paziente. Possono comparire in diversi distretti corporei - dal capezzolo all’area anale, fino a mani, piedi e labbra - e sono spesso correlate a fattori meccanici, infiammatori o a un’alterazione della barriera cutanea.
In farmacia la gestione delle ragadi prevede una valutazione attenta della sede, della gravità e delle cause del disturbo, orientando il consiglio verso trattamenti appropriati che possono includere prodotti emollienti e riparatori, preparazioni galeniche e, in alcuni casi, rimedi di origine fitoterapica o omeopatica. Resta centrale anche l’educazione del paziente alle corrette misure igieniche e preventive e, quando i sintomi persistono o si aggravano, l’indicazione a rivolgersi al medico per una valutazione clinica più approfondita.
Tra le localizzazioni più frequenti, le ragadi del capezzolo rappresentano una condizione comune soprattutto durante l’allattamento. In questi casi Castor equi in tintura madre e/o estratto fluido può essere usato anche per uso topico. Si trova in commercio in pomate ed unguenti che hanno come indicazione terapeutica screpolature e ragadi del capezzolo dovute all’allattamento: nelle prime fasi il dolore al seno e la sensazione di bruciore sono tra i problemi più frequentemente riscontrati dalle neomamme; questi fastidi potrebbero durare alcuni giorni per poi sparire del tutto, ma qualora diventino più intensi, è bene evitare il fai da te e valutare le varie possibilità terapeutiche.
L’attacco scorretto del bambino al capezzolo, soprattutto nei primi giorni di vita, può provocare lacerazioni e piccole fissurazioni lineari, ragadi, molto dolorose per la madre. Il consiglio per la neomamma è di farsi supportare dall’ostetrica o dal pediatra per verificare che il bambino adotti una posizione corretta, di indossare paracapezzoli all’occorrenza durante l’allattamento, di detergere accuratamente la parte con sapone neutro, applicando sempre una pomata o unguento a base di Castor Equi, per favorire la riparazione della pelle aiutando a ripristinare la normale barriera cutanea.
Le soluzioni terapeutiche da consigliare sono diverse in funzione della problematica riportata e della gravità: olio di mandorle dolci, la cui azione riparatrice è certamente più blanda, sarà consigliato nei casi di semplici screpolature o come elasticizzante per il seno, soprattutto nel terzo trimestre di gravidanza per nutrire la pelle, prevenire le smagliature e ammorbidire l’aureola del capezzolo preparandolo all’allattamento.
Si possono allestire inoltre preparazioni galeniche a base di lanolina e olio di mandorle dolci; la lanolina è un emolliente naturale e insieme all’olio di mandorle dolci sarà un buon riparatore per l’area del capezzolo. Esistono poi preparati a base di acido ialuronico o composizioni con acido ialuronico e sulfadiazina argentica, per condizioni più gravi, e tutta una serie di linimenti, prodotti direttamente dalle varie aziende del settore, che si occupano in prevalenza di prima infanzia. Alcuni di questi hanno il vantaggio che non occorre risciacquare la parte prima di attaccare il bambino al seno, cosa consigliata invece con tutti i rimedi proposti in precedenza.
Compito del farmacista, in base alla situazione della paziente scegliere tra un semplice emolliente e idratante piuttosto che un rimedio più curativo. Sarà opportuno invece rimandare la paziente al suo medico curante e/o al ginecologo nel caso la situazione non si risolva in tempi brevi o se la zona diventasse particolarmente arrossata e dolente, per prevenire o gestire l’insorgenza di un ingorgo mammario o di una mastite.
Le ragadi anali sono ulcerazioni della mucosa del canale anale la loro origine è comunemente associata a stipsi o diarrea cronica. Dal punto di vista fisiopatologico, la lesione iniziale induce uno spasmo dello sfintere anale interno, con conseguente riduzione della perfusione ematica locale e ritardo nei processi di guarigione. La sintomatologia riportata più frequentemente è di dolore acuto durante la defecazione e lieve sanguinamento. Nell’ambito della fitoterapia utili sono pomate a base di elicriso e amamelide e tutte quelle piante che hanno un tropismo sui vasi sanguigni. Importante è raccomandare sempre una corretta igiene intima, può sembrare banale ma non sempre è scontata, e l’utilizzo di biancheria di cotone evitando indumenti attillati.
La terapia farmacologica prevede l’uso di anestetici locali, corticosteroidi e calcio-antagonisti per uso topico. Da associare, quando sia necessario, l’integrazione con fibre o lassativi osmotici per facilitare la defecazione e comunque in ogni caso occorre consigliare l’aumento dell’apporto idrico.
Le ragadi cutanee (mani e piedi) si verificano in presenza di xerosi cutanea e ispessimento dello strato corneo, spesso aggravati da fattori ambientali o da condizioni lavorative. Molto spesso l’uso di solventi o detersivi senza l’uso di guanti può causare fissurazioni dolorose alle mani.
Occorre innanzitutto educare all’uso di protezioni se si maneggiano sostanze potenzialmente nocive per la barriera cutanea. Possono essere utili preparati, anche galenici, a base di urea, come cheratolitici e creme mani con funzioni di barriera ed emollienti. Occorre rimandare al medico curante o allo specialista dermatologo i casi più gravi, invece di avventurarsi in consigli di prodotti cortisonici, anche se da banco, per evitare di “tappare” un sintomo importante e ritardare la diagnosi e la terapia adeguata.
Le ragadi delle labbra sono generalmente correlate a condizioni ambientali avverse o a carenze nutrizionali, in particolare di vitamine del gruppo B. Alle volte possono essere la conseguenza o effetto collaterale di terapie farmacologiche particolarmente aggressive. Si provvederà a trovare emollienti, in crema o stick, adatti alla gravità del caso; molto utili sono i preparati a base di vitamina E, o in caso di chelite angolare si integrerà con una supplementazione orale di vitamine del gruppo B. In caso di sintomi persistenti, sarà utile indirizzare il paziente/cliente al medico per scongiurare una sovrainfezione da stafilococco, nella maggior parte dei casi, o fungina.
Accanto ai trattamenti tradizionali e fitoterapici, alcuni pazienti si orientano anche verso rimedi omeopatici, utilizzati con l’obiettivo di ridurre dolore, infiammazione e favorire la cicatrizzazione.. Tra i più comuni Paeonia officinalis (cicatrizzante), Ratanhia (dolore pungente), Nitricum acidum (dolore a scheggia) e Aesculus hippocastanum (per congestione venosa), in basse diluizioni 5–9CH, 3 grani 3 volte al giorno come unitario o all’interno di rimedi composti.
Localmente si può usare Calendula TM, diluendone 20 gocce in mezzo bicchiere d’acqua e facendo poi dei lavaggi sulla zona indicata, o ancora Arnica TM e Calendula TM per spennellature locali. Sempre utile in caso di ragadi anali associare Aesculus hippocastanus 1D macerato glicerinato, alla dose di 40–50 gocce 2 volte al giorno da prendere per bocca; agisce riducendo la congestione venosa in vicinanza dell’ano e quindi l’infiammazione locale.
Per le ragadi al seno si può consigliare Chamomilla per capezzoli infiammati e molto sensibili; Croton tiglium per capezzoli molto dolenti al tatto con dolori radianti; Lycopodium clavatum per ragadi dolorose con sanguinamento dai dotti lattiferi; Nitricum acidum per capezzoli ipersensibili e discromici; Petroleum per capezzoli pruriginosi; Phytolacca decandra per capezzoli dolenti e fessurati con dolore irradiato; Pulsatilla nigricans per dolori che si estendono al torace, al collo e lungo la schiena; Sepia officinalis per ragadi profonde e dolenti; Staphysagria per dolore al capezzolo all’inizio della montata lattea; Sulphur per capezzoli cocenti e brucianti dopo l’allattamento.
SIOMI (Società Italiana di Omeopatia e Medicina Integrata)
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TAG: OMEOPATIA, FITOTERAPIA, FARMACIASe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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