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Medicina

29 Gennaio 2024

Pertosse, a Londra casi raddoppiati nei bambini. Ecco come riconoscerla e prevenirla

A Londra picco di pertosse nei bambini, ma da ISS e ECDC le indicazioni su come riconoscere la malattia e come prevenirla

di Redazione Farmacista33


Pertosse, a Londra casi raddoppiati nei bambini. Ecco come riconoscerla e prevenirla

Sono 42 casi di pertosse nei bambini nella settimana fino al 21 gennaio a Londra, un aumento del 147% rispetto al dato riportato appena due settimane prima. Lo riporta la UK Health Security Agency di cui fa parte Yvonne Young, direttrice per la regione di Londra che ha dichiarato: "I casi sospetti di pertosse sono aumentati di recente a Londra e i genitori dovrebbero rimanere vigili per segni e sintomi, assicurandosi che le vaccinazioni dei loro figli siano aggiornate”. Secondo i dati aggiornati del rapporto settimanale NOIDS dell'UKHSA, che tiene traccia dei casi sospetti di malattie infettive successivamente confermati in laboratorio, Londra ha il numero di casi più alto di qualsiasi altra regione del paese. Si prevede che i casi confermati aumenteranno man mano che verranno riportati i risultati dei test. Young ha esortato i genitori a vaccinare i bambini contro la malattia per prevenire gravi complicazioni. La pertosse, infatti, può causare gravi complicazioni nei bambini piccoli, che potrebbero essere ricoverati in ospedale.  

Pertosse: cos’è e a quali sintomi prestare attenzione

La pertosse, conosciuta anche come tosse convulsa, tosse asinina o 'tosse dei 100 giorni’, è un'infezione batterica altamente contagiosa che coinvolge le vie aeree. Come spiegano l’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) e l’Istituto Superiore di sanità (ISS), è causata da un batterio (Bordetella pertussis Bordetella parapertussis) che provoca tosse persistente anche per più di tre settimane. La pertosse si diffonde principalmente dalle goccioline dal naso o dalla gola di individui infetti e può anche essere diffusa da un individuo che ha solo una forma lieve o asintomatica. I sintomi di solito compaiono da 7 a 10 giorni dopo l'infezione, ma possono anche comparire fino a 21 giorni dopo. Inizialmente, assomigliano a quelli di un comune raffreddore: starnuti, naso che cola, qualche linea di febbre e una tosse lieve. Progressivamente la tosse diventa parossistica e si associa a difficoltà respiratorie, che può durare più di 2 mesi in assenza di trattamento. In seguito a parossismi, si possono verificare anche casi di apnea, cianosi e vomito.

Le complicazioni della pertosse, attenzione ai neonati
Nei bambini piccoli, le complicazioni più gravi sono costituite da sovrainfezioni batteriche, che possono portare a otiti, polmonite, bronchiti o addirittura crisi convulsive ed encefaliti. I colpi di tosse possono anche provocare delle emorragie sottocongiuntivali e nel naso. Gli adolescenti, gli adulti o i bambini parzialmente immunizzati hanno generalmente sintomi più lievi o atipici, quindi in questi gruppi, oltre ai neonati molto piccoli, la pertosse potrebbe essere più difficile da diagnosticare. Nel neonato e nei bambini al di sotto di 1 anno, la pertosse può essere molto grave, addirittura mortale. Quasi tutti i decessi registrati in Europa sono in bambini di età inferiore ai tre mesi, spesso neonati troppo piccoli per essere completamente vaccinati.

Chi sono le fasce più a rischio
Come riportano l’ECDC, la pertosse è annoverata tra le malattie infantili, ma può verificarsi a qualsiasi età. Infatti, attualmente, le fasce di età con la maggior parte delle diagnosi di pertosse sono neonati sotto un anno di età, ma anche adolescenti tra i 10 e i 20 anni di età. Oggi il 90% dei casi di pertosse, afferma l’ISS, si registrano proprio nelle popolazioni in cui non viene effettuata la vaccinazione, e in questi casi la pertosse può portare a una mortalità elevata nei bambini. Nelle popolazioni vaccinate si è osservato un ritorno della pertosse a causa della perdita progressiva di immunità e, in effetti, quando è stato introdotto il vaccino 30 anni fa non venivano utilizzate le dosi di richiamo.

Trattamento con antibiotico e vaccino per prevenire la malattia
La terapia antibiotica è solitamente il trattamento di prima scelta e per alleviare i sintomi, vengono prescritti anche antitussivi, sedativi, antispasmodici.
Il modo più efficace per prevenire la pertosse è attraverso l'immunizzazione con il vaccino. Di norma, quello contro la pertosse, basato su batteri interi inattivati dal calore, è somministrato in combinazione con difterite e tetano. In Italia, spiega l’ISS, la vaccinazione è obbligatoria e viene somministrata nei bambini a partire dal compimento dell’ottava settimana di vita. A causa della perdita di immunità nel tempo, sono necessari più richiami: la prima dose, la seconda e la terza vengono fatte a 6-8 settimane di distanza, a cui si aggiunge un’ultima dose di richiamo verso i 2 anni. Questo vaccino è molto efficace, ma la sua tolleranza non è sempre buona. Per questo sono stati messi a punto dei vaccini acellulari, in cui non compare il batterio intero, ma solo qualche proteina batterica, capace comunque di attivare il sistema immunitario. I vaccini acellulari, efficaci e meglio tollerati nei neonati, vengono consigliati per le dosi primarie e le dosi di rinforzo.

Cosa fare se si pensa di avere la pertosse

Se si pensa di avere la pertosse o si è stati a contatto con qualcuno a cui è stata diagnosticata, è bene contattare il proprio medico di famiglia e coprire bocca e il naso per ridurre il rischio di diffondere l'infezione. Chi ha la pertosse può essere infettivo per quattro o cinque settimane dall'inizio della malattia. Inoltre, le persone che hanno o possono avere la pertosse dovrebbero stare lontano da bambini piccoli e neonati fino a quando non sono adeguatamente trattati.

Per saperne di più:
https://www.epicentro.iss.it/pertosse/ 
https://www.ecdc.europa.eu/en/pertussis/facts 

TAG: FARMACI, PERTOSSE

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