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Europa

05 Aprile 2024

Classifica Università europee: Italia sotto la media. Per i farmacisti grado soddisfazione resta alto

L'Italia investe nella formazione universitaria l'1,5% della spesa pubblica, contro il 2,3% della media Ue: si posiziona sotto Germania, Francia e Spagna. I dati dal Report sul sistema universitario italiano, realizzato dall'Area Studi Mediobanca

di Francesca Giani


Classifica Università europee: Italia sotto la media. Per i farmacisti grado soddisfazione resta alto

L’Italia investe nella formazione universitaria l’1,5% della spesa pubblica, contro il 2,3% della media Ue, spendendo l’equivalente di 12.663 dollari a studente full time, contro i 18.880 della Francia, i 20.760 della Germania e i 14.631 della Spagna (media Ue 17.578). A fronte di un calo demografico sempre più intenso, l’attrattività dell’università italiana verso l’estero è ancora bassa e pesano alcune difficoltà infrastrutturali, tra cui la distanza dalla sede degli studi. Sono questi alcuni degli aspetti messi in luce dal Report sul sistema universitario italiano, realizzato dall’Area Studi Mediobanca che analizza la situazione delle università italiane, mettendola a confronto con l’Europa. Intanto, per quanto riguarda il comparto, resta alto il grado di soddisfazione tra i neolaureati ed emergono alcune valutazioni su strutture e attrezzature.


Sistema universitario italiano: sottofinanziato rispetto alla media europea
Il sistema universitario italiano, spiega la sintesi del Report pubblicata sul sito, “si basa sulla presenza di atenei statali (61) e non statali o liberi (31) che a loro volta si suddividono in tradizionali (20) e telematici (11). Tutti gli atenei statali sono tradizionali”. Per quanto riguarda invece quelli telematici, ricorda il Rapporto, “questi sono nati tra il 2003 ed il 2006, a opera della finanziaria 2003 che ne aveva contemplato l’istituzione e l’abilitazione al rilascio di titoli accademici, previo superamento delle procedure di accreditamento. Con la Finanziaria 2007, è stata poi bloccata l’autorizzazione di nuove università telematiche”. Nel complesso, “se è vero che il 94% di tutti i corsi offerti è fruibile in presenza, quelli accessibili integralmente online rappresentano il 4% del totale, di cui il 3% ad opera degli atenei telematici. Il residuo 2% dell’offerta si configura in modalità mista ad opera delle università tradizionali”, che si sono via via attrezzate per andare incontro anche a questa richiesta formativa.
In generale, nel 2021/22 “gli atenei italiani hanno offerto 5.180 corsi di studio (5.031 da parte di quelli tradizionali e 149 di quelli telematici), con un progresso dell’11,7% nel decennio. Con riferimento agli ambiti disciplinari, i 5.180 corsi sono afferenti per il 35% a materie STEM, per il 25,6% al comparto sanitario e agro-veterinario, per il 23,9% appannaggio delle specialità economico-giuridiche e per il residuo 15,5% di quelle artistico-letterarie”.

Tra le sfide dell’università calo demografico e attrattività internazionale
Tante, a ogni modo, sono le sfide che l’università italiana si trova a dover affrontare, prima tra tutte lo spopolamento. Assumendo che resti costante il tasso di passaggio dalla scuola superiore all’università, a causa del calo demografico si stima che nel 2041 ci saranno 415mila studenti in meno (-21,2%) e questo porterà a un minore introito da rette di frequenza che “è stimabile, in via prudenziale, in circa 500 milioni di euro. Il depauperamento della popolazione universitaria è atteso più evidente nel Mezzogiorno, con flessioni superiori al 30% in Molise, Basilicata, Puglia e Sardegna che portano il Sud e le Isole a un calo complessivo del 27,6%. Meno acuti i saldi negativi del Nord (-18,6%) e del Centro Italia (- 19,5%)”. Il contrasto del calo demografico, sottolinea il Report, passa anche attraverso il potenziamento dell’attrattività internazionale, tema su cui tuttavia la strada da fare è lunga. Soprattutto se si considerano alcune difficoltà infrastrutturali che caratterizzano alcune aree del Paese: “il tempo medio necessario per raggiungere la sede degli studi, a livello Italia, è di 88 minuti. Tale dato nel Mezzogiorno supera i 150 minuti”.
Il Paese si caratterizza anche per un’alta tendenza migratoria: “le università del Sud registrano un calo degli iscritti pari al 16,7% - per le Isole -17,1% -, a fronte dei progressi di quelle del Nord Ovest (+17,2%) e del Nord Est (+13,4%)”.

Corpo docente: età media elevata. Picco tra i professori ordinari
Il report passa in rassegna anche la situazione relativa al corpo docente: “quello di ruolo, esclusi quindi i docenti a contratto e gli straordinari, evidenzia una crescita cumulata tra il 2012 e il 2022 del 6,6% - per le università statali il progresso dei docenti è pari al +5,3%. Il 56% del corpo docente ha almeno 50 anni, per un’età media pari a 51,1 anni che raggiunge il proprio massimo per i professori ordinari (58,2 anni). In Italia la quota con meno di 40 anni è pari al 15,1%, contro il 19,7% della Spagna, il 30,5% della Francia e il 52,1% della Germania. In tema di genere, il 41,3% del personale docente è femminile (41,6% negli atenei statali e 39,7% nei non statali), ma va ricordato che tra i Rettori in carica nel 2022 la quota di donne cade al 12,1% (era il 7,5% nel 2012)”.

In miglioramento le prestazioni degli studenti
Per quanto riguarda invece lo spaccato degli studenti, “nel 2022, l’82,2% degli iscritti frequenta un’università statale (era il 91,8% dieci anni prima), l’11,5% una telematica (2,5%) e il residuo 6,3% una libera università (5,7%). In generale, il 77,2% degli iscritti risulta regolare o in corso, in evidente miglioramento dal 66,6% del 2012. la popolazione universitaria degli atenei tradizionali si è ringiovanita nell’ultimo decennio: la porzione di quella con età fino a 23 anni è cresciuta dal 61,9% del 2011/12 al 66, 4% del 2021/22. Anche il voto medio di laurea è migliorato: da 102,7/110 nel 2012 a 104/110 nel 2022”.

Farmacia: le valutazioni dei neolaureati. I dati su aule e attrezzature
Per quanto riguarda il comparto, per avere uno spaccato, i dati di riferimento sono quelli di Almalaurea: secondo il XXV Rapporto 2023 sul Profilo dei laureati - il cui anno di indagine è il 2022 -, in relazione alla classe di laurea Farmacia e Farmacia industriale (LM-13, 14/S), emerge un lieve calo nel numero di laureati, a conferma di un trend che ha caratterizzato gli ultimi anni: nel 2022 i laureati ammontano a 4.212, nel 2021 i a 4694, nel 2020 erano 4.467 unità, mentre nel 2019 sono stati 4.755 e nel 2017 5.082. Andando nel dettaglio del profilo dei laureati, l'età media alla laurea è, nel 2022, di 26,6 anni, restando abbastanza stabile. La durata degli studi è di 7 anni e il voto medio pari a 102,1 (più alto tra le donne: 102,6 contro il 100,6 degli uomini). Risulta ancora in aumento la presenza femminile: è donna il 76% del totale dei laureati.
Nel complesso, a ogni modo, c’è soddisfazione verso il corso di laurea: ad aver risposto “decisamente sì” e “più sì che no” sono rispettivamente il 45,1% e il 47,6% del campione. In merito alle strutture, le aule sono state considerate adeguate “sempre o quasi sempre” (27%) e “spesso” (53,1%); esperienza negativa per il 19,8% dei fruitori. Ad aver utilizzato le postazioni informatiche è il 60,5% dei rispondenti – da notare che per il 43,1% dei fruitori sono comunque in numero inadeguato -, ma il 12,1% dichiara di non averle potute utilizzare in quanto non presenti. Quanto alle attrezzature per le attività didattiche (laboratori, attività pratiche) – utilizzate dalla quasi totalità del campione -, sono valutate “sempre o quasi sempre adeguate” dal 33,1% dei fruitori, e “spesso adeguate” dal 50%; valutazione “decisamente positiva” e “abbastanza positiva” – rispettivamente il 39% e il 55,5% dei fruitori – anche per i servizi di biblioteca. Per il 63,1% dei fruitori (78,8%) gli spazi dedicati allo studio individuale sono adeguati – anche se il 5% del campione dichiara che non sono presenti.

TAG: UNIVERSITà, FACOLTà DI FARMACIA, EUROPA

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