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Menopausa

17 Ottobre 2024

Osteoporosi, Siomms: la Moc non basta, fattori predisponenti da analizzare

Secondo la Siomms, Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro per avere una diagnosi di osteoporosi o per monitorare il rischio di frattura oltre alla Moc vanno analizzati i fattori che predispongono alla fragilità. Ecco le raccomandazioni

di Redazione Farmacista33


Osteoporosi, Siomms: la Moc non basta, fattori predisponenti da analizzare

Sottoporsi a mineralometria ossea computerizzata (MOC) non basta per avere una diagnosi di osteoporosi o per monitorare il rischio di frattura in quanto vanno analizzati gli elementi predisponenti come la qualità dell’osso, un’eccessiva magrezza, l’uso di cortisone, gli stili di vita e intercettare i fattori di rischio. Lo spiega la Siomms, Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro, nell’ambito di un’iniziativa promossa da Theramex con l’obiettivo di informare tramite la community “Sisthers” presente sui social Facebook e Instagram, le donne e tramite il sito web “TheramexMed” i professionisti della salute femminile.

Prestare attenzioni alle condizioni che rendono fragili

“L’osteoporosi è una malattia sottodiagnosticata e sottostimata, non solo perché si eseguono poche MOC, ma soprattutto perché si pone poca attenzione alle condizioni fragilizzanti. Dobbiamo superare il paradigma che individua nella densità ossea il solo parametro in grado di restituirci la capacità dell’osso di resistere alla frattura: la bassa densità, infatti, non spiega tutto l’evento fratturativo” spiega Fabio Vescini, segretario generale della SIOMMMS  (Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro) e direttore della struttura operativa complessa di endocrinologia dell’Azienda ospedaliera universitaria di Udine  “Sebbene sia comunque importante fare una MOC, secondo le linee guida, vi sono altri fattori da prendere in considerazione, come la qualità e l’elasticità dell’osso, nonché la familiarità per le fratture, l’età, la presenza di comorbilità, l’assunzione di cortisone protratta nel tempo, uno stile di vita poco sano o l’eccessiva magrezza. La valutazione non si esaurisce alla densitometria, né alla diagnosi densitometrica di osteoporosi; lo specialista competente deve domandarsi se quel valore di densità minerale ossea, dato il profilo personale della paziente, genererà un rischio aumentato in virtù delle condizioni fragilizzanti presenti”.

Osteoporosi, patologia cronica e in aumento

L’osteoporosi è una malattia cronica che indebolisce la densità e la qualità del tessuto osseo – soprattutto di polso, anca e colonna vertebrale – con un conseguente aumento del rischio di fratture, motivo per cui quello che potrebbe apparire come un processo di invecchiamento è ad oggi un problema di salute globale: le fratture, infatti, aumentano i tassi di mortalità e disabilità, riducono le aspettative di vita e costituiscono un costo sociale. L’International Osteoporosis Foundation stima che in Italia i costi associati alle fratture da fragilità aumenteranno sino a 11,9 miliardi entro il 2030.

Nel nostro paese l’osteoporosi colpisce circa 5.000.000 di persone, di cui l’80% è costituito da donne in post menopausa. Secondo i dati ISTAT 2022, il 7,9% della popolazione italiana – il 13,2% delle donne e il 2,3% degli uomini – ha dichiarato di essere affetto da osteoporosi, con prevalenza che aumenta progressivamente con l’avanzare dell’età.

La principale complicanza dell’osteoporosi è, appunto, rappresentata dalle fratture, che possono interessare tutti i segmenti scheletrici. Nel 2019 l’International Osteoporosis Foundation (IOF) ha stimato che nel nostro Paese si sono verificate 568.000 nuove fratture da fragilità e che il 71% delle donne ad alto rischio non ha ricevuto cure; inoltre, il progressivo invecchiamento della popolazione globale fa prevedere un aumento delle fratture del 23,4% entro il 2034 e una crescita del numero di pazienti affetti da osteoporosi sino a 33,9 milioni nel 2025. 

Le raccomandazioni della Siomms

Analizzare tutti i fattori di rischio

Non tutte le osteoporosi portano a frattura: pur in presenza dello stesso grado di osteoporosi, infatti, solo un uomo su cinque e solo una donna su tre si fratturerà. È, dunque, importante sottoporsi all’analisi del rischio e prendere in considerazione con lo specialista di riferimento tutti i fattori, come ad esempio la familiarità a fratture, l’età, la presenza di comorbidità, l’abuso di fumo e alcool.

Anticipare i tempi

In presenza di importanti fattori di rischio, è bene non aspettare l’evento fratturativo e sottoporsi a MOC (mineralometria ossea computerizzata) e analisi del rischio anche prima dei 65 anni, soglia individuata dalle linee guida per eseguire la MOC nella popolazione generale, a basso rischio: le terapie farmacologiche oggi disponibili, infatti, sono altamente efficaci anche in ottica di prevenzione, in quanto capaci di aumentare la densità minerale ossea.

Adottare uno stile di vita sano

Indipendentemente dalla presenza di condizioni fragilizzanti – e ancor più in concomitanza di queste –, si consiglia di adottare uno stile di vita sano, che comporti un’alimentazione varia e bilanciata, la pratica regolare di esercizio fisico e buone abitudini per gestire e ridurre lo stress. 

Affidarsi alle terapie farmacologiche

Dopo aver considerato tutte le condizioni fragilizzanti e individuata, prima dell’evento fratturativo, una paziente ad alto rischio, è necessario ricorrere alle terapie farmacologiche, in grado di ridurre significativamente la possibilità di frattura. Queste terapie devono, infatti, essere integrate ad una corretta alimentazione e all’assunzione di integratori e di vitamina D, che comunque svolgono un’importante azione.

In menopausa, in assenza di controindicazioni, ricorrere alle terapie ormonali

La mancanza di estrogeni nell’organismo che si verifica con l’arrivo della menopausa, può avere un impatto duraturo sulla salute della donna, determinando l’aumento del rischio di sviluppare alcune malattie, tra cui l’osteoporosi. In assenza di controindicazioni, le terapie ormonali possono offrire significativi benefici e ridurre considerevolmente il rischio di frattura. La somministrazione di estrogeni, soli o in combinazione con progestinici, o di tibolone è, infatti, in grado di aumentare la massa ossea.

TAG: MENOPAUSA, OSTEOPOROSI, DEMINERALIZZAZIONE PATOLOGICA DELLE OSSA, DENSITà OSSEA

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