Farmaci generici
15 Novembre 2024Durante un simposio di FarmacistaPiù 2024, dal titolo “La proposizione del farmaco equivalente in farmacia” realizzato da Edra con il supporto non condizionante di EG STADA, si è parlato di farmaci equivalenti e della posizione del farmacista per superare le barriere psicologiche ed emotive

I farmaci equivalenti rappresentano una risorsa per il sistema sanitario ma, pur offrendo la stessa qualità, sicurezza ed efficacia dei farmaci di marca, sono ancora troppo poco utilizzati, in gran parte a causa di pregiudizi e mancanza di consapevolezza tra i pazienti. In questo contesto, i farmacisti rivestono una posizione cruciale per superare le barriere psicologiche ed emotive legate all'uso dei farmaci equivalenti e per promuoverne l'adozione in modo consapevole. Ma anche loro stessi devono sciogliere alcune resistenze che nonostante tutto ancora esistono. Se n’è parlato durante un simposio di FarmacistaPiù 2024, dal titolo “La proposizione del farmaco equivalente in farmacia” realizzato da Edra con il supporto non condizionante di EG STADA.
Il dibattito è stato aperto da Tiziana Nicoletti Responsabile Coordinamento Nazionale delle Associazioni dei Malati Cronici e Rari (CnAMC), Cittadinanzattiva che ha sottolineato come l'aumento delle cronicità nel nostro paese richieda un approccio multidisciplinare e multiprofessionale, che includa necessariamente anche una gestione attenta dei farmaci. “I pazienti cronici spesso assumono più farmaci quotidianamente e che è fondamentale promuovere la consapevolezza sull'adesione terapeutica, poiché questa migliora la qualità di vita”.
In questo contesto, i farmaci equivalenti possono rappresentare un'opzione più economica, specialmente in zone del paese dove le condizioni economiche sono spesso più svantaggiate. Tuttavia, ha osservato che nonostante il loro costo inferiore, i farmaci equivalenti sono poco utilizzati a causa della mancanza di fiducia da parte dei cittadini, che spesso non comprendono appieno che "il farmaco equivalente ha la stessa qualità, sicurezza ed efficacia del farmaco di marca". Questa diffidenza, secondo la dottoressa, potrebbe derivare anche dall’uso iniziale del termine “generico”, percepito come indicativo di una qualità inferiore.
Nicoletti ha poi ribadito il ruolo cruciale di medici e farmacisti nel comunicare l’affidabilità dei farmaci equivalenti, suggerendo che entrambi dovrebbero dedicare più tempo a spiegare ai pazienti i benefici di questi farmaci, oltre a incoraggiarne l'uso. “Il cittadino si affida a quelli che sono i suggerimenti e i consigli del medico”, ha dichiarato, osservando che “quando i pazienti sono ben informati, possono fare una scelta consapevole. Anche i farmacisti dovrebbero investire nella spiegazione, anziché limitarsi a menzionare l’opzione dell’equivalente, contribuendo così a costruire fiducia e a migliorare la consapevolezza della popolazione”.
"I primi referenti dei pazienti sono medici e farmacisti e sono essenziali per superare il disagio iniziale con il farmaco equivalente, soprattutto per chi convive con una malattia – ha sottolineato Salvatore Butti amministratore delegato di EG STADA. - Il ruolo del farmacista, insieme al medico, è cruciale anche in termini di sostenibilità: senza i farmaci equivalenti, il nostro sistema sanitario avrebbe avuto bisogno di 6,2 miliardi di euro in più, come evidenziato dal rapporto Nomisma. Il farmaco equivalente non solo riduce i costi, ma libera risorse per farmaci innovativi”.
Negli ospedali, ha ribadito Butti “ormai ci si cura con il farmaco equivalente o con il biosimilare. Come azienda Stada, supportiamo la farmacia attraverso iniziative culturali e informative, e con una rete di informatori medici per garantire una comunicazione coerente sia da parte del medico che del farmacista. Abbiamo anche lanciato un ciclo di incontri formativi per i farmacisti, con una coach per migliorare l'interazione con i pazienti”.
“Nel mercato dei farmaci equivalenti - ha concluso Butti - le prime cinque aziende rappresentano il 90% e producono farmaci di alta qualità per il mercato globale. L'idea che solo in Italia questi prodotti abbiano una qualità inferiore è un luogo comune da sfatare. I farmaci equivalenti sono fondamentali per la sostenibilità del nostro sistema sanitario e per ridurre i costi a carico dei pazienti, soprattutto in un momento in cui alcune aziende originator stanno ritirando molecole importanti. Senza i farmaci equivalenti, ci troveremmo a dover cercare soluzioni alternative, spesso più costose, per garantire la continuità delle cure”.
Tania Cariani, trainer e coach che ha condotto i corsi rivolti ai farmacisti ha posto l’accento sulla necessità di rinnovare la comunicazione dei farmacisti riguardo ai farmaci equivalenti, affrontando non solo le barriere linguistiche ma anche quelle emotive. Cariani parla di "sostenibilità emotiva", elemento centrale nel progetto iniziato nel 2022 con i giovani farmacisti: "Quello che noi ci dimentichiamo spesso è pensare alla sostenibilità emotiva di tutto quello che facciamo. E quindi qui viene fuori perché sono stata così invitata e molto piacevolmente ho accolto la sfida di andare a vedere cosa accade alla comunicazione riguardo ai farmaci equivalenti e come poterla modificare, partendo proprio da tutto il mondo di credenze e di abitudini che sta dietro questo tipo di farmaci."
Secondo Cariani, l’uso del termine "generico" ha ostacolato la corretta percezione dei farmaci equivalenti, suscitando idee di scarsa qualità legate al risparmio economico. "La questione economica in realtà si è rivelata un boomerang. Il risparmio messo insieme alla parola generico ha creato un’idea della cosa “fatta in cantina”. E questo è molto difficile da cancellare”.
Il percorso con i farmacisti ha evidenziato come le parole e gli automatismi possano pesare negativamente: "La domanda è ancora: 'Vuole il generico o quello di marca?' Questa domanda va cancellata totalmente. La prima domanda è: se le persone si fidano di te farmacista allora anche per suggerimenti su trattamenti che non necessitano di ricetta, perché mai non dovrebbero fidarsi di te quando vai a spiegare qualcosa che fa parte della tua professione, che è descrivere un farmaco?"
Per lei, questo "reset" comunicativo richiede uno sforzo emotivo che i farmacisti devono affrontare per primeggiare nella consulenza sui farmaci equivalenti. Inoltre, suggerisce un approccio diversificato per soddisfare i bisogni emotivi di diverse categorie di pazienti: "Diventa quindi un gioco, alla fine, scoprire i bisogni delle tre macro categorie: il paziente anziano, il paziente adulto e il caregiver, quest’ultimo spesso un attore fondamentale”.
Alla fine del percorso, Cariani ha osservato con soddisfazione il cambiamento nei farmacisti, molti dei quali dimostrano entusiasmo e orgoglio rinnovato per la professione: "Vedo tanti volti che, da inizialmente severi, si sciolgono e si inorgogliscono, e questo è importante. La volontà di fare questo cambiamento è molto forte: una fatica emotiva iniziale, ma compensata dalla soddisfazione di fare qualcosa per sé, per i pazienti e per la comunità”.
"Ogni giorno entrano nelle nostre farmacie e lo fa accogliendole ascoltandone i bisogni, molto spesso orientandole" ha detto Roberto Tobia, segretario nazionale di Federfarma per sottolineare il ruolo fondamentale delle farmacie come presidi sociosanitari nel territorio. “L'orientamento sia un aspetto cruciale, specialmente quando si tratta di farmaci equivalenti, e la farmacia rappresenta un luogo di salute, un centro di diffusione di formazione e di informazione per i cittadini”.
Ma per Tobia il nodo non è solo un “fatto culturale, la questione – ha detto - va oltre l'aspetto culturale. Spesso, in presenza di una prescrizione medica, si trova oltre al principio attivo, il nome del brand e la scritta 'non sostituibile'," il che crea difficoltà per i farmacisti nel proporre il farmaco equivalente. Questo è un problema che non riguarda solo un aspetto culturale, ma un'assenza di consapevolezza da parte dei prescrittori e la difficoltà dei farmacisti a comunicare in modo persuasivo con i pazienti, specialmente quando questi si fidano ciecamente della prescrizione medica”.
Tobia ha ricordato che, per legge, "il farmacista è tenuto a comunicare al paziente l’eventuale presenza in commercio di un farmaco equivalente laddove sulla ricetta non risulti apposto dal medico l'indicazione alla non sostituibilità”. Tuttavia, ha anche evidenziato che l'Italia è “fortemente indietro rispetto al livello europeo" in termini di cultura del farmaco equivalente, in particolare nel Sud del Paese, dove esistono differenze significative nella conoscenza e nell'approccio ai farmaci equivalenti. Ha concluso parlando di un fenomeno di "sudditanza nei confronti della prescrizione medica che rende difficile smontare la convinzione dei pazienti che, se il medico prescrive un farmaco, non si possa fare altrimenti”.
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