Ricerca
07 Marzo 2025L’IRCCS Istituto Auxologico Italiano e l’Università degli Studi di Milano hanno collaborato a un lavoro che ha scoperto come due biomarcatori nel sangue specifici per la Malattia di Alzheimer sono presenti anche nella Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA)

Uno studio pubblicato su Nature Communications ha identificato due biomarcatori nel sangue, tradizionalmente associati alla Malattia di Alzheimer (p-tau 181 e p-tau-217), che risultano significativamente elevati anche nei pazienti affetti da Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA). Secondo i ricercatori, tra cui anche esperti dell'IRCCS Istituto Auxologico Italiano e del "Centro Dino Ferrari" dell'Università degli Studi di Milano ritengono che la scoperta potrebbe rivoluzionare la diagnosi delle malattie neurodegenerative.
La ricerca, condotta in collaborazione con diversi Centri in Germania, evidenzia l’esistenza di meccanismi patogenetici comuni tra diverse patologie neurodegenerative, suggerendo che la neurodegenerazione possa essere un processo condiviso tra più malattie. I risultati di questa ricerca potrebbero aprire nuove vie per il miglioramento delle diagnosi e dei trattamenti per malattie come la SLA, un campo in cui la scoperta di biomarcatori efficaci è particolarmente complessa.
“Lo studio - commenta Antonia Ratti, genetista - rappresenta l’espressione di un’ampia collaborazione che perdura da anni con diverse istituzioni tedesche e sottolinea la necessità e la importanza di collezionare biomarcatori nella patologia neurodegenerativa in Istituto con sviluppo delle più avanzate tecnologie per la possibilità di acquisire inattese nuove informazioni. Lo sforzo ad acquisire una moderna tecnologia è così premiato”.
“La scoperta ancor più rilevante del lavoro”, continua Vincenzo Silani, neurologo “risiede nella identificazione dell’origine dei due biomarcatori rilevati nel sangue potenzialmente dal muscolo scheletrico dei pazienti affetti da SLA. Lo studio del muscolo diviene critico in futuro per la SLA ma anche per la Malattia di Alzheimer”.
“Le p-tau diventano inaspettatamente”, riferisce Nicola Ticozzi, neurologo, “biomarcatori non solo della Malattia di Alzheimer ma anche della SLA: una scoperta densa di apparenti contraddizioni ma anche di nuove prospettive con impatto sulla diagnosi di patologie con cui regolarmente ci cimentiamo in Istituto”.
“La lunga collaborazione iniziata molti anni or sono con istituzioni tedesche”, conclude Federico Verde, neurologo, “trova in questo lavoro collaborativo espressione elevatissima: lo sforzo negli anni e lo sviluppo di tecnologie atte a rilevare biomarcatori di neurodegenerazione in Laboratorio ha posto le basi per questa scoperta che rende la neurodegenerazione processo condiviso tra diverse malattie con meccanismi comuni che vedono però prevalere apparentemente una singola espressione clinica”.
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