Fumo
29 Maggio 2025L'Iss pubblica i nuovi dati sul fumo in vista del No Tobacco day che si celebra il 31 maggio I nuovi prodotti che in questi anni hanno affiancato le sigarette tradizionali stanno facendo aumentare i consumatori tra i più giovani

La diffusione dei nuovi prodotti (prodotti a tabacco riscaldato, svapo e sigarette elettroniche) che hanno in questi anni affiancato le sigarette tradizionali, ha portato un aumento del consumo tra i giovanissimi: quasi il 40% degli studenti delle superiori “svapa” e il policonsumo è quasi raddoppiato rispetto al 2022, passando dal 38,7% al 62,4% tra i giovani di 14-17 anni. Di fatto è stato annullato il trend in discesa che si vedeva nei fumatori adulti. Lo sottolinea l’Istituto superiore di sanità a commento dei dati diffusi in occasione del No Tobacco Day che si celebra il 31 maggio
Secondo il Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità tra gli studenti italiani tra gli 11 e i 13 anni fumano o svapano il 7,5% (oltre 240.000 ragazzi/ragazze), percentuale che sale al 37,4% tra gli studenti di 14-17 anni (circa 865.000 ragazzi e ragazze). Usano prodotto tra sigarette tradizionali, prodotti a tabacco riscaldato e sigarette elettroniche prevalentemente i ragazzi rispetto alle ragazze tra gli studenti delle scuole medie, mentre nelle scuole superiori sono state le ragazze a consumare di più rispetto ai ragazzi.
Quasi raddoppiato in entrambe le fasce di età il fenomeno del policonsumo, ovvero dell’utilizzo combinato di più prodotti: se nel 2022 era pari al 26,0% tra gli 11-13enni e al 38,7% tra i 14-17enni, nel 2025 questa percentuale è pari al 45,5% tra gli studenti delle scuole medie e al 70,7% tra gli studenti delle scuole superiori.
Tra i prodotti sperimentati dagli studenti italiani emergono anche le bustine contenenti nicotina: dichiarano di averle provate l’8,2% degli studenti tra i 14 e i 17 anni, e questo dato è in forte aumento rispetto a quanto registrato nel 2024 (3,8%).
Tra gli studenti che hanno utilizzato un prodotto contenente tabacco o nicotina nel mese antecedente la rilevazione, preoccupante è il dato relativo a coloro che lo hanno fatto per più di 20 giorni: tra gli studenti 11-13enni il 9,0% ha consumato la sigaretta tradizionale, il 9,7% un prodotto a tabacco riscaldato, il 16,0% la sigaretta elettronica. Queste percentuali aumentano sensibilmente nei ragazzi più grandi (40,5% per la sigaretta tradizionale, 34,8% per il tabacco riscaldato, 35,9% per la sigaretta elettronica), denotando un comportamento di consumo abituale. Il consumo di tabacco o nicotina si concentra nei fine settimana o nei giorni di festa in entrambe le fasce di età e per tutti i prodotti indagati.
Le indagini rivelano che i giovanissimi tra gli 11 e i 13 anni accedono principalmente a sigarette tradizionali, dispositivi a tabacco riscaldato e sigarette elettroniche tramite amici che glieli offrono o acquistano per loro, mentre i ragazzi più grandi spesso li comprano direttamente nei bar o tabaccherie. Nonostante il divieto di vendita ai minori, molti studenti riferiscono di non aver incontrato ostacoli nell’acquisto: in particolare, la sigaretta elettronica risulta il prodotto più facilmente ottenibile, con oltre il 60% degli 11-13enni e quasi il 60% dei 14-17enni che dichiarano di non aver ricevuto un rifiuto da parte del rivenditore.
Circa un ragazzo su cinque tra gli 11 e i 13 anni dichiara che i propri genitori sono a conoscenza del fatto che fumi/svapi: questa percentuale sale a quasi uno studente su due tra i ragazzi di 14-17 anni. La scuola rimane ancora un ambiente in cui i ragazzi vedono altri studenti/professori o altro personale della scuola fumare o svapare e questo è molto più frequente soprattutto tra i ragazzi delle scuole superiori (80% dichiara di aver visto tutti i giorni/quasi tutti i giorni fumare/svapare). “I risultati delle ricerche che abbiamo realizzato ci danno la misura della precocità dei comportamenti di sperimentazione da parte dei preadolescenti e della criticità del passaggio tra la scuola media e la scuola superiore, a conferma dell'importanza degli interventi di prevenzione destinati a queste fasce d'età” sottolinea Simona Pichini, che dirige il Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Iss
Negli adulti italiani tra i 18 e i 69 anni, i consumi di tabacco tradizionale restano stabili: circa un quarto della popolazione è fumatore abituale (24%), mentre la maggioranza ha smesso (17%) o non ha mai fumato (59%). Tuttavia, accanto alla lenta riduzione del fumo di sigarette tradizionali, si osserva una crescita significativa nell’uso di sigarette elettroniche e dispositivi a tabacco riscaldato, che riguarda sia i fumatori, diventati così utilizzatori multipli, sia chi non ha mai fumato o aveva smesso. Questo espone nuove fasce di popolazione ai rischi legati all’inalazione di sostanze nocive e alla dipendenza da nicotina. Nel biennio 2023-2024, il 19% degli adulti ha riferito un uso esclusivo di sigarette tradizionali, il 5% un uso combinato di sigarette e dispositivi elettronici, e un ulteriore 4% ha dichiarato di utilizzare solo e-cig o HTP, pur senza un passato da fumatore.
Dal 2014, anno in cui sono stati introdotti in Italia i nuovi dispositivi elettronici per il consumo di nicotina, si osserva una riduzione costante dei fumatori esclusivi di sigarette tradizionali, passati dal 25% al 18%, accompagnata da un progressivo aumento sia del poliuso (uso combinato di più prodotti del tabacco), salito dall’1,5% al 4,8%, sia dell’uso esclusivo di dispositivi elettronici, cresciuto dallo 0,4% al 4%. Questo cambiamento ha avuto un impatto significativo soprattutto tra i giovani adulti e ha contribuito a interrompere il trend di calo dei fumatori registrato negli ultimi decenni, mantenendo costante la quota complessiva di persone esposte ai danni del fumo o della nicotina.
Il fumo di sigarette tradizionali rimane più diffuso tra gli uomini rispetto alle donne e interessa maggiormente le fasce sociali più fragili, con un’incidenza più elevata tra chi ha bassa istruzione o difficoltà economiche. L’uso della sigaretta elettronica, seppur limitato al 4% della popolazione, è più comune tra i giovani adulti (18-24 anni) e mostra una lieve crescita nel tempo, senza significative differenze di genere o di condizione economica. Anche i dispositivi a tabacco riscaldato, utilizzati oggi dal 4% della popolazione, mostrano una rapida diffusione, in particolare tra i giovani e tra le donne delle generazioni più giovani, con un legame evidente con il livello di istruzione.
“L'introduzione di nuovi prodotti, come le sigarette elettroniche e, più recentemente, i dispositivi a tabacco riscaldato, sembra aver arrestato i trend positivi che si andavano osservando negli ultimi decenni di riduzione della quota di fumatori. Accade così che negli ultimi anni resta stabile la quota complessiva di persone esposte ai rischi per la salute derivanti dal fumo di tabacco o dall'inalazione delle sostanze presenti nelle sigarette elettroniche, così come al rischio di dipendenza da nicotina. Ancor più preoccupante è il fatto che questa situazione coinvolga soprattutto i giovani" spiega Maria Masocco, responsabile scientifico della sorveglianza Passi.
Nel biennio 2023-2024, un terzo dei fumatori dichiara di aver tentato di smettere di fumare nei 12 mesi precedenti l’intervista, restando almeno un giorno senza fumare. Nella stragrande maggioranza dei casi (quasi il 76%) il tentativo fallisce: solo una bassa quota (12%) raggiunge l’obiettivo e riferisce di aver smesso di fumare da più di 6 mesi. Il tentativo di smettere di fumare si riduce all’avanzare dell’età, ma va sottolineato che proprio all’avanzare dell’età va cumulandosi la quota di persone che riesce ad abbandonare questa abitudine (ex fumatori). Tentare di smettere di fumare è più frequente fra le persone con più alto titolo di studio e fra i residenti nelle regioni settentrionali. mentre non vi sono significative differenze fra uomini e donne. Chi riesce in questo tentativo dichiara di averlo fatto per lo più senza alcun ausilio (64%).
Nel nostro Paese, nel biennio 2023-2024, il 95% degli intervistati riferisce che il divieto di fumo sul luogo di lavoro è rispettato “sempre” (84%) o “quasi sempre” (11%). Significative sono le differenze regionali a sfavore delle Regioni meridionali, dove il rispetto del divieto di fumo nei luoghi di lavoro viene riferito da meno persone. Fortunatamente questo gradiente geografico va riducendosi nel tempo grazie all’aumento del rispetto del divieto che investe tutto il Paese (in 17 anni la quota di persone che riferisce un rispetto totale del divieto di fumo nei luoghi di lavoro passa dal 70% del 2008 al 84% del 2024).
L’esposizione al fumo passivo in ambito domestico è ancora una realtà non trascurabile: nel biennio 2023-2024 l’11% degli intervistati dichiara che nella propria abitazione è ammesso fumare; un’abitudine solo poco meno frequente (8%) fra coloro che vivono in case in cui sono presenti minori di 0-14 anni di età . Le Regioni in cui vi sono meno case “libere da fumo” sono prevalentemente Regioni meridionali e quelle con la quota più alta di fumatori dove, generalmente, è anche minore il rispetto del divieto di fumo nei luoghi di lavoro. Anche il numero di case “libere da fumo” continua ad aumentare significativamente nel tempo, come effetto presumibile di un passaggio culturale che, a partire dalla legge sul divieto nei luoghi pubblici conduce, attraverso una maggiore consapevolezza dei danni del fumo passivo, all’astensione dal fumo negli ambienti di vita privati.
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