Cardiologia
29 Settembre 2025Le nuove linee guida Esc-Eas 2025 ridefiniscono la valutazione del rischio cardiovascolare: diventano parametri centrali il colesterolo Ldl, riconosciuto come causa diretta di aterosclerosi, e la lipoproteina(a), identificata come potente modificatore di rischio e raccomandata per una misurazione almeno una volta nella vita

Cambiano i parametri per misurare il livello di colesterolo nel sangue che non sarà non più considerato nella sua forma totale, ma scomposto nelle singole componenti, con un focus particolare sul colesterolo Ldl (“cattivo”) e sulla lipoproteina(a) (Lp(a)), parametri che secondo i cardiologi sono più affidabili per valutare il rischio di eventi cardiovascolari. La novità è stata inserita nelle nuove linee guida per la gestione delle dislipidemie, frutto della collaborazione tra European Society of Cardiology (Esc) e European Atherosclerosis Society (Eas), segnano un cambiamento significativo rispetto alle indicazioni del 2019.
"Già da tempo era sempre maggiore la consapevolezza di dover considerare il colesterolo nelle sue singole componenti e non più come un parametro unico - spiega Gianfranco Sinagra, presidente eletto della Società italiana di cardiologia (Sic) - Ora le indicazioni Esc rendono prassi questa consapevolezza e le nuove carte per misurare il rischio cardiovascolare, Score2 e Score2-OP, non si basano più sul colesterolo totale, ma sul colesterolo Ldl e la lipoproteina(a) come indicatori più accurati del rischio di eventi cardiovascolari. Pertanto, il colesterolo totale perde di fatto ogni rilevanza clinica. Potrà continuare a essere riportato negli esami di laboratorio, ma non ha più alcuna utilità né per stratificare il rischio né per guidare le decisioni terapeutiche. Rimane invece centrale il livello dell’Ldl, riconosciuto come causa diretta di aterosclerosi e quindi principale bersaglio terapeutico”.
Una novità di rilievo riguarda proprio la lipoproteina(a), o Lp(a), spesso definita il colesterolo “super cattivo”.
"Nei pazienti con livelli elevati di Lp(a) è indicata una gestione più intensiva dei fattori di rischio tradizionali", sottolinea Ciro Indolfi, presidente della Federazione italiana di cardiologia che spiega le caratteristiche di questo indicatore, una molecola simile al colesterolo Ldl ma che si distingue per la “presenza di una coda proteica, la apolipotroteina (a), codificata dal gene Lpa, che rende le molecole più aterogene aumentando il rischio di trombi e aterosclerosi”.
"Le indicazioni Esc – aggiunge Indolfi - raccomandano che la Lp(a) venga misurata almeno una volta nella vita in ogni adulto, idealmente in occasione del primo profilo lipidico, l'esame che misura la concentrazione di diversi grassi nel sangue, o, se questo è già stato effettuato, al successivo. Valori superiori a 50 mg/dL (≥105 nmol/L) devono essere considerati un importante modificatore di rischio, capace di spostare un individuo in una categoria di rischio cardiovascolare più elevata. Nei pazienti con livelli elevati di Lp(a) è indicata una gestione più intensiva dei fattori di rischio tradizionali, con particolare attenzione a tenere basso l'Ldl. Sono inoltre in fase avanzata di studio nuovi farmaci specifici in grado di ridurre i livelli di Lp(a) fino al 98%, anche se non sono ancora disponibili per l'uso clinico”.
Pasquale Perrone Filardi, presidente Sic precisa che "le nuove linee guida raccomandano di rapportare i valori soglia di colesterolo Ldl ai livelli di rischio di ciascun paziente; sottolineano anche il valore di ottimizzare lo stile di vita prima di qualsiasi intervento farmacologico. Se un paziente riesce a raggiungere i target di Ldl attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica e altri cambiamenti nel suo stile di vita, questo è l'esito migliore” conclude.
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